Nave Garibaldi: ecco la lettera che il Governo non ha voluto mostrare al Parlamento e le motivazioni della Rauti nel resoconto della commissione
Una lettera “irricevibile per il ministero della Difesa”, “non conforme alle norme e ai regolamenti italiani che disciplinano i rapporti istituzionali e le procedure amministrative”. Per questo il Governo non l’ha mostrata al Parlamento e – sottinteso implicito – non la mostrerà. Questa la posizione espressa dalla sottosegretaria di FdI Isabella Rauti martedì. Per questa ragione la lettera abbiamo deciso di pubblicarla noi, sul FattoQuotidiano.it: a nostro parere i cittadini devono conoscere i dettagli della lettera del 25 settembre in cui il ministero indonesiano spiega al nostro le sue proposte per i pagamenti di servizi forniti dalla società privata italiana Drass in seguito al regalo a Giakarta di una nave importante e soprattutto pubblica del valore di 54 milioni di euro.
Rauti era la faccia del ministero della Difesa in Commissione Esteri e Difesa del Senato. I membri della Commissione erano infatti chiamati a votare sul decreto del ministro Guido Crosetto (di concerto col ministro degli Esteri Antonio Tajani) che cede gratis la nave Garibaldi agli indonesiani. Non è un pro forma. Senza parere vincolante niente regalo. Alla vigilia si dava per scontata l’approvazione a maggioranza. La presidente della Commissione Stefania Craxi, particolarmente legata a quella nave di nome Garibaldi, non a caso, varata da un presidente del consiglio che si chiamava Bettino Craxi ed era un fan di Garibaldi, non c’era. Forse per non veder sanguinare il cuore di fronte al Sì scontato alla cessione della gloriosa ex ammiraglia della nostra flotta fino al 2011.
Le risposte di Rauti in Commissione però non hanno soddisfatto le opposizioni che hanno chiesto e ottenuto il rinvio del voto: chiedono maggiore chiarezza sul dono a Giakarta, vogliono che il ministro della Difesa Guido Crosetto vada a spiegare. Ora la questione è slittata, con il voto rinviato probabilmente a dopo il referendum sulla separazione delle carriere. Se ne parla a fine marzo. Al centro della discussione, quindi, c’è la lettera (qui pubblicata in esclusiva) rivelata nell’edizione cartacea del 7 marzo scorso e mai trasmessa alle Commissioni parlamentari delle due camere che devono dare il loro parere vincolante sulla cessione. Non è contenuta nel dossier predisposto dal ministero della Difesa. Come le altre carte nelle quali si parla di doni pubblici da un lato e di affari di privati dall’altro tra Italia e Indonesia. Carte che invece a nostro parere andrebbero rese pubbliche.
La lettera, datata 25 settembre 2025, firmata dal capo dell’Agenzia Logistica del ministero della Difesa indonesiano, l’Air Marshall Yusuf Jahuari, è diretta al capo della Direzione nazionale armamento del nostro ministero della Difesa italiano, l’ammiraglio Giacinto Ottaviani. Nella lettera ci sono alcuni punti che fanno riferimento a Drass, la società di Sergio Cappelletti, in passato finanziatrice di Fratelli d’Italia, nel 2022 con 10mila euro e prima con altri 7.500 euro a cavallo tra 2019 e 2020, come ha scritto il Domani.
Nella lettera indonesiana alla voce Payment Facilitation, cioè “Agevolazione dei pagamenti”, si legge: “Qualora la legislazione applicabile impedisca il pagamento diretto dal ministero della Difesa indonesiano al ministero della Difesa italiano, il ministero della Difesa indonesiano nominerà Drass Galeazzi come entità designata per l’adempimento di tale obbligo, in conformità con il processo di scambio/permuta applicabile. Drass Galeazzi sarà compensata di conseguenza”. Poi c’è un paragrafo intitolato “Offset Value”, cioè “Valore di compensazione”. Vi si legge: “Il valore di compensazione (Offset Value) generato dal trasferimento dell’ITS Garibaldi sarà accreditato dal ministero della Difesa indonesiano sul conto del partner designato, Drass Galeazzi”.
