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Elezioni municipali in Francia, da Parigi a Lione e Marsiglia: le sfide più importanti e perché è un test per l’Eliseo (e il Rassemblement National)

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Elezioni municipali in Francia, da Parigi a Lione e Marsiglia: le sfide più importanti e perché è un test per l’Eliseo (e il Rassemblement National)
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Mai (o quasi) un voto locale ha avuto così tanti significati. La Francia va oggi alle urne per eleggere i consigli municipali, ma gli occhi e i pensieri sono tutti per l’Eliseo. E per il risultato che l’estrema destra del Rassemblement National, data come la grande favorita del 2027, otterrà. Il Paese tramortito dalle scorse elezioni Europee e dallo scioglimento dell’Assemblea Nazionale, da mesi è in balìa di maggioranze instabili e di scontri politici che ne hanno aumentato la polarizzazione. L’uccisione del militante di estrema destra di un mese fa è solo il culmine di una tensione altissima e che per forza di cose influenzerà il voto sui territori. Da Parigi a Lione fino a Marsiglia e Nizza, le elezioni racconteranno molto di quello che potrebbe o non potrebbe succedere l’anno prossimo.

Chi sogna e chi meno

Il partito di Marine Le Pen, in attesa di sapere se la leader sarà effettivamente riabilitata dai giudici e potrà correre per la presidenza, si scalda per questo primo turno elettorale. Da sempre più deboli quando si tratta di affrontare i voti locali, in questa tornata il Rassemblement National spera di poter sfruttare la spinta che li vede in sempre maggiore ascesa. L’obiettivo è quello di ottenere poche città come “vetrine simboliche”. Attenzione massima su Perpignan (dove già governano), Tolone, Nizza, Lens e Mentone. Delicatissima la sfida a Marsiglia e Nimes. Nelle sfide amministrative sono i Socialisti e i Repubblicani a uscirne vincitori, proprio perché a essere premiati sono i partiti più radicati sui territori. Ma questa elezione dirà se gli estremi, dal Rassemblement national a la France Insoumise, riusciranno a radicarsi maggiormente. Duro il periodo per il partito di Jean-Luc Mélenchon, sempre più bollato come estremo e costretto a trovare nuovi assi. Come sempre, chi sceglie il sindaco o la sindaca pensa ai problemi locali, ma – soprattutto nelle grandi città – le influenze delle dinamiche nazionali saranno molto forti. Tempo massimo una settimana e si avranno le prime risposte: si vota contemporanemante in tutti i quasi 35mila Comuni, ma per avere i risultati definitivi bisognerà aspettare l’eventuale ballottaggio del 22 marzo.

Parigi, la sfida a cinque per il dopo Hidalgo

Finita dopo dodici anni l’epoca della socialista Anne Hidalgo, la sfida è tra il collega di partito Emmanuel Grégoire (sostenuto anche da Ecologisti e comunisti) e la candidata dei Républicains, nonché ex ministra della Cultura, Rachida Dati. Gli ultimi sondaggi danno il primo in vantaggio al 32% contro il 26,5 per cento della seconda. Segue al 13,5% Sarah Knafo, candidata di Reconquete, l’estrema destra (più a destra del Rassemblement National) del polemista ultraconservatore Eric Zemmour. Quarto il candidato di centrodestra Pierre-Yves Bournazel, al 12%. Supera la soglia del 10 per cento, necessaria per accedere al secondo turno, anche la candidata de la France Insoumise Sophia Chikirou, destinata a creare non pochi malumori alla compagine di sinistra. Il Rassemblement National schiera l’eurodeputato Thierry Mariani che, seppur in rincorsa, potrebbe far valere i suoi voti per accordi successivi. La città infatti che fu feudo di Jacques Chirac e poi socialista dal 2001, sarà governata quasi sicuramente da chi riuscira a trovare le giuste intese dopo il primo turno elettorale. Improbabile che qualcuno ottenga il 50% dei voti, tutto si deciderà sulla possibilità che le sinistra si uniscano o sugli accordi che saprà strappare Dati.

