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Paralimpiadi, Arena di Verona “accessibile” solo per una sera: spariti rampe e tappeti, i veri lavori sono in ritardo e inadeguati. “Ci eravamo illusi”

Per eliminare le barriere sono stati stanziati 20 milioni di euro, ma la maggior parte delle opere non è conclusa. Inoltre, le associazioni denunciano diverse criticità: "Un’occasione tremendamente mancata, non è stato fatto nulla per rendere la città veramente accessibile"
Paralimpiadi, Arena di Verona “accessibile” solo per una sera: spariti rampe e tappeti, i veri lavori sono in ritardo e inadeguati. “Ci eravamo illusi”
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Si smontano le opere installate per la cerimonia inaugurale delle Paralimpiadi all’Arena di Verona e mentre la città torna alla viabilità ordinaria si possono fare i conti con la decantata “accessibilità” che ha accompagnato l’evento. L’ex governatore del Veneto, Luca Zaia, ha declamato il lascito delle Olimpiadi: “Un monumento simbolo, grazie a un investimento di oltre 20 milioni di euro è stato reso pienamente accessibile con interventi mirati di abbattimento delle barriere architettoniche”. L’amministratore leghista si riferisce, evidentemente, alle intenzioni virtuose di un progetto che non è stato ancora portato a termine, nonostante le Olimpiadi e le Paralimpiadi Milano Cortina 2026 si siano rispettivamente chiuse e presentate al mondo proprio nell’anfiteatro romano.

L’Arena riflette le contraddizioni dei Giochi e le promesse non mantenute in tempo per le cerimonie. “Sono state installate rampe dedicate, adeguati i servizi igienici, predisposti spazi per la sosta e la movimentazione degli atleti, riorganizzati posti a sedere per il pubblico con ridotta mobilità”, ha aggiunto Zaia. Ma basta seguire i lavori in svolgimento per verificare come la maggior parte degli interventi siano già stati rimossi, visto che interessavano solo la cerimonia di apertura, senza essere destinati a diventare definitivi. Si tratta, ad esempio, dei passaggi per superare il dislivello del “vallo” che conduce in Arena o dei tappeti speciali stesi tutt’attorno al monumento, per coprire la pavimentazione sconnessa.

In realtà l’appalto da oltre 20 milioni di euro in buona parte non è concluso. Sono stati realizzati i nuovi servizi igienici interni, con una spesa di 1,6 milioni di euro, mentre circa un milione e settecento mila euro è servito per i percorsi pedonali per arrivare in Piazza Bra. La parte maggiore è stata rimandata a dopo le Olimpiadi. Si tratta della sistemazione interna e della costruzione di un ascensore che consenta di salire a un punto panoramico, all’Arcovolo 65, finora proibito per chi si muove con una carrozzina o ha problemi di deambulazione. Sul tema ha insistito l’architetto Fabio Massimo Saldini, commissario straordinario della società pubblica Infrastrutture Milano Cortina (Simico): “L’accessibilità che stiamo realizzando non è temporanea, né legata all’evento sportivo: è un investimento strutturale sul territorio e sulla qualità della vita delle comunità che lo abitano”. Simico ha spiegato: “Sono stati rinnovati oltre 2 km di percorsi di accesso, con marciapiedi riqualificati, piste ciclabili separate, pendenze controllate, nuove banchine bus… all’interno del monumento sono state installate rampe modulari con pendenze comprese tra il 4% e l’8%, dimensionate per consentire il passaggio affiancato di due sedie a rotelle…”.

