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Comunali in Francia, Parigi respinge la destra ed elegge Emmanuel Grégoire. Le Pen sconfitta a Marsiglia e Lione

Con un’affluenza ancora una volta storicamente bassa (circa il 57% alle urne, superiore soltanto al 2020 con le elezioni in piena pandemia), la tendenza alla crescita dell’estrema destra e dell’estrema sinistra è apparsa, con caratteristiche diverse, in frenata. Ecco i risultati dei ballottaggi
Comunali in Francia, Parigi respinge la destra ed elegge Emmanuel Grégoire. Le Pen sconfitta a Marsiglia e Lione
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Non è bastata la destra tutta unita, dai macroniani fino al Rassemblement National, per frenare l’ascesa del sindaco socialista Emmanuel Grégoire, che ha vinto l’elezione a sindaco di Parigi col 50,52% dei voti, nove punti sopra la sua rivale Rachida Dati, mentre Sophia Chikirou di La France Insoumise si è classificata terza con il 7,96% dei voti. Uno scarto molto ampio, che dimostra come non sia stata una battaglia all’ultimo voto e neppure una vittoria al fotofinish: Parigi, feudo socialista da 25 anni, resterà alla gauche anche dopo Anne Hidalgo. Bocciata l’alleanza della Dati, che per candidarsi al comune della capitale aveva lasciato il governo e il ministero della Cultura, con i macroniani di Pierre-Yves Bournazel, che si era ritirato invitando i suoi elettori a votare per la destra. Opposta la strategia di Grégoire, che nonostante la minaccia di un’avversaria che avrebbe potuto raccogliere anche i voti di Sarah Knafo (estrema destra di Reconquète!), che si è ritirata, non ha accettato le ripetute offerte di alleanza de La France Insoumise. “Parigi – sono state le prime parole del neosindaco Grégoire – ha deciso di rimanere fedele alla sua storia”. “E’ stata la vittoria di una certa idea di Parigi – ha aggiunto – una Parigi virale, progressista, popolare, una Parigi per tutti. Parigi – ha proclamato – non è e mai sarà una città di estrema destra”.

I risultati da Marsiglia a Lione – I risultati definitivi del secondo turno delle amministrative in Francia certificano che le due forze estreme, il Rassemblement National (RN) e La France Insoumise (LFI) non hanno sfondato. Il partito di Marine Le Pen è stato battuto nel sud, territorio tradizionalmente favorevole all’estrema destra, a Tolone e a Nimes. Battute anche le alleanze della sinistra alleata con La France Insoumise, che perdono a Poitiers, Besançon e Limoges. Fra i risultati più importanti già resi noti, l’elezione dell’ex premier e sindaco uscente di Le Havre, Edouard Philippe, che aveva condizionato la propria candidatura all’Eliseo nel 2027 alla riconferma nel suo comune. La destra di Le Pen sconfitta anche a Marsiglia, dove il sindaco di sinistra uscente Benoît Payan è stato rieletto con il 54,34% dei voti battendo con 14 punti di vantaggio il deputato del Rassemblement National (Rn) Franck Allisio, mentre il sindaco ecologista di Lione, Grégory Doucet, è stato rieletto e ha battuto lo sfidante Jean-Michel Aulas, ex presidente della squadra di calcio locale, sostenuto dalla destra e dato a lungo come favorito dai sondaggisti. Doucet, alla testa di un’unione della sinistra che al ballottaggio ha firmato una “fusione tecnica” con LFI, ha ottenuto circa il 54% dei suffragi, contro il 46% di Aulas. Rn vince però a Nizza, dove Eric Ciotti, (UDR-RN), è stato eletto ed ha battuto il sindaco uscente, il centrista Christian Estrosi.

Estrema destra ed estrema sinistra frenano – Con un’affluenza ancora una volta storicamente bassa (circa il 57% alle urne, superiore soltanto al 2020 con le elezioni in piena pandemia), la tendenza alla crescita dell’estrema destra e dell’estrema sinistra è apparsa, con caratteristiche diverse, in frenata. Il RN ha vinto in “decine di comuni” in questo ballottaggio, ha proclamato Marine Le Pen, rallegrandosi per una “vittoria immensa” del suo partito che ha ormai “migliaia di consiglieri municipali”. Ha perso però, sonoramente, in quella che poteva diventare la prima grande città ad essere governata dall’estrema destra, Marsiglia e in città dove tradizionalmente è forte, come Tolone e Nimes, sempre nel sud e nelle regioni preferite.

Il numero 2 de La France Insoumise, Manuel Bompard, ha anche lui esultato per lo “sfondamento” del suo partito che “si conferma si amplifica e si rafforza”. Nonostante la sconfitta sonora a Limoges e in quasi tutte le città in cui i socialisti si sono alleati con LFI: una scelta che non soltanto si è rivelata perdente per la sinistra socialista, ecologista e comunista. Ma che ha visto vincere la strategia opposta, quella di respingere da parte socialista le offerte di LFI: così è stato a Parigi e a Marsiglia, dove Grégoire e Payan hanno vinto dopo aver – nonostante i dubbi di molti – respinto l’ipotesi di allearsi con il partito di Mélenchon. Fra gli esempi più clamorosi di questa tendenza, la sconfitta epocale della sinistra (unita con LFI) in una città come Clermont-Ferrand, governata dalla gauche da ben 80 anni, ad opera della destra Républicains. I socialisti alleati con LFI, hanno perso anche un altro feudo finora inviolabile, Tulle, dove da anni è eletto l’ex presidente ed ex segretario socialista, François Hollande.

Importante, all’orizzonte delle presidenziali 2027, la conferma di Edouard Philippe sulla poltrona di sindaco di Le Havre: la rielezione nel porto della Normandia era stata considerata dall’ex premier una condizione per lui indispensabile per candidarsi all’Eliseo. E la sua sorte era scrutata con grande attenzione dagli analisti dal momento che i sondaggi che hanno messo le ali alle ambizioni delle estreme, vedono in lui il miglior potenziale avversario di Marine Le Pen (o Jordan Bardella se la leader del RN avrà impedimenti giudiziari) e di Jean-Luc Mélenchon.

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