Dai vertici dei pasdaran alla guida della sicurezza nazionale: chi è Zolghadr, l’uomo scelto dall’Iran per sostituire Larijani
La guida del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale (SNSC) è un ruolo molto delicato nella gerarchia iraniana: lo sanno anche gli israeliani, che la scorsa settimana hanno eliminato Ali Larijani. Al suo posto, il regime sciita ha scelto Mohammad Bagher Zolghadr. A lui si chiede un intervento su più fronti: il conflitto con Stati Uniti e ‘Stato ebraico’e la gestione dell’opposizione interna. Sebbene il cambio di regime non sia scontato partendo dal basso, in Iran i dissidenti nelle scorse settimane hanno pagato un prezzo molto alto per aver detto di essere stufi degli ayatollah. E non si tireranno indietro facilmente, nonostante la repressione.
Zolghadr non è stato scelto a caso: ex comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) e segretario del Consiglio consultivo per il Discernimento dal 2023, rappresenta una prima generazione dei pasdaran, quelle che si sono formate nel 1979 con la Rivoluzione che cacciò lo Scià. Inizialmente, Zolghadr ha fatto parte della rete Mansouroun, un gruppo che ha sfornato figure influenti all’interno del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Dopo la caduta dello Scià, come altri membri di Mansouroun, ha fatto parte di comitati rivoluzionari prima di entrare nelle Guardie.
Zolghadr ha combattuto nella guerra con l’Iraq e questo gli ha permesso di scalare i vertici militari, assumendo per otto anni l’incarico di capo di Stato Maggiore delle Guardie Rivoluzionarie e per altri otto quello di vicecomandante in capo. Il suo ruolo più significativo durante la guerra fu quello di responsabile del “Quartier Generale del Ramadan“, un ruolo che si dimostrerà importante sia dal punto di vista politico che in materia di sicurezza perché si occupava di operazioni esterne, coordinando le attività transfrontaliere con i gruppi curdi e sciiti iracheni contrari a Saddam Hussein e gestendo le operazioni all’interno dell’Iraq. In seguito, l’unità prenderà il nome di Forza Quds, oggi braccio operativo all’estero dell’Irgc.
Sempre nell’ambito della conoscenza delle forze paramilitari iraniane, Zolghadr, dopo aver lasciato nel 2007 il ministero dell’Interno per divergenze con il presidente Mahmud Ahmadinejad, ottenne dalla guida suprema Alì Khamenei la nomina a vicecapo di Stato Maggiore delle forze armate Basij. Proprio in occasione della nomina di Zolghadr, un decreto di Khamenei sottolineò il rafforzamento e l’espansione del raggio d’azione dei Basij, conferendo ancora più importanza all’incarico di Zolghadr.
Secondo Ali Hashem, corrispondente di Al Jazeera, “la nomina di Zolghadr suggerisce che la leadership iraniana stia cercando di aggiungere ulteriori livelli militari all’apparato di sicurezza nazionale. È importante sottolineare che chiunque sieda al tavolo delle trattative dovrà ottenere l’approvazione di Zolghadr prima che qualsiasi cosa possa essere approvata”. Insomma, se sarà pace con gli Stati Uniti – come dichiara da giorni il presidente Trump – o guerra a oltranza a Zolghadr spetterà l’ultima parola. La sua nomina formalmente è da attribuire al presidente Masoud Pezeshkian, ma altre fonti ufficiali sottolineano che questa ha avuto “l’approvazione della stimata Guida della Rivoluzione Islamica”. Si parla di Mojtaba Khamenei, figlio di Alì.
Per l’Occidente, Zolghadr non è affatto uno sconosciuto dato che è inserito da anni nelle liste internazionali di persone sotto sanzioni perché legate al regime. La stessa Unione europea si è occupata di lui, due anni fa, per il suo probabile ruolo all’interno programma nucleare e missilistico iraniano. Zolghadr è il suocero di Kazem Gharibabadi, viceministro degli Esteri iraniano per gli Affari Legali e Internazionali e figura di spicco nei negoziati sul nucleare. Gharibabadi ha ricoperto la carica di ambasciatore dell’Iran in organizzazioni con sede a Vienna, tra cui l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.