A fare da contraltare a questo racconto è l‘attivista Antonino Russo, ex presidente di Fish Veneto, la Federazione Italiana Superamento Handicap che alcuni mesi fa ha già raccontato al fattoquotidiano.it le lacune più vistose. “Le Olimpiadi sono un’occasione tremendamente mancata, non è stato fatto nulla per rendere la città veramente accessibile. Noi ci eravamo illusi quando nel 2019 arrivò la notizia che l‘Arena avrebbe subito interventi strutturali. E pensare che il tempo per agire anche su tutto il contorno cittadino ci sarebbe stato. Molte associazioni avevano chiesto al sindaco di aprire dei tavoli per discutere gli aspetti della programmazione”. Che cosa non funziona? “Finita l’inaugurazione per l’accesso in carrozzina in Arena c’è solo una rampa posta sul retro dell’anfiteatro, mentre quelle sul davanti erano provvisorie, come è accaduto anche al Palazzo della Gran Guardia. La stessa considerazione vale per i tappeti stesi attorno alla struttura per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi. Ma anche la parziale accessibilità consentita dall’adozione di un ascensore è discutibile perché la salita all’ultimo anello è affidata, come si legge nella delibera di giunta n° 91 del 6 febbraio scorso, ad un servo scala che, come è noto a tutti coloro che hanno dimestichezza con le questioni di accessibilità, sono lenti e soggetti a frequenti malfunzionamenti specie se esposti all’azione degli agenti atmosferici. In occasione di una manifestazione fieristica a Vicenza trascorsi più di un’ora intrappolato in uno dei servoscala a servizio dei diversi saliscendi per effetto di un microswitch di sicurezza che aveva bloccato la macchina. Immaginiamo quale potrà essere l’affidabilità di una macchina sottoposta alle intemperie e a carichi massivi quotidiani”.

Oltre ai ritardi, il dato più critico riguarda i percorsi per arrivare dalla stazione ferroviaria a Piazza Bra. Lungo il larghissimo Corso di Porta Nuova sono state realizzate isole di transito per facilitare l’accesso ai parcheggi auto e alle fermate del trasporto pubblico locale, con una pista ciclabile da una parte e il traffico delle auto dall’altra. Le banchine non sono continue, ma vengono interrotte per una trentina di volte (con gradini) a causa degli accessi ai passi carrai per le auto. Inoltre tengono i fruitori lontani dal largo marciapiede del viale e quindi dai negozi. “Questo modo di realizzare l’accessibilità porta ad un altro isolamento”, sostiene Antonino Russo. “Le associazioni non sono state coinvolte e credo che verrà richiesta una profonda revisione di quanto è stato fatto ai marciapiedi, anche perché il percorso è mal collegato con la stazione ferroviaria e con l‘accesso all’Arena. Inoltre la segnaletica orizzontale e verticale non è stata adeguata ai criteri della progettazione universale e mancano del tutto le mappe tattili”.

Carlo Piazza, presidente dell’Osservatorio di Comunità per i diritti sociali di Verona, a fine gennaio aveva scritto all’ingegnere Giuseppe Fasiol, commissario straordinario per le Paralimpiadi: “Al fine di migliorare l’accessibilità di Corso Porta Nuova sono stati realizzati interventi la cui efficacia è discutibile, ma avendo appreso la sua disponibilità ‘ad affinare gli interventi’ avanziamo alcune proposte”. Riguardano, ad esempio, l’altezza delle banchine “non adeguata per una facile fruizione dei servizi di trasporto pubblico”. Le associazioni avevano suggerito, in attesa di una radicale rivisitazione, “di non spendere più un euro” per quello che definiscono un “non percorso”, salvo “gli interventi per mettere in sicurezza le persone, rallentando le biciclette con dissuasori di velocità posti sulle nuove ciclabili in prossimità delle rampe di accesso alle banchine”. La lettera si concludeva: “Dopo i Giochi sarà opportuno ridefinire il layout dell’intervento in considerazione degli interessi, ma soprattutto dei diritti dei cittadini”.

Una giustificazione dei lavori incompleti è venuta dal commissario Fasiol, che è entrato nella gestione dell’evento paralimpico solo lo scorso agosto, quando tutto era già programmato. “Sistemare la platea dell’Arena per i Giochi non era possibile perché doveva essere occupata dal palco degli show. Un’eredità delle Olimpiadi è costituita comunque anche dall’applicazione delle linee guida della Regione Veneto che seguono l‘Universal Design che tiene conto delle esigenze delle persone con disabilità”.

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