La lettera degli indonesiani è ingombrante come un elefante nell’aula della Commissione. E Rauti sceglie di prenderlo di petto subito. La sottosegretaria, per giustificare la mancata informazione sulla lettera del Ministero indonesiano al Ministero italiano del 25 settembre 2025 la butta sugli aspetti formali. Il sottosegretario, si legge nel resoconto stenografico pubblicato nella serata di martedì, “tiene, in primo luogo, a rammentare come la lettera a cui Il Fatto Quotidiano continua a fare riferimento sia stata del tutto irricevibile per il Ministero della Difesa. Non si è trattato di una valutazione politica o discrezionale, bensì di un dato strettamente procedurale: il documento non risultava conforme alle norme e ai regolamenti italiani che disciplinano i rapporti istituzionali e le procedure amministrative. Nelle relazioni istituzionali – prosegue la lezioncina di procedura amministrativa internazionale – e nelle interlocuzioni internazionali, infatti, la forma e i canali di trasmissione costituiscono elementi sostanziali e non meramente formali. Documenti trasmessi unilateralmente, in modo irrituale o al di fuori dei canali ufficialmente riconosciuti non entrano nelle consuete procedure amministrative e non vengono acquisiti agli atti. Nel caso in questione, la lettera non è giunta attraverso i canali ufficiali e, per tale motivo, è stata trattata secondo la prassi consolidata nelle relazioni internazionali, vale a dire semplicemente ignorata, come se non fosse mai pervenuta”.
Rauti non dice una parola su come siano state regolate le questioni trattate nei due punti della lettera relativi a Offset e pagamenti in cui Drass era citata. Evita il merito. Preferisce muoversi nel dominio meno rischioso delle forme. Così giustifica la mancata trasmissione alle Camere del documento indonesiano del 25 settembre 2025. “Proprio per questa ragione, – prosegue la sottosegretaria – non è stata trasmessa alle Camere, non è stata gestita amministrativamente come comunicazione ufficiale e non ha prodotto né poteva produrre alcun effetto amministrativo o politico. Non vi è, dunque, alcuna omissione né alcun documento ‘tenuto nascosto’, ma semplicemente l’applicazione delle normali procedure amministrative”.
Scartata così la questione imbarazzante dei contenuti della lettera, declassata a una posta indesiderata messa nel cestino, Rauti poi è passata al merito: perché dobbiamo donare all’Indonesia, un paese non allineato il cui presidente è andato a dicembre scorso a scambiarsi saluti affettuosi e promesse di affari futuri con Vladimir Putin a Mosca? Ecco la spiegazione: “Circa la valutazione tecnico-amministrativa sulla cessione di Nave Garibaldi, il sottosegretario ribadisce che essa è stata esperita nell’ambito delle ordinarie analisi tecnico-amministrative condotte dagli organismi competenti”.
Per diradare questa nebbia di parole piene di formalismi può aiutare la cronologia. Come noto ai lettori del Fatto, il 25 settembre il ministero della Difesa indonesiano invia al Ministero italiano la lettera pubblicata dal Fatto. Sono passati appena 10 giorni dalla visita di una delegazione indonesiana a Taranto per visionare la nave. Agli asiatici l’ex ammiraglia, la mini portaerei, l’incrociatore “tutto ponte” aggrada.
