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Il Csm dice no a Emiliano: non potrà fare il consigliere di Decaro. Senza un nuovo incarico dovrà tornare in magistratura

L'organo di autogoverno sbarra la strada alla strategia dell'ex governatore di approdare alla pensione nel ruolo di consulente: l'unica soluzione è una nomina ad assessore
Il Csm dice no a Emiliano: non potrà fare il consigliere di Decaro. Senza un nuovo incarico dovrà tornare in magistratura
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L’exit strategy di Michele Emiliano per ora è fallita. In attesa di un seggio in Parlamento, l’ex governatore pugliese non potrà approdare alla pensione nel comodo ruolo di “consigliere giuridico” del suo successore Antonio Decaro: un incarico creato ad hoc per non doverlo nominare assessore, ma al tempo stesso non costringerlo a tornare al lavoro della sua vita precedente, quello di magistrato, da ormai 22 anni in aspettativa per mandato elettorale (prima da sindaco di Bari e poi in Regione). Dopo due mesi di interlocuzione con Decaro, la Terza Commissione del Consiglio superiore della magistratura ha detto no alla richiesta di collocare Emiliano in aspettativa come consigliere del presidente “dedito ad attività di natura tecnico-giuridica e di supporto”, con uno stipendio di 155mila euro lordi l’anno. Il motivo è tecnico: in base alla legge Severino, l’incarico di consulente giuridico rientra tra quelli che possono essere svolti dai magistrati soltanto con il collocamento fuori ruolo – cioè alle dipendenze di un’altra amministrazione – e non con l’aspettativa. Ma il collocamento fuori ruolo deve rispondere all’interesse dell’amministrazione giudiziaria sotto il profilo dell'”arricchimento professionale” del magistrato: ed è difficile immaginare quale possa essere l'”arricchimento” del magistrato Emiliano nel lavorare con Decaro, visto che il suo obiettivo è proprio quello di non tornare mai più a vestire la toga.

La strada della consulenza giuridica, quindi, ormai è sbarrata: col diniego del Csm, in teoria, dovrebbe quindi partire l’iter per il ricollocamento di Emiliano in magistratura (in un ufficio fuori dalla Puglia e dalla Basilicata, precluse per legge). A luglio di quest’anno, però, l’ex governatore compirà 67 anni, l’età minima per il pensionamento. Per “riempire” i pochi mesi di buco, quindi, potrebbe esserci una soluzione d’emergenza: la nomina ad assessore, incarico svolgibile in aspettativa, nella sua Bari o in un altro comune a guida Pd, in attesa di una candidatura in Parlamento alle politiche del 2027. Non sarebbe una prima volta: tra il 2014 e il 2015, nell’intervallo tra il mandato da sindaco e quello in Regione, pur di non tornare in magistratura Emiliano fece per quasi un anno a titolo gratuito l’assessore alla Legalità di San Severo, comune ad alta densità mafiosa in provincia di Foggia. Di certo, il governatore Decaro ha mostrato chiaramente di non volere il suo ex padrino politico in un ruolo troppo ingombrante: dopo aver messo il veto sulla sua candidatura a consigliere regionale, ha rifiutato pure di farlo entrare in giunta. Ma sull’incarico alternativo è calato il niet del Csm. E il rebus-Emiliano è tornato al punto di partenza.

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