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Il Senegal inasprisce le pene per l’omosessualità: fino a 10 anni di carcere. La nuova legge colpisce anche associazioni e ong

Il provvedimento arriva dopo una insistente campagna di propaganda che ha mescolato casi di pedofilia e orientamenti sessuali degli adulti. Il governo fonda la sua linea su un nazionalismo "anti elite" e anti coloniale individuando nei diritti Lgbt una presunta "influenza straniera" che divide il Paese
Il Senegal inasprisce le pene per l’omosessualità: fino a 10 anni di carcere. La nuova legge colpisce anche associazioni e ong
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Il parlamento senegalese ha approvato una legge che inasprisce le pene per l’omosessualità. D’ora in poi la pena potrà essere da un minimo di cinque a un massimo di dieci anni di reclusione. La legge era stata presentata al parlamento il mese scorso dal primo ministro Ousmane Sonko (alla guida di un governo sedicente di sinistra). Il provvedimento è passato con 135 voti favorevoli e solo 3 astensioni. Non ci sono stati voti contrari.

La nuova legge approvata dal parlamento prevede anche maggiori pene per chi “promuove” o “finanzia” l’omosessualità, nel tentativo di colpire associazioni, Ong e movimenti a favore della difesa dei diritti della comunità Lgbtq+: pene da tre a sette anni per chiunque “promuova” o “faciliti” relazioni tra persone dello stesso sesso. Aumentate anche le sanzioni, che saranno portate fino a un massimo di circa 15mila euro. I ministri, nel corso della sessione parlamentare, hanno sostenuto che la precedente legge del 1966 era troppo indulgente. La legge dovrà essere ora firmata e promulgata dal presidente Bassirou Diomaye Faye per entrare in vigore.

Come ha spiegato qualche giorno fa in un blog sul Fattoquotidiano.it Stefano Pancera, esperto delle questioni africane, la decisione del governo è tutta politica poiché il premier ha costruito la sua figura su un “nazionalismo sociale radicale, anti-neocoloniale e anti-élite, presentandosi come difensore dei valori religiosi e culturali senegalesi contro l’ingerenza occidentale. Già in passato il suo partito, il Pastef, aveva fatto della campagna anti-gay uno dei suoi punti di forza. “Oggi – spiega Pancera – ha esplicitamente collegato la pressione per il riconoscimento dei diritti LGBTQ+ alle ‘influenze straniere‘ che ‘dividono’ il Paese, chiamando tutte le forze politiche a schierarsi in nome della sovranità e della morale”.

Le scelte del primo ministro Sonko rientrano in un contesto, come quello senegalese, fortemente omofobo e conservatore. Afrobarometer evidenzia che il 97% degli intervistati del paese “non vorrebbe avere persone omosessuali come vicini di casa”. In questa frattura si inseriscono le rivendicazioni religiose che associano l’omosessualità a un decadimento religioso e culturale. Sullo sfondo, poi, la volontà di orientare il dibattito pubblico su questo tema distogliendo l’attenzione da disoccupazione giovanile e costo della vita.

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