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La riverenza giapponese: la premier Takaichi e le domande mai poste al presidente Usa Trump

Durante la visita a Washington, sono stati concordati investimenti nipponici fino a 73 miliardi di dollari in progetti energetici statunitensi. Ma sull'Iran nessun dubbio: "Donald, solo tu puoi riportare la pace in Asia Centrale"
La riverenza giapponese: la premier Takaichi e le domande mai poste al presidente Usa Trump
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“La pace e la stabilità globali sono minacciate, sia per quanto riguarda la protezione della navigazione nello Stretto di Hormuz, sia per la sicurezza energetica”. Queste le parole della prima ministra Takaichi Sanae mercoledì sera, appena prima di salire sull’aereo che da Tōkyō l’ha condotta a Washington, dove ieri ha incontrato il presidente Donald Trump. “La cosa più importante è riportare immediatamente la situazione alla calma”, ha aggiunto, intendendo di voler discutere la questione dal punto di vista del Giappone.

La visita di tre giorni era stata programmata da tempo, prima che gli Stati Uniti e Israele aggredissero l’Iran, dunque Takaichi si trova ad affrontare un contesto più complicato, nonostante la personale e ottima relazione con il presidente degli Stati Uniti. “Se l’attuale situazione di instabilità dovesse protrarsi, le cose diventeranno ancora più difficili per il Giappone, gli Stati Uniti, e il resto del mondo”, ha anche commentato.

Nella colazione di lavoro tenutasi alla Casa Bianca giovedì come primo evento della visita, Takaichi ha sottolineato che l’alleanza tra Giappone e Stati Uniti costituisce un pilastro fondamentale per la sicurezza del paese, così come della pace e stabilità di una regione indo-pacifica libera e aperta. Ha dunque riaffermato ciò che tutti i precedenti primi ministri hanno sempre detto ai vari presidenti degli Stati Uniti. E certamente non è andata all’incontro per contestare la posizione del presidente Trump, nonostante la domanda postale da Yamazoe Taku del Nihon Kyōsan-tō (Partito Comunista del Giappone) durante la sessione parlamentare appena prima della partenza per la capitale U.S. circa la sua “vaghezza” nel dichiararsi contro l’aggressione statunitense all’Iran.

Come ha risposto al riguardo la premier? Commentando seccamente che ne avrebbe parlato con Trump, e facendo “spallucce”, una delle sue caratteristiche espressioni non convenzionali. Da quanto si è appreso dalla conferenza stampa nell’Ufficio Ovale seguita alla colazione, Takaichi ha discusso di diversi argomenti tra cui la situazione in Iran, chiarendo diplomaticamente con Trump che ci sono misure che il Giappone può adottare e altre che invece non può, in accordo con la legislazione giapponese. La premier ha poi glissato su alcune affermazioni fuori luogo di Trump, tra cui il riferimento all’attacco a sorpresa del Giappone a Pearl Harbour del 1941. Negli interventi ha inoltre ribadito che i due Paesi continueranno a mantenere stretti contatti per garantire la pace e la stabilità in Medio Oriente, assicurando la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e la stabilità dell’approvvigionamento energetico, mettendosi a disposizione a tal fine insieme a Olanda, Regno Unito, Francia, Germania e Italia. Quindi la premier ha convenuto con Trump e gli altri 5 Paesi firmatari una moratoria immediata e totale sugli attacchi alle infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e del gas, esprimendo la disponibilità “a contribuire agli sforzi opportuni per garantire il libero transito attraverso lo stretto”.

Takaichi che ha cercato di non urtare in alcun modo Trump, mantenendo un atteggiamento disponibile e a tratti persino ossequioso: “Donald, solo tu puoi riportare la pace in Asia Centrale”. La visita negli Stati Uniti si concluderà con il raggiungimento degli obiettivi pianificati da Takaichi e dalla coalizione di maggioranza, tra cui il concordato rafforzamento della cooperazione, investimenti giapponesi fino a 73 miliardi di dollari in progetti energetici statunitensi e un piano d’azione volto a sviluppare alternative alla Cina per quanto riguarda i minerali critici e le terre rare. Così come ha raggiunto un’intesa per l’istituzione di un gruppo di lavoro giapponese-statunitense finalizzato allo sviluppo delle risorse minerarie in acque profonde. Questo comporterà la condivisione di informazioni sulla ricerca scientifica e sui progetti relativi alle risorse minerarie dei fondali marini, compreso quello giapponese sui fanghi di terre rare dell’isola di Minami Torishima, un piccolo atollo disabitato del Giappone nel mezzo dell’oceano Pacifico.

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