Così, in attesa di firmare una lettera di intenti il primo ottobre a livello di ministri, già il 25 settembre annunciano la loro formale accettazione con le loro richieste alla controparte italiana. I dettagli della cessione sono affrontati tutti e alla fine c’è spazio per i due punti (Offset Value e Payments Facilitation) nei quali è citata la Drass Galeazzi di Sergio Capelletti. Ancora tre mesi e parte la Commissione italiana per decidere se è meglio donare la nave (messa fuori servizio a fine 2024 perché obsoleta) che tenerla. Prosegue così lo stenografico sull’intervento di Rauti in Commissione: “In particolare, il 24 dicembre 2025, è stato attivato un Tavolo Tecnico Interforze che, a valle delle approfondite valutazioni di tutti gli enti tecnici preposti, in data 5 febbraio 2026, ha terminato i lavori sotto la presidenza del Capo di Stato Maggiore della Difesa (generale Luciano Antonio Portolano, Ndr) ed alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Marina (ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, Ndr) proponendo la cessione a titolo gratuito di Nave Garibaldi alla Repubblica d’Indonesia”.
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Ma perché sarebbe conveniente donare l’ex nave ammiraglia? “Tali valutazioni – si legge ancora nello stenografico – hanno riguardato preminentemente la convenienza economica dell’operazione rispetto alle alternative disponibili per l’Amministrazione della Difesa. In particolare, la cessione gratuita dell’unità navale – il cui valore inventariale residuo è stimato in circa 54 milioni di euro – è risultata la più conveniente in quanto scongiura ulteriori spese a carico del bilancio dello Stato. Infatti, consente di evitare costi certi per il mantenimento dell’unità, che per il 2025 sono stati quantificati in circa 5 milioni di euro annui, legati principalmente a consumi energetici, servizi di vigilanza, sicurezza e attività minime necessarie a garantire la vivibilità e l’integrità della piattaforma. In assenza di cessione, inoltre, la Marina Militare dovrebbe avviare la procedura di alienazione finalizzata alla demolizione dell’unità, con una durata stimata non inferiore a 24 mesi e costi complessivi valutati in circa 18,7 milioni di euro, cui potrebbero aggiungersi ulteriori oneri nel caso in cui la demolizione avvenisse a titolo oneroso a carico dell’Amministrazione, come già accaduto in casi analoghi nel passato”.
Segue poi, nell’esposizione della sottosegretaria Rauti, la questione del riverbero positivo del regalo: “In merito alle ricadute industriali e al rafforzamento della cooperazione con l’Indonesia, la cessione della Nave Garibaldi produce effetti positivi, non soltanto sul piano della razionalizzazione della spesa pubblica, ma anche sotto il profilo industriale e strategico. Oltre ad evitare costi aggiuntivi per lo Stato, l’operazione è, infatti, inserita in un più ampio quadro di cooperazione industriale con l’Indonesia che può generare importanti ricadute per il sistema produttivo nazionale. In particolare, la dismissione dell’unità comporterà interventi di ammodernamento e adeguamento della stessa, che saranno a carico dalla controparte indonesiana e che coinvolgeranno aziende italiane del settore della difesa e della cantieristica navale. Tale dinamica si inserisce in un rapporto industriale già avviato con l’Indonesia, che nel passato ha già acquistato due pattugliatori polivalenti d’altura (PPA), per un valore complessivo di circa 1,25 miliardi di dollari”. Alla fine arriva la citazione (oltre che degli aerei M346 di Leonardo) anche dei sommergibili di Drass, senza il nome delle società però, mentre erano menzionati con il nome delle aziende nel dossier presentato a febbraio dal Ministero al Senato e alla Camera. Quella dei DGK di DRASS è una commessa della Repubblica indonesiana da 480 milioni per la società di Cappelletti. “Questo canale di cooperazione – continua così lo stenografico – potrebbe ulteriormente consolidarsi attraverso altri programmi industriali già avviati o in corso di valutazione da parte dell’Indonesia relativi all’acquisizione di sei sommergibili classe DGK, velivoli addestratori M-346 e velivoli da pattugliamento marittimo, con ricadute economiche rilevanti per il sistema industriale nazionale”.
