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Gli editori: “Contratto di lavoro dei giornalisti ancorato a modelli non più esistenti”

Secondo la Fieg il sindacato "non ha voluto affrontare né il tema della complessiva modernizzazione del contratto né l’introduzione di regole più flessibili per favorire l’assunzione di giovani". Fnsi: "Definisce privilegi quelli che sono invece diritti"
Gli editori: “Contratto di lavoro dei giornalisti ancorato a modelli non più esistenti”
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“Gli editori della Fieg rilevano che siamo in presenza di un contratto nazionale di lavoro ancorato a modelli di business non più esistenti e che garantisce dei privilegi ormai non più sostenibili, quali ad esempio il pagamento delle ex festività abolite 50 anni fa o gli automatismi retributivi in percentuale che, peraltro, hanno ampiamente tenuto indenni i giornalisti dagli effetti dell’inflazione”. Lo scrive la Federazione italiana degli editori commentando i due giorni di sciopero annunciati dalla Fnsi per il 27 marzo e il 16 aprile in relazione alle trattative per il rinnovo contrattuale.

“Questa è la ragione per cui il sindacato non ha voluto affrontare né il tema della complessiva modernizzazione del contratto (che sarebbe invero essenziale come strumento di competitività) né l’introduzione di regole più flessibili per favorire l’assunzione di giovani, preferendo invece limitarsi a richieste esclusivamente economiche. E anche sul tema dei collaboratori la Fieg ha costantemente espresso la propria volontà, anche nelle sedi istituzionali preposte, di migliorare le regole e i compensi vigenti”. “Ricordiamo che proprio a tutela dell’occupazione e al fine di evitare i licenziamenti si è fatto ricorso al prepensionamento e ciò è sempre avvenuto con il consenso del sindacato che ha sottoscritto tutti gli stati crisi. Nonostante l’assenza di disponibilità da parte sindacale a innovare in alcun modo le norme contrattuali, gli editori hanno più volte formulato – a contratto invariato e non “smontato” – un’offerta economica che è superiore a quella dell’ultimo rinnovo e adeguata alle condizioni del settore e ribadiscono che continueranno a fare la propria parte, investendo sui prodotti e sulla valorizzazione della professionalità”.

Il sindacato unitario dei giornalisti ha spiegato che in questi 10 anni il potere di acquisto degli stipendi dei giornalisti è stato eroso dall’inflazione. Gli editori in questa situazione hanno proposto un aumento irrisorio e chiesto di tagliare ulteriormente il salario dei neo assunti, aggravando la divisione generazionale nelle redazioni. E ora commenta: “La Fieg ha gettato il velo: definisce privilegi quelli che secondo tutti i giornalisti italiani sono invece diritti e tutele di un lavoro strettamente connesso alla vita democratica di questo Paese. È paradossale che la Fieg parli di modello di business non più esistente: gli imprenditori sono loro, sono loro che devono dirci quale è il modello di business che vogliono seguire. Il lavoro ha un costo, loro si ostinano a non considerarlo, tanto per quanto riguarda i dipendenti sia per quanto riguarda i collaboratori e le partite Iva. E la flessibilità di cui loro parlano per i giovani in realtà è un taglio del 22% sulle retribuzioni al quale Fnsi si è opposta”.

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