Attenzione alle salviettine struccanti: ecco cosa contengono davvero e perché alcuni ingredienti sono sotto osservazione. Il nuovo studio
Struccarsi è uno di quei gesti quotidiani che spesso compiamo quasi senza pensarci, con la stessa naturalezza con cui chiudiamo la porta di casa o spegniamo la luce prima di dormire. In pochi secondi una salviettina imbevuta promette di eliminare trucco, impurità e stanchezza dal viso. È pratica, veloce, profumata. Proprio perché è diventata una routine così automatica, però, vale la pena fermarsi un momento a capire che cosa stiamo davvero passando sulla pelle.
Le salviettine struccanti usa e getta sono a tutti gli effetti prodotti cosmetici e, come tali, devono rispettare la normativa europea sulla sicurezza. Tuttavia, la loro composizione è spesso più complessa di quanto si immagini. Non si tratta semplicemente di un panno umido, ma generalmente di un supporto costituito da fibre sintetiche o miste, impregnato con una soluzione detergente formulata per sciogliere il trucco, conservare il prodotto e mantenerlo stabile nel tempo.
All’interno di questa formulazione si trovano acqua, solventi, emollienti, tensioattivi, conservanti e profumi. La loro funzione è permettere la rimozione del trucco senza bisogno di risciacquo. Ed è proprio questa caratteristica a sollevare alcune perplessità: una parte delle sostanze contenute nel liquido rimane infatti sulla pelle.
Gli ingredienti sotto la lente della ricerca
Uno studio condotto da Kelly A. Aschenbeck ed Erin M. Warshaw, pubblicato sulla rivista scientifica Dermatitis, ha analizzato gli ingredienti di 178 salviettine detergenti per il viso presenti sul mercato, rilevando una media di circa 17 componenti per prodotto. Tra quelli più frequentemente presenti figurano glicerina, fragranze, phenoxyethanol, acido citrico, EDTA disodico e composti appartenenti alla famiglia dei PEG. Molti di questi ingredienti sono considerati sicuri alle concentrazioni previste dalla normativa cosmetica. Tuttavia, alcuni rientrano tra le sostanze più spesso associate a dermatiti allergiche da contatto o a fenomeni di irritazione nelle persone predisposte.
Le salviettine umidificate per il viso possono contenere numerosi potenziali allergeni, tra cui profumi, conservanti, estratti botanici, glucosidi e glicole propilenico. Per questo motivo, secondo le ricercatrici, possono rappresentare una fonte poco riconosciuta di esposizione ad allergeni cosmetici. Tra gli ingredienti comuni si trovano anche tensioattivi ed emulsionanti, indispensabili per sciogliere il trucco e il sebo cutaneo. Si tratta di molecole che permettono di rimuovere fondotinta, mascara e rossetto. Se usati troppo frequentemente e senza risciacquo, tuttavia, possono contribuire a rimuovere parte del film idrolipidico della pelle, cioè quella sottile barriera naturale che la protegge da secchezza e irritazioni.
Fragranze: perché sono sotto osservazione
Un gruppo di sostanze che merita particolare attenzione è quello delle fragranze. In etichetta compaiono quasi sempre con la dicitura generica “parfum”, che può indicare una miscela di numerose molecole odorose oppure essere riportata con il loro nome specifico.
Alcune, come limonene, linalool o citronellol, rientrano tra gli allergeni da contatto più comuni nei cosmetici. Non sono necessariamente pericolose, ma in alcune persone possono provocare arrossamenti, prurito o sensibilizzazione, soprattutto se il prodotto viene utilizzato ogni giorno sulla pelle delicata del viso e degli occhi. Proprio per questo la normativa europea ha rafforzato gli obblighi di trasparenza: il Regolamento (UE) 2023/1545 ha ampliato l’elenco degli allergeni delle fragranze che devono essere indicati in etichetta quando superano determinate concentrazioni.
C’è poi un altro aspetto che riguarda la struttura stessa della salviettina. Molti consumatori pensano si tratti di semplice carta biodegradabile, ma spesso è un materiale a base di fibre sintetiche che non si degradano facilmente nell’ambiente e possono contribuire alla dispersione di microfibre. È uno dei motivi per cui diverse autorità ambientali europee segnalano la crescente attenzione verso i prodotti monouso contenenti componenti plastici. Dal punto di vista dermatologico conta anche il gesto meccanico. Per rimuovere il trucco, soprattutto quello waterproof, spesso si tende a strofinare con una certa energia. Questo attrito ripetuto può risultare irritante, in particolare nella zona perioculare, dove la pelle è molto sottile e riccamente vascolarizzata.
