La teologia al servizio della reazione. Da Berlusconi al referendum, ecco il Potere divinizzato
Ormai risulta sufficientemente accertato che l’effettiva finalità non dichiarata del referendum di domenica e lunedì prossimi è quella di sottomettere la magistratura al controllo dell’esecutivo, azzerandone la natura di potere autonomo. Ossia la declinazione italiana – prima con Berlusconi, ora con Meloni – di un inquietate disegno promosso dall’Internazionale reazionaria ormai da anni: cancellare la preziosa tradizione del costituzionalismo liberal-democratico di matrice illuministica, che perseguiva la messa sotto controllo del Potere attraverso il bilanciamento e l’ispezionabilità. Mentre risulta rimosso o dimenticato l’autore del contributo tutto italiano al filone di pensiero che fa retrocedere a ordalia il principio di rappresentanza. Ossia lo strano teologo, nella tonaca del prete pre-conciliare, che attraversò per almeno un cinquantennio il dibattito pubblico italiano da protagonista camaleontico (Eugenio Scalfari, fondatore de la Repubblica e maître à penser dei liberal nostrani non era riuscito a inquadrarlo, tanto da inserirlo tra i propri opinionisti), per poi finire a Arcore come cappellano di Silvio Berlusconi nella sua entrata in politica; alternandosi con l’altrettanto sfuggente Giuliano Ferrara nel ruolo di ghost writer del Cavaliere.
Parlo del mio conterraneo Baget Bozzo, un politologo che intrigò molti interlocutori intellettuali – non solo Scalfari – per l’insolito uso del vocabolario teologico declinato nel ragionamento politico: l’idea che il lavacro elettorale fungesse da purificazione e santificazione dell’eletto. Tanto da simbolizzare tale meraviglia menzognera in una sorta di unzione divina. L’antica tradizione ecclesiastica che celebrava la discesa della Grazia sul capo del potente, che i papi utilizzarono per saldare trono e altare beatificando l’imperatore Costantino a Nicea o Carlo Magno in San Pietro; per poi accreditare un ruolo soprannaturale nella legittimazione del sovrano medievale. Lo storico de Les Annales Marc Bloch descrisse l’importanza rituale del “tocco regale” (la guarigione dalle scrofole a mezzo imposizione delle mani) per sancire il diritto al trono di Francia tra i contendenti nella Guerra dei Cent’Anni.
Dunque superstizioni pre-moderne che dovrebbero farci sorridere, ma che vengono sistematicamente riproposte nella propaganda politica in questa epoca regressiva: chi è stato eletto acquisirebbe un potere illimitato, alla faccia di tutte le guarentigie contro le derive assolutistiche che vanno rafforzandosi in età post-democratica. In cui dilaga il culto dell’uomo (o della donna) solo/a al comando. Sicché la fretta e la delega fiduciaria all’unto/a spazzano via perdite di tempo come la trasparenza, il dibattito e il controllo.
Non a caso Baget Bozzo – e la sua psiche tormentata, sempre alla ricerca di figure paterne – prima di celebrare il rito berlusconiano aveva coltivato devozioni verso figure autoritarie consacrate all’esercizio del potere: dal cardinale Giuseppe Siri a Bettino Craxi. Percorso compiuto sul coté laico da Giuliano Ferrara, prima sulle ginocchia di Palmiro Togliatti e poi nell’innamoramento craxiano con relativo inginocchiamento.
I cultori americani di neuroscienze parlano della predominante nelle psicologie destrorse del cosiddetto “padre severo”. Suggestione che può valere per la biografia del trovatello Don Gianni. Con cui ebbi un impatto molto rivelatore negli anni della mia prima giovinezza. Cresciuto in una famiglia cattolica, a quel tempo incominciavo a smarrire il mio rapporto con la fede. Per questo andavo alla ricerca di un interlocutore a cui esternare i miei dubbi, quanto più possibile acculturato. Sicché Baget Bozzo appariva il meglio presente sulla piazza genovese. Per questo riuscii a farmi ricevere con il pretesto dell’intervista per una testata a cui collaboravo. Ma quando gli confessai le reali intenzioni e passai ad esporgli i miei dubbi, mi venne risposto che non sapeva cosa dirmi, visto che il suo interesse di fervente cattolico non era per le questioni di fede ma verso un’istituzione – la Chiesa – e il suo potere bimillenario. Così appresi l’esistenza di persone che adorano il Potere per il Potere. Divinizzato. Una mentalità che mezzo millennio di Illuminismo ha combattuto, limitandone i danni ferini attraverso le regole.
Purtroppo questa preziosa opera di civiltà è minacciata dagli spiriti animali scatenati dal divorzio tra Capitalismo e ordine democratico – avviato nel 1975 da un inquietante documento suicida della ben nota Commissione Trilateral (la follia Neo-Lib di sterminare il ceto medio attraverso la mercificazione): “Crisi della Democrazia. Rapporto sulla Governabilità”. Nella logica tutta berlusconiana e ora meloniana del “cosa serve il Potere se non se ne abusa”. Il suo volto demoniaco officiato dall’attuale teologia economico-finanziaria. Che non dobbiamo assolutamente lasciar prevalere il 22/23 prossimi.