“Operai cinesi sfruttati fino a 14 ore al giorno”, disposto il controllo giudiziario per Dama spa. Tra gli indagati Andrea Dini cognato di Attilio Fontana
Ancora operai cinesi sfruttai, ancora condizioni ai limiti dell’umanità e ancora una volta una filiera che finisce dritta a un marchio della moda. La settima incursione nel settore della Procura di Milano ha portato al controllo giudiziario d’urgenza per Dama spa, società del settore tessile con sede a Varese. Tra gli indagati figura Andrea Dini, cognato del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, amministratore unico dell’azienda, insieme ad altre cinque persone. Il provvedimento, firmato dai pubblici ministeri Paolo Storari e Daniela Bartolucci, è stato eseguito dalla Guardia di finanza e dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari entro dieci giorni, come avvenuto in tutti i casi precedenti.
Secondo l’accusa, la società – che registra ricavi per 107 milioni di euro annui, utili per 5,6 milioni e conta 309 dipendenti – avrebbe fatto ricorso a manodopera cinese in stato di bisogno, impiegata in condizioni di sfruttamento. In particolare, sarebbero stati accertati turni di lavoro sette giorni su sette, dalle 8 alle 22, 14 ore anche di sabato e domenica, con retribuzioni ritenute in contrasto con la contrattazione collettiva e con i principi costituzionali. Gli accertamenti riguardano 46 operai, tutti irregolari sul territorio italiano, impiegati negli appalti per la produzione dei capi del marchio Paul&Shark. Le indagini, condotte dal Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza, hanno documentato anche condizioni abitative degradanti: lavoratori alloggiati in dormitori privi di luce e aerazione e sottoposti, secondo gli inquirenti, a forme di sorveglianza in violazione dello Statuto dei lavoratori.
Le ispezioni, effettuate tra il 2023 e il 2025, hanno interessato opifici cinesi clandestini nell’area di Garbagnate Milanese. Nel registro degli indagati, oltre a Dini, figurano tre cittadini cinesi titolari dei laboratori e l’imprenditore italiano Francesco Umile Chiappetta, presidente della Alberto Aspesi & C spa, altra società finita sotto controllo giudiziario nello stesso filone d’indagine. La Procura contesta a Dama spa anche la responsabilità amministrativa degli enti, ipotizzando che l’azienda abbia adottato una politica imprenditoriale finalizzata al contenimento dei costi attraverso il ricorso sistematico a manodopera sfruttata. Dalla documentazione emerge inoltre che Roberta Dini, moglie del governatore lombardo, detiene il 10% delle quote della società tramite la Divadue srl. La donna non risulta indagata. L’inchiesta prosegue per chiarire l’intera rete di appalti e subappalti nella filiera produttiva e verificare eventuali ulteriori responsabilità.
Prima di Dama spa i pm hanno aperto fascicoli, a partire dalla primavera 2024, nei confronti di colossi del lusso come Alviero Martini spa, Armani, Dior, Louis Vuitton, Valentino per agevolazione colposa mentre, come Dama spa, è direttamente accusata di sfruttamento la Tod’s della famiglia Della Valle, su cui pende una richiesta di interdittiva per il divieto di pubblicità.
A dicembre 2025 inoltre i carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro si sono presentati da 13 brand con una “richiesta di consegna” atti per avere spontaneamente la copia di bilanci, verbali di cda, elenchi fornitori, contratti, audit, modelli di governance per analizzare le posizioni e verificare che dietro il giro d’affari delle case di moda che da sole valgono 12,4 miliardi di euro all’anno si nasconda lo “sfruttamento” di operai cinesi e pakistani irregolari dentro opifici clandestini in cui ai macchinari vengono rimossi i “dispositivi di sicurezza”, le paghe erogate sotto soglia o inesistenti, così come ferie, contributi. Si tratta dei marchi Dolce&Gabbana, Prada, Versace, Gucci, Missoni, Ferragamo, Yves Saint Laurent, Givenchy, Pinko, Coccinelle, Adidas, Alexander McQueen Italia, Off-White Operating, nessuno dei quali è attualmente indagato.