Come usare le salviettine in modo più sicuro
Tutto ciò non significa che le salviettine struccanti siano prodotti pericolosi. Se formulate correttamente e utilizzate nel modo giusto sono considerate sicure. Tuttavia, è consigliabile non usarle come unico metodo di detersione quotidiana e risciacquare comunque il viso dopo l’uso, per eliminare eventuali residui di detergenti o conservanti.
La soluzione, come spesso accade, non è demonizzare un prodotto ma imparare a scegliere con maggiore consapevolezza: leggere l’INCI, preferire formulazioni certificate biologiche e senza profumi e usare movimenti delicati può ridurre il rischio di irritazioni.
Salviettine lavabili: delicate sulla pelle, amiche del portafoglio
Cristina Nigrelli, naturopata ed esperta di economia domestica moderna e autoproduzione, racconta che la scelta di abbandonare dischetti e salviettine monouso è nata da un ragionamento molto concreto. “Uso salviettine lavabili da diversi anni per gli innumerevoli benefici. Il primo riguarda l’impatto ambientale. In media una donna utilizza circa quattro dischetti o salviette monouso al giorno: significa produrre, in un anno, più o meno 1.500 piccoli rifiuti. Sostituirli con salviettine riutilizzabili è quindi una scelta semplice e coerente con uno stile di vita più sostenibile”.
Il secondo vantaggio riguarda la pelle. “Le salviettine lavabili sono generalmente molto più delicate e non hanno i bordi rigidi che spesso troviamo nei dischetti monouso. Questo riduce il rischio di irritazioni o arrossamenti, soprattutto nella zona più sensibile del viso. Per questo motivo sono particolarmente indicate per le pelli reattive o acneiche”.
Un altro dettaglio che spesso si nota subito è che non lasciano pelucchi sul viso o sulle ciglia, cosa che invece può accadere con alcuni dischetti di cotone. Infine, c’è un aspetto molto pratico: il risparmio economico. “Una volta acquistato un piccolo set di due o tre salviettine, si può andare avanti per anni senza dover comprare altro. Nel mio caso il risparmio è addirittura totale, perché preferisco autoprodurmele”.
Come realizzarle in casa
Ed è proprio qui che entra in gioco la filosofia del riuso. “Per fare queste salviettine sono perfette vecchie salviette in spugna di cotone o bambù. Vanno benissimo anche le lenzuola di flanella”. Il materiale che Nigrelli predilige in assoluto è però un altro, sorprendentemente comune: i coprimaterassi in cotone. “Essendo molto grandi permettono di ricavare tante salviettine in una sola volta, abbastanza anche da poterne regalare alle amiche. Quando un coprimaterasso è ormai rovinato, magari bucato o con gli elastici che non tengono più, lo taglio in tanti quadrati di circa 10 centimetri per lato. Sul lato più liscio cucio poi un secondo quadrato della stessa misura, scegliendo qualche ritaglio di stoffa che ho in casa: pezzi di vecchie tovaglie, strofinacci, tende o scampoli di tessuto decorato”. In questo modo le salviettine diventano non solo funzionali ma anche piacevoli da vedere.
L’uso è identico a quello dei dischetti monouso. Si utilizzano nello stesso modo per struccarsi o detergere il viso, meglio se con preparati ecobio o autoprodotti. La manutenzione richiede poco tempo: dopo l’uso si possono strofinare su una saponetta di Marsiglia oppure lavare con un po’ di sapone liquido per le mani, massaggiare qualche secondo e risciacquare. Questo piccolo gesto evita che il trucco si fissi nelle fibre. Le salviettine lavabili non sono una moda passeggera o un vezzo da blog. Sono una risposta concreta alla crescente consapevolezza sui prodotti che utilizziamo ogni giorno. Leggere le etichette, conoscere gli ingredienti e scegliere materiali naturali e riutilizzabili permette di avere maggiore controllo su ciò che utilizziamo sulla pelle. Come sottolinea Cristina Nigrelli, questa scelta porta benefici su più fronti: per la pelle, che risulta meno stressata e irritata, per l’ambiente, che riceve meno rifiuti, e per il portafoglio, perché una volta acquistate le salviette lavabili la spesa per struccarsi si riduce quasi del tutto. Un piccolo cambiamento che, in un gesto semplice come struccarsi, può trasformarsi in una piccola rivoluzione quotidiana.