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Monsignor Savino rinuncia al congresso di Md: “Indipendenza magistratura non è un privilegio, ma tutela sostanziale dello Stato di diritto”

Il vicepresidente della Conferenza episcopale italiana non andrà all'evento di Magistratura democratica: "La mia annunciata partecipazione ha dato luogo a letture e interpretazioni polarizzate"
Monsignor Savino rinuncia al congresso di Md: “Indipendenza magistratura non è un privilegio, ma tutela sostanziale dello Stato di diritto”
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“Con l’amarezza di chi vede la sostanza soffocata dal frastuono e con il dovere di custodire le istituzioni, ho deciso di rinunciare alla mia presenza”. Monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, rende nota così la sua decisione di non partecipare, come annunciato giorni fa, al XXV Congresso di Magistratura democratica in corso a Roma. La scelta di prendere parte a un’iniziativa promossa da una delle associazioni di magistrati in prima linea nel fronte del No al Referendum sulla giustizia, aveva provocato qualche critica. “Se monsignor Savino vuole parlare di Costituzione, le Camere penali sarebbero ben felici di invitarlo anche a parlarne davanti agli avvocati”, dichiarava a fine febbraio il presidente delle Camere Penali per il , Francesco Petrelli.

“La mia annunciata partecipazione a un’iniziativa promossa da Magistratura Democratica ha dato luogo a letture e interpretazioni polarizzate, rischiando di spostare l’attenzione dai contenuti a dinamiche di contrapposizione”, sottolinea oggi il vicepresidente della Cei che ribadisce quanto già esposto nei giorni scorsi: “La mia eventuale presenza non aveva e non avrebbe avuto alcuna intenzione di trasformarsi in un’indicazione di voto sul referendum – spiega-. Non compete a un vescovo suggerire un’opzione elettorale: sarebbe improprio sul piano istituzionale e riduttivo su quello spirituale”. “Ciò che compete, invece – sottolinea – è richiamare alcuni criteri di responsabilità civica che, in questo tempo, appaiono più necessari che mai. Primo: custodire l’equilibrio tra i poteri dello Stato“.

Monsignor Savino specifica il suo punto di vista: “L’autonomia reciproca non è una formalità, ma una garanzia per tutti. Quando i poteri smettono di bilanciarsi e di contenersi, la libertà diventa fragile; e a pagare per primi il prezzo di ogni squilibrio sono sempre i più deboli, i meno protetti, chi dispone di minori risorse culturali o relazionali per difendersi”. Nella stessa nota il prelato sottolinea anche che “l’indipendenza della magistratura non è un privilegio di categoria, ma una tutela sostanziale dello Stato di diritto“.

Nel rilevare l’importanza dell’indipendenza della magistratura il vicepresidente della Cei aggiunge che “la giustizia, per essere giustizia, deve poter restare ‘distanza del giudizio’ e non diventare prossimità al potere. È in questa distanza – fatta di regole, contrappesi, garanzie – che una democrazia misura la propria credibilità. Desidero inoltre richiamare l’alta responsabilità del magistrato, la cui funzione non si esaurisce nell’applicazione della norma, ma domanda coscienza, rettitudine e senso del limite”, continua. Savino ricorda anche che “la Costituzione è l’infrastruttura istituzionale della coesione sociale: non un marcatore di parte, ma una casa comune che precede le maggioranze e non umilia le minoranze; una ‘legge superiore’ perché ricorda a tutti – soprattutto a chi esercita potere – che esistono limiti invalicabili: la dignità della persona, i diritti inviolabili, le garanzie”.

Infine ribadisce l’appello agli elettori ad andare alle urne: “È stato richiamato più volte, anche in ambito ecclesiale, che la democrazia non si sostiene da sé e che l’astensionismo somiglia a una resa silenziosa. Per questo rivolgo un invito accorato: andate a votare, non disertate le urne. Il voto non è un automatismo emotivo, ma un atto di coscienza e di discernimento: esige informazione corretta, lessico misurato, riconoscimento della legittimità del dissenso”, conclude aggiungendo: “Proteggere la Costituzione significa proteggere il futuro dei nostri figli: perché il diritto non sia subordinato alla forza e perché le regole restino presidio di dignità e libertà, a partire dagli ultimi. E il Vangelo lo ricorda con disarmante semplicità: la giustizia non e un’astrazione, ma il nome concreto della cura per l’altro”.

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A cura di Paolo Frosina
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