Cosa prevede lo “sforzo” dell’Italia per far passare le navi da Hormuz? Per ora solo “solidarietà agli Usa e isolamento dell’Iran all’Onu”
Nessun coinvolgimento militare. Si vuole solo “assicurare il passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz“. Come? Con negoziati politici, fornendo ancora maggiore solidarietà agli americani che, intanto, continuano a spostare i Marines in Medio Oriente. E poi con l’isolamento degli iraniani all’Onu e un maggior coordinamento con i Paesi arabi. In questo consiste, riferiscono a Ilfattoquotidiano.it fonti di governo, lo sforzo promesso dall’Italia per favorire il passaggio dei mercantili dalle acque al largo delle coste iraniane, con Teheran che minaccia di colpirle se decideranno di transitare senza permesso.
Quanto questa iniziativa possa portare a risultati concreti è tutto da vedere. Basterà schierarsi politicamente al fianco degli Stati Uniti e tentare di isolare Teheran per convincere quest’ultima ad allentare la stretta sui flussi commerciali? O si otterrà l’effetto contrario? Di fatto, si tratta di una strategia che assomiglia più alla conferma di una posizione attendista che, fino a oggi, ha portato a una sostanziale inazione. Non soddisfa gli interventisti come Trump che anche nelle ultime ore ha definito i membri della Nato che si sono rifiutati di offrire supporto militare “dei codardi“. E nemmeno i sostenitori del rispetto del diritto internazionale che, invece, accusano le cancellerie europee, e non solo, di non avere nemmeno il coraggio di condannare un’aggressione deliberata, e non supportata da rischi evidenti, di Usa e Israele contro uno Stato sovrano.
È forse da ricercare in questo equilibrismo il motivo delle spiegazioni fumose fornite dagli esponenti del governo quando gli è stato chiesto conto della posizione italiana. L’esecutivo ha deciso di firmare, insieme a Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone, un documento in cui si dichiara “pronto a contribuire agli sforzi per garantire un transito sicuro attraverso lo Stretto” ed elogia tutte “le nazioni disposte a impegnarsi nella pianificazione preparatoria” di un’iniziativa. Ma alle richieste di chiarimento gli esponenti del governo non hanno saputo fornire informazioni più precise. “Nessuno pensa a una missione dell’Italia per forzare il blocco dello Stretto – ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, all’uscita dall’ultimo Consiglio europeo – Quello sui cui ci interroghiamo, quando ci dovrebbero essere le condizioni e ragionevolmente in una fase post-conflitto, è come possiamo offrire un contributo, d’accordo con le parti, per difendere la libertà di navigazione”. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha voluto chiarire: “Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso a Hormuz senza una tregua e senza un’iniziativa multilaterale estesa. Siamo consapevoli però dell’importanza per tutti di lavorare per la riapertura in sicurezza di Hormuz e riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite a offrire la cornice giuridica per un’iniziativa pacifica e multilaterale per raggiungere questo obiettivo”. Infine il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: “È un documento politico, non un documento militare, per lavorare insieme, per cercare di creare le condizioni per garantire la libertà di circolazione marittima, per lavorare insieme parlando con le varie parti, dando messaggi politici”.
È proprio questo, alla fine, il punto di caduta: messaggi politici, senza alcuna vera azione diplomatica. Niente di più e niente di meno di ciò che è stato fatto fino a oggi e che, però, non ha contribuito a convincere l’Iran ad allentare la pressione sullo Stretto di Hormuz.