Sono spiegazioni che non hanno convinto le opposizioni. Per il senatore Alessandro Alfieri del Pd “la principale perplessità dell’intera vicenda risiede, non tanto negli aspetti giuridici e nella possibile e positiva eventualità che emergano ulteriori collaborazioni industriali tra Italia e Indonesia, a seguito della cessione, quanto, soprattutto, nel ruolo, non chiaro e comunque opaco, che la società Drass avrebbe avuto, secondo organi di stampa, nell’intermediazione dell’intera operazione. Pertanto, sarebbe opportuno che il ministro della Difesa intervenga per fornire le delucidazioni necessarie a fugare tali perplessità”.
Ad associarsi alla richiesta di Alfieri, la senatrice M5s Alessandra Maiorino, la quale ha chiamato “l’attenzione dei Commissari sulle circostanze non ben definite che hanno visto la suddetta Drass venirsi attribuire un incarico di notevole entità economica”. Tra i pentastellati, Bruno Marton invece ribadisce “il rilievo critico che da tempo ormai ha segnalato in Commissione, ovvero il fatto che i vari atti del Governo sottomessi all’esame parlamentare, molto spesso, difettano di un’adeguata documentazione di merito, nonché dei vari passaggi procedurali sottesi ai progetti o ai sistemi d’arma”.
Se il senatore Michele Barcaiuolo (FdI) resta “dell’avviso – è scritto nello stenografico – che il rappresentante del Governo abbia condiviso con la Commissione praticamente tutti gli elementi cognitivi in grado di fornire un quadro esaustivo dell’intera vicenda”, alla fine però altri membri della maggioranza di Governo chiedono maggiore chiarezza. Per il senatore della Lega Marco Dreosto, infatti, “sarebbe comunque utile, per i membri della Commissione, pervenire a un supplemento di esame del contesto in cui tale cessione verrebbe realizzata”. Anche per la leghista Stefania Pucciarelli “alla luce dei vari interventi intercorsi, nonché dei riscontri provenienti dai media, appare necessario svolgere un ulteriore approfondimento, con una valutazione aggiuntiva da parte del Ministero della Difesa”.
Dopo questi interventi, la sottosegretaria Rauti, riporta sempre lo stenografico della seduta, “rileva come, dagli interventi svolti, siano state mosse delle considerazioni critiche ‘extra fattuali’, ovvero, sia stato fatto riferimento a documenti non strettamente attinenti all’ambito del Dicastero Difesa. Ribadisce come la mentovata lettera ‘indonesiana’ risulti, dal lato italiano, semplicemente come non esistente, perché veicolata attraverso dei canali non ufficiali e che, di conseguenza, non sono stati presi in considerazione dalle procedure ufficiali che solitamente vengono utilizzate, in casi simili. In sostanza, si è trattato di una lettera unilaterale a cui non è stato dato alcun riscontro ufficiale. Evidenzia, di nuovo, come, ove sia stata esperita una qualche attività di intermediazione della società Drass, questa attività abbia interessato evidentemente solo il côté dell’Indonesia”. Tuttavia per “fornire ai Commissari ulteriori elementi di riscontro, utili ad ogni chiarimento come richiesto nel corso della discussione” Rauti “suggerisce l’audizione di un rappresentante della Direzione Nazionale degli Armamenti”. “Dal punto di vista del Dicastero difesa, – continua lo stenografico – si tratta di dare sempre massima trasparenza nelle informazioni, nonché disponibilità al confronto, essendo obiettivo del Dicastero stesso fare in modo che ogni parlamentare sia consapevole degli elementi necessari all’espressione del parere, evitando ogni tentativo di convincimento forzato”. Rauti infine fa anche un passaggio sulla presenza (anche questa rivelata dal Fatto Quotidiano) di Guido Crosetto a Dubai nei giorni dell’esplosione della guerra in Medioriente. “Relativamente alle varie notizie di stampa che hanno riportato la presenza del Ministro Crosetto a Dubai, – si legge nello stenografico – al riguardo lo stesso Ministro ha già spiegato la propria posizione personale, sia in sede di Commissioni esteri e difesa dei due rami del Parlamento, che nelle medesime aule di Camera e Senato”. Così si chiude la seduta: voto rinviato. Il caso slitta a dopo il referendum sulla separazione delle carriere.