“In questi trent’anni c’è stato un muro di omertà. Tanta gente sapeva, addirittura qualcuno ha denunciato, ma dobbiamo capire perché la Digos non ha portato avanti le denunce che avevano ricevuto. Perché?”. A chiederselo è lo scrittore Ezio Gavazzeni che giovedì a Milano ha presentato il suo nuovo libro inchiesta “I cecchini del weekend” (ed. PaperFirst). Nelle testimonianze inedite raccolte nel libro, viene ricostruito quello che avveniva in Bosnia durante l’assedio di Sarajevo (92-96) quando ricchi stranieri, provenienti da tutti i paesi occidentali pagavano somme ingenti per sparare a persone inermi insieme ai cecchini dell’esercito serbo bosniaco.
“In base alle miei fonti, gli italiani coinvolti tra il 1992 e il 1996 sono 230, gli altri che provenivano dai paesi occidentali sono altrettanti, perciò dobbiamo pensare a un fenomeno che ha riguardato circa 500 persone, dove purtroppo l’Italia ha il 50%” racconta Gavazzeni che fa riferimento anche a un tariffario dei bersagli umani. “I bambini erano la preda più ambita, tutti i cacciatori volevano il bambino e il bambino costava sui 100 milioni di lire di allora, poi c’erano le ragazze giovani, le ragazze giovani tra i 15, 16, 17 anni costavano come i bambini, poi c’erano le donne che costavano intorno ai 70 milioni e poi gli uomini che costavano sui 50 milioni, gli ultraanziani, gli ultraottantenni costavano meno di 20 milioni. Ma la vera unità di misura di questo macabro tariffario non erano i soldi, ma il dolore. Maggiore era il dolore arrecato, maggiori erano i soldi”.
Il lavoro di Gavazzeni non ha portato solo alla pubblicazione di un libro. Grazie alla consulenza dell’ex magistrato, oggi avvocato, Guido Salvini e al legale Nicola Brigida, si è trasformato in un esposto alla Procura di Milano che ha avviato un’indagine che è in pieno svolgimento. L’obiettivo è quello di arrivare ad una verità anche giudiziaria su quello che sta accadendo provando a diradare le nubi attorno a quello che è accaduto. “C’erano pezzi di Stato che sapevano? Sì, noi sappiamo, dall’intelligence bosniaca, che a un certo punto i militari dell’intelligence bosniaca nel 1993 avvertirono la locale sede del Sismi che c’erano dei cacciatori italiani sulle colline intorno a Sarajevo – conclude Gavazzeni – il Sismi risponde due mesi dopo dicendo che questi cacciatori sono stati riconosciuti, sono stati intercettati e rimandati a casa loro aggiungendo poi che questo traffico sarebbe stato interrotto, cosa non vera, assolutamente no”.