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Direttiva anticorruzione, il Parlamento Ue approva: “L’Italia dovrà reintrodurre l’abuso d’ufficio”

Il via libera del Parlamento europeo è arrivato con 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astenuti. Il relatore italiano Antoci (M5s): "Smentita clamorosa al governo italiano"
Direttiva anticorruzione, il Parlamento Ue approva: “L’Italia dovrà reintrodurre l’abuso d’ufficio”
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Approvata la direttiva anticorruzione a Bruxelles, ora l’Italia dovrà adeguarsi e “reintrodurre il reato d’abuso d’ufficio” che il governo Meloni ha smantellato. A dirlo, la stessa presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola: “Se guardo ai voti all’interno del Consiglio Ue, l’Italia ha votato a favore di queste regole. Quindi spero che la direttiva sia applicata”. A lei si è aggiunta la relatrice olandese Raquel Garcia Hermida (Renew) che entrata ancora di più nel merito: “Il mandato è molto chiaro sull’abuso d’ufficio”. E ancora: “L’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie, tra le più gravi, nell’ambito dell’abuso di ufficio”.

Tra i primi a intervenire, il relatore italiano del testo Giuseppe Antoci (M5s): “È una smentita clamorosa al governo italiano e al ministro Nordio. Mentre l’Unione rafforza le norme contro la corruzione, in Italia si è scelto di smantellarle. Oggi è evidente a tutti chi aveva torto e chi aveva ragione”. Poco dopo si è unito anche il leader 5 stelle Giuseppe Conte: “È arrivata un’altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia. In pratica, Meloni e Nordio che avevano cancellato questo reato per privilegiare politici e colletti bianchi che abusavano del proprio potere nei concorsi e nelle gare pubbliche, adesso dovranno reintrodurlo”.

La relatrice: “Il mandato è chiaro”

“Siamo qui in Parlamento, con il nostro mandato, e il nostro mandato è stato molto chiaro in materia di abuso d’ufficio”, ha sostenuto Hermida. “Sono quindi estremamente lieta che l’Italia, pur rimanendo entro i limiti previsti da una direttiva, dovrà affrontare la questione”. A chi le ha fatto notare che Fratelli d’Italia sostiene che quanto descritto nell’articolo 7 sia in qualche modo già contemplato dai reati esistenti nella legislazione italiana e che non si tratti dell’introduzione di un nuovo reato di abuso d’ufficio, l’eurodeputata replica: “Non spetta a me entrare nel merito delle definizioni con il governo italiano ma, se non ritenessero la questione così importante, non si sarebbero opposti con tanta forza. Immagino che questa sia la risposta”, ha concluso. Perché a un certo punto, ha aggiunto Hermida-Van der Walle, “bisogna dimostrare, come Parlamento, che ci preoccupiamo dell’interesse generale, a prescindere dalla posizione politica dei diversi Stati membri, a prescindere dagli interessi politici dei diversi Stati membri o governi”.

Il voto e cosa prevede la direttiva

Il via libera del Parlamento europeo è arrivato con 581 voti a favore, 21 contrari e 42 astenuti. L’atto stabilisce a livello Ue le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue. Presente nella lista un articolo dedicato all’abuso d’ufficio definito “esercizio illecito di funzioni pubbliche” e su cui la direttiva chiede che gli Stati membri adottino le misure necessarie per fare in modo che “costituiscano reato determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico”.

Il nuovo quadro mira a colmare le lacune nell’applicazione delle norme modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni. I Paesi Ue potranno dunque adottare norme più severe e adattarle ai propri sistemi giuridici. La cooperazione tra autorità nazionali e organismi Ue, tra cui l’Olaf, Procura europea, Europol ed Eurojust, sarà rafforzata, insieme allo scambio di informazioni e al coordinamento. Gli Stati membri dovranno inoltre pubblicare ogni anno dati comparabili e leggibili, per migliorare la trasparenza e il processo decisionale basato sull’evidenza. I paesi Ue dovranno infine adottare e aggiornare regolarmente strategie nazionali anticorruzione, coinvolgendo la società civile, nonché effettuare valutazioni dei rischi e garantire sistemi solidi per contrastare i conflitti di interesse e garantire la trasparenza del finanziamento politico e degli standard etici.

Il nuovo quadro mira a colmare le lacune nell’applicazione delle norme modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni. I paesi Ue potranno dunque adottare norme più severe e adattarle ai propri sistemi giuridici. La cooperazione tra autorità nazionali e organismi Ue, tra cui l’Olaf, Procura europea, Europol ed Eurojust, sarà rafforzata, insieme allo scambio di informazioni e al coordinamento. Gli Stati membri dovranno inoltre pubblicare ogni anno dati comparabili e leggibili, per migliorare la trasparenza e il processo decisionale basato sull’evidenza. I paesi Ue dovranno infine adottare e aggiornare regolarmente strategie nazionali anticorruzione, coinvolgendo la società civile, nonché effettuare valutazioni dei rischi e garantire sistemi solidi per contrastare i conflitti di interesse e garantire la trasparenza del finanziamento politico e degli standard etici.

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