Lione, la rincorsa dei Verdi

Meno di un mese fa la città è stata al centro delle cronache internazionali per il pestaggio mortale di un giovane militande di destra radicale, Quentin Deranque. Ora va al voto per decidere se riconfermare il sindaco verde uscente Grégory Doucet e di fatto se riconfermare le politiche ecologiste che, negli ultimi anni, hanno trasformato la ville. In testa nei sondaggi c’è Jean-Michel Aulas, ex presidente dell’Olympique Lione, sostenuto da Républicains e forze moderate di centro (Renaissance, Horizon e MoDem): 43% vs il 35% dell’ecolò. Sotto il dieci la candidata de la France Insoumise Anaïs Belouassa-Cherifi (9%) e il candidato di estrema destra (compreso il Rn) Alexandre Dupalais (6%). La corsa per diventare sindaco si è riaperta nelle ultime settimane, dopo che l’ultra favorito 76enne Aulas ha partecipato a un dibattito televisivo su Bfmtv: un confronto “fallito”, secondo i media, tanto che l’ex patron dello sport locale ha deciso di non farsi più vedere in tv. Anche da lì è iniziata la rincorsa di Doucet.

Marsiglia, la scomessa del Rassemblement National

Il sindaco socialista uscente Benoit Payan ha preparato i suoi: “Se qui vince il Rassemblement National, è la prima grande sconfitta della Repubblica”. Marsiglia è una delle sfide più delicate delle elezioni amministrative: qui l’uscente socialista, sostenuto da tutti tranne che da la France Insoumise, guida in testa la corsa, ma è tallonato da Franck Allisio del Rassemblement National. Un secondo posto che basta per far sognare a Le Pen e i suoi quello che era impensabile fino a pochi anni fa, in una delle città più importanti di Francia. A destabilizzare la corsa, il candidato di Jean-Luc Mélenchon, Sébastien Delogu, figura molto nota che ha fatto tutto il percorso dal basso: ex autista personale (e volontario) dello stesso leader durante la campagna per le presidenziali del 2017, è entrato all’Assemblea Nazionale nel 2022. Marsiglia è il terreno giusto per testare le prossime elezioni per l’Eliseo, anche perché uno dei temi che ha dominato la competizione è la percezione della sicurezza in città. Su questo i partiti si sono massacrati, tra proposte di aumento di forze di polizia e attacchi incrociati. Basteranno la paura e la voglia di cambiamento per dare la vittoria al Rn?

Le Havre, il test dell’ex premier Philippe per l’Eliseo

Chi cerca significati nazionali nelle amministrative, non può ignorare quello che succederà a Le Havre, città portuale del Nord-Ovest della Francia. Il candidato di punta qui, infatti, è l’uscente Edouard Philippe. Ovvero proprio quel Philippe che è stato primo ministro quando Emmanuel Macron vinse la prima volta, poi fondatore del suo partito Horizons. Ora non solo si ricandida primo cittadino, ma dice di voler usare questa corsa come test per la sua campagna per le presidenziali. A sfidarlo Jean-Paul Lecoq, candidato comunista sostenuto da Ecologisti e Socialisti. Chi può sicuramente aspirare al secondo turno è poi la destra estrema di Franck Keller, mentre resta sotto il 10% la France Insoumise con Charlotte Boulogne.

Mentone, dove sogna anche il figlio di Sarkozy

Della corsa nella città al confine con l’Italia si è parlato molto nelle ultime settimane perché è qui che il figlio di Nicolas Sarkozy, Louis Sarkozy, ha deciso di trasferirsi e presentarsi come candidato sindaco. Sostenuto dai Républicains e dalle forze di centro (Horizons e Renaissance), non è però tra i favoriti e si ferma al 16% nei sondaggi. In testa c’è l’estrema destra al 31% con Alexandra Masson, distanziati al 17% la candidata di “divers droite” Sandra Paire e Laurent Lanquar-Castiel della coalizione di sinistra. Anche qui, come nel resto del Paese, il ballottaggio farà emergere alleanze e intese. E inizierà a raccontare qualcosa della lunga corsa per le Presidenziali.

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