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Cronaca

Ultimo aggiornamento: 14:55

“Io, cecchino in Bosnia durante la guerra. L’ho fatto perché detesto i musulmani”: il racconto choc in esclusiva di un cacciatore piemontese. Il video

Il racconto-rivelazione di un ex cacciatore piemontese
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Cecchini del weekend diretti in Bosnia, durante la guerra nei Balcani. Paolo (nome di fantasia), ex cacciatore piemontese, racconta la sua esperienza in una intervista video esclusiva a il Fatto Quotidiano. Nel cuore del conflitto (tra il ’94 e il ’95), secondo la sua ricostruzione, partì più volte per la ex Jugoslavia. Non per osservare, ma per sparare. Descrive il freddo estremo, i viaggi brevi, gli spostamenti, le armi, gli uomini incontrati. Descrive ciò che resta dopo lo sparo: gli amputati, le emorragie, gli incubi che – dice – tornano ancora la notte: “Non è come al poligono”.

Paolo non è soltanto un testimone: è uno dei protagonisti di quella zona grigia fatta di volontari (questo secondo lui è il termine corretto), stranieri, ideologia, guerra e confini attraversati troppo facilmente. Per la prima volta, nel corso di questa inchiesta (qui il racconto sul Fatto quotidiano in edicola del 26 marzo), qualcuno ammette apertamente di essere partito dall’Italia per uccidere e fa emergere che Sarajevo non fosse l’unica destinazione. Le sue parole aprono scenari nuovi, citano rotte mai menzionate fino ad oggi, presenze inattese e dettagli che oggi potrebbero interessare anche agli investigatori.
Il video (presente anche il giornalista Martino Villosio) contiene un estratto della sua testimonianza.

I cecchini del weekend, di Ezio Gavazzeni, è il libro-inchiesta pubblicato da PaperFirst.

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