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Famiglia nel bosco, La Russa incontra i genitori e frena: “Decisioni giudici non in discussione”. Catherine in lacrime: “Vogliamo tornare insieme”

"Era mia intenzione cercare di stemperare il clima che si è creato attorno a questa vicenda", ha detto il presidente del Senato a Palazzo Giustiniani
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Un incontro di poco più di mezz’ora a Palazzo Giustiniani, sede della presidenza del Senato. Ignazio La Russa, come annunciato pochi giorni prima del referendum, ha avuto oggi un colloquio con Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori dei cosiddetta “Famiglia nel bosco“. “Era mia intenzione cercare di stemperare il clima che si è creato attorno a questa vicenda. Io non ho né titoli né intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell’autorità giudiziaria, né voglio giudicare lo stile di vita di questi genitori”, ha detto il presidente del Senato. Un incontro che arriva in una giornata molto complessa per il governo e per lo stesso La Russa: neppure lui avrebbe potuto immaginare che il terremoto politico provocato dalla sconfitta al referendum, dopo le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, lo avrebbe travolto personalmente con la sua protetta Daniela Santanchè che continua a ignorare la richiesta di dimissioni della premier Giorgia Meloni.

A Palazzo Giustiniani, però, è il momento della Famiglia nel bosco. “Spero possa essere utile invitare tutti, con la mia moral suasion, affinché vengano eliminate le rigidità di tutti in modo da favorire il più possibile il ritorno a una famiglia unita“, dice il presidente del Senato. “Sono molto lieto di aver appreso che da parte vostra non vi è nessuna obiezione a che i bambini possano frequentare la scuola, che la casa possa avere i servizi igienici che sono richiesti, e in sostanza le condizioni necessarie per una convivenza voluta. Sono fermamente convinto – ha concluso – che non c’è maggior felicità per i bambini di quella che stare col proprio papà e con la propria mamma. Ed è quello che io vi auguro”.

Catherine Birmingham all’uscita, con un cestino di vimini sotto il braccio, ha letto, in lacrime, una lettera in inglese: “Siamo qui per essere ascoltati e per poter tornare a essere di nuovo una famiglia“, ha detto con al fianco il marito Nathan. “Abbiamo scelto l’Italia perché aveva gli stessi valori con cui volevamo crescere i nostri bambini e cioè la famiglia, l’amore, lo stare insieme, il vivere e mangiare in maniera naturale e più di tutto un’esistenza piena di amore e pace dove le persone si supportano”, ha aggiunto sottolineando di avere “vissuto in pace e in armonia” e “nel rispetto delle leggi dello Stato e della Costituzione italiana e non abbiamo mai fatto del male ai nostri bambini, non li abbiamo mai privati dei loro bisogni o abbiamo mai fatto danno ai nostri vicini, al nostro Comune e alla terra in cui viviamo”. L’avvocata Danila Solinas, legale dei genitori dei tre bambini ha ringraziato “profondamente le istituzioni quando ascoltano e oggi hanno dato dimostrazione di saperlo fare”.

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