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Epatite A, Regione Lazio in allerta: 120 casi, 50 a Roma. Potrebbero essere legati al focolaio campano

La causa sarebbe partita di cozze contaminate giunta dalla Campania, dove lo scorso gennaio erano stati registrati i primi casi di Epatite A. Istituita una task force, rafforzate le attività di controllo in ristoranti e nei punti vendita, soprattutto in provincia di Latina
Epatite A, Regione Lazio in allerta: 120 casi, 50 a Roma. Potrebbero essere legati al focolaio campano
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Allarme anche nel Lazio per i contagi da Epatite A: sono 50 i pazienti registrati nelle Asl Roma 1 e Roma 2, ma il bollettino conta 120 casi in tutta la regione. La causa – secondo Il Messaggero – sarebbe da ricondurre a una partita di cozze contaminate giunta dalla Campania, dove lo scorso gennaio erano stati registrati i primi casi. La Regione Lazio ha commentato la vicenda, spiegando che “la situazione è monitorata e i casi circoscritti”. La Regione rassicura sui pazienti: le loro condizioni non destano preoccupazioni. I prodotti alimentari individuati sono stati subito ritirati dal mercato e sono iniziati i dovuti accertamenti sanitari. I casi confermerebbero la correlazione al focolaio campano. Dall’inizio dell’anno, infatti, la Campania sta fronteggiando numerosi casi di Epatite A, causati dal consumo di frutti di mare crudi: i pazienti solo negli ultimi giorni arriverebbero a 133 in tutta la regione. Ma tra le cause del contagio – precisa la Simit (Società italiana malattie infettive e tropicali) – potrebbe esserci anche la trasmissione interumana, non solo il consumo dei molluschi di mare, poiché alcuni pazienti riferiscono di non averne mangiati.

Intanto nel Lazio è allerta sanitaria: l’Asl di Latina ha rafforzato le attività di controllo in ristoranti e nei punti vendita, soprattutto nell’area della provincia, la zona più colpita dall’infezione (24 casi registrati al 23 marzo). L’Asl ha istituito una task force sanitaria per monitorare l’insorgenza di nuovi casi e la gestione di quelli già esistenti. Sono stati diffusi vademecum dettagliati sulle misure di prevenzione e contenimento del virus. Gli ospedali si sono attivati per diffondere ai cittadini le norme di igiene personale e sconsigliare il consumo di tali alimenti crudi o poco cotti. In allerta anche i pronto soccorso, dove i medici prestano massima attenzione ai sintomi con cui si manifesta l’infezione.

I sintomi della malattia compaiono dopo un periodo di incubazione che va dalle 2 alle 7 settimane. L’Epatite A si manifesta come un’influenza con nausea, vomito e perdita di appetito che poi evolve in segni più specifici legati al fegato. Successivamente subentra una colorazione giallastra della pelle e della sclera degli occhi, urine scure, feci chiare e dolori addominali. Nei bambini piccoli invece, l’infezione risulta spesso asintomatica. A veicolare il virus, come detto, sono spesso i frutti di mare: cozze, vongole e altri molluschi, specialmente se consumati crudi o poco cotti. Anche prodotti come frutta e verdura consumata cruda o poco cotta potrebbe trasmettere il virus, se contaminata durante la coltivazione.

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