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Due ricordi mi fanno dire che la sinistra non ami particolarmente il verde. Ma ci sono anche altri esempi

Mi sono fatto l’idea che la “sinistra” non ami il verde, o per lo meno lo ami solo a parole, così come dice a parole di amare la pace e poi vota per inviare le armi
Due ricordi mi fanno dire che la sinistra non ami particolarmente il verde. Ma ci sono anche altri esempi
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Consentitemi per una volta due ricordi. Dovevo allestire una mostra sul verde clandestino e, quando tutto era pronto, intervenne l’assessore al verde pubblico per chiedere che non venissero esposti i pannelli in cui criticavo l’amministrazione comunale per la sua politica appunto del verde, ma solamente le fotografie.

Altro caso. Sempre la stessa mostra ma in altra città. All’inaugurazione il sindaco e l’assessore competente. Tutto bello. Peccato che qualche tempo dopo la stessa amministrazione si segnali per la volontà di eliminare dei bellissimi esemplari di alberi in pieno centro.

Due casi, due amministrazioni di “sinistra”. Mi sono fatto l’idea che la “sinistra” non ami il verde, o per lo meno lo ami solo a parole, così come dice a parole di amare la pace e poi vota per inviare le armi. Non so, forse sarà anche perché i cittadini sono più sensibili, e sono coscienti che eliminare il verde mina la loro salute, ma non passa giorno senza che si sappia di casi di tagli di singoli alberi o di alberate. Il caso più eclatante è sicuramente Roma, dove è attivo un comitato Cittadini Uniti Roma Alberi Abitanti (CURAA), con a capo una “pasionaria” come Jacopa Stinchelli, che tra gli altri ha denunciato il taglio dei cipressi a suo tempo piantati intorno al Mausoleo di Augusto, di cui si è interessato persino il Times.

Dell’eliminazione del verde per in un comune rosso per eccellenza, Reggio Emilia, dove negli anni scorsi si sono sacrificati enne ettari di boschi e prati in città, mi sono occupato di recente. Sempre per fare spazio ad un supermercato, un’altra giunta rossa ha abbattuto dei sani esemplari di cedro a Chieri. Sempre una giunta rossa, questa volta a Cuneo, voleva abbattere dieci splendidi cedri dell’Atlante per “riqualificare” (terribile sostantivo) la piazza, e c’è voluto l’intervento della magistratura (in ultimo nei giorni scorsi il Consiglio di Stato in sede cautelare) per fermare le motoseghe.

A Torino invece si sta completando lo scempio del Parco del Meisino per realizzare una cittadella dello sport. Al riguardo si è innalzato un peana da parte di quel quotidiano a suo tempo denominato dagli antifascisti “la busiarda”. Sempre a Torino non si sa più nulla invece di quell’Esselunga (per il quale andò famoso Fassino per i suoi incontri con Caprotti) che doveva eliminare il Giardino Artiglieri di Montagna, contro il quale si era coalizzato un buon numero di persone che si ritrovavano anche in Comala, centro di aggregazione giovanile che in questi giorni sembrava dover essere spazzato via da un incubatore di startup, che vanno così di moda, di area piddina. Ma questa è un’altra storia.

Ma è invece sempre la stessa storia quella dell’ospedale che si vuole calare in un parco cittadino anziché nell’enorme estensione dell’abbandonata area Thyssen, progetto su cui il sinistro comune e la destra regione vanno a braccetto.

Tornando a Cuneo, Luca Mercalli ha vaticinato che il Pd perderà le prossime elezioni cittadine. Non si può quantificare quanto dell’astensionismo di sinistra sia causato dall’insensibilità degli amministratori rispetto al verde e alla salute pubblica, e all’ambiente in generale. Sicuramente una buona parte, e aumenterà se la “sinistra” continuerà a fregarsene dei beni comuni. Anche di questo parlo nel mio ultimo saggio, scritto a quattro mani con il giornalista Romano Lupi.

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