Stellantis, la crisi di Cassino unisce operai e industriali: 5mila in piazza contro la desertificazione della fabbrica
Sono scesi in piazza in 5mila per dire basta alla desertificazione della fabbrica di Stellantis. Operai, sindaci, industriali e cittadini fianco a fianco per far sentire la voce del territorio di fronte ai numeri tragici di uno stabilimento che è diventato il simbolo di come un impianto-gioiello, che appena nove anni fa contava 4.400 dipendenti e assemblavano oltre 135mila automobili, possa ritrovarsi ai margini di un progetto industriale.
Cassino alza la voce dopo un 2025 segnato da ammortizzatori sociali, oltre 100 giorni di chiusura e appena 19mila vetture prodotte, seguito da un inizio d’anno con la miseria di 12 giorni lavorati, fino al 6 marzo, dai 2.200 operai rimasti. Convocata dai sindacati Fim, Fiom, Uilm, Ugl e Fismic, la manifestazione ha visto l’adesione dei sindaci della consulta del Basso Lazio e di Unindustria, oltre alla partecipazione di diverse organizzazioni dei commercianti, associazioni e anche dagli ultras del Cassino Calcio, nonché dell’ex presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti con buona parte del gruppo regionale Pd.
Ferma a missioni produttive vecchie – Alfa Romeo e Alfa Stelvio risalgono ai tempi di Marchionne, Maserati Grecale è arrivata nel 2022 – la fabbrica frusinate ha visto sfumare le promesse di Stellantis fatte nel dicembre 2024 al Tavolo Automotive convocato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. Al momento, le novità sono sospese o cancellate. Forse qui si vedrà un modello nuovo con motorizzazione ibrida nel 2028. Nel mezzo rischiano di scomparire diverse realtà dell’indotto, già in difficoltà, senza contare le aziende degli appalti che sono prossime ai licenziamenti.
“Lo stabilimento Stellantis di Cassino rischia di pagare il prezzo più alto della crisi dell’automotive in Italia. Sta diventando il buco nero della storia industriale, occupazionale del nostro Paese. Lo stabilimento è di fatto a rischio chiusura”, ha detto Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil. “È necessario intervenire con urgenza. Non dobbiamo attendere il 21 maggio, giorno dell’Investor Day di Stellantis, ma condizionare le scelte del nuovo piano industriale attraverso l’apertura di un confronto”. Nelle stesse ore, però, è arrivata la notizia che l’ad Antonio Filosa parlerà davanti alla commissione Attività Produttive della Camera solo il 17 giugno, ben ventotto giorni dopo la presentazione del piano a Detroit.
“Oggi da Cassino arriva un messaggio chiaro a Stellantis, al Governo e all’Europa: questo territorio non si arrende e non accetta di essere sacrificato”, ha attaccato il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. “Non è una semplice manifestazione – sottolinea – ma la risposta di una comunità che si ribella al rischio concreto di desertificazione industriale”. Gli ultimi investimenti, ha ricordato, “risalgono al 2016” e i nuovi modelli arriveranno nel 2028: “Come deve vivere Cassino fino ad allora? Senza queste scelte, il rischio è la chiusura progressiva dello stabilimento e un impatto devastante su tutto il territorio”. Il leader della Fim-Cisl Ferdinando Uliano ha parlato di “una battaglia simbolica per la difesa dell’industria: l’economia del nostro Paese e dell’Europa non può reggersi solo sul comparto della difesa” né “possiamo accettare l’impoverimento economico e sociale di questo territorio: è necessario garantire un futuro a lavoratori, famiglie e giovani”.
Per Vittorio Celletti, presidente di Unindustria Cassino “Noi ci siamo perché si tratta di una manifestazione di proposta”. Ed evidenzia il ruolo dell’indotto, non più costituito da aziende satellite come negli Anni 80 ma rappresentato da un vero sistema industriale di eccellenza che si è affrancato dalla monofornitura ed è cresciuto al punto di produrre da Cassino per quasi tutti i principali brand continentali. Unindustria invita Stellantis ad osservare il contesto nel quale agisce il suo stabilimento: “L’auto del futuro chiede un ecosistema, cioè una manifattura non solo manuale ma digitale e soprattutto nel campo creativo. E Cassino ha questo capitale umano, grazie alla presenza dell’università”.