Ultimo aggiornamento: 16:44
Famiglia nel bosco – “Uno dei bimbi rifiuta il cibo”. Il papà ha visitato una nuova possibile casa vicino al vecchio casolare
A complicare la dolorosa vicenda della famiglia che viveva nel bosco – come se non bastassero le ingerenza della politica in una procedura che è in capo ai magistrati minorile – oggi arriva la notizia che uno dei bimbi, ospitati nella casa famiglia di Vasto, avrebbe intrapreso lo sciopero della fame. Quando la mamma dei piccoli era stata allontanata per i suoi comportamenti ostili – nei confronti di assistenti sociali e personale della struttura – era già stata fatta aleggiare questa ipotesi. Il bambino, secondo quanto riferito da fonti vicine alla famiglia, avrebbe detto che non mangerà finché non potrà rivedere. La donna era stata collocata con i figli nella struttura il 20 novembre 2025 quando, con un precedente provvedimento, lo stesso tribunale aveva sospeso la responsabilità genitoriale anche del padre.
Lo sciopero della fame
La notizia del presunto sciopero della fame del bambino è arrivata mentre la garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, era diretta a Vastro per una visita nella struttura che ospita i tre minori. “C’è arrivata adesso questa novità del bimbo che si rifiuterebbe di mangiare, ora voglio accertare questa cosa. Esprimo il mio auspicio che questa storia possa risolversi velocemente, con il minor danno possibile per i minori. Vengo qui come se fossi una bambina che rappresenta l’interesse dei bambini”, ha affermato. “Immagino che vedrò la dirigente della struttura, la curatrice, l’assistente sociale, o almeno la sentirò al telefono, e spero di riuscire anche a parlare con gli psichiatri della Asl”. Poco prima del suo arrivo, la zia e la nonna dei bambini avevano lasciato la struttura, mentre il padre dei piccoli – che potrebbe ottenere l’affidamento dei figli perché sta dimostrando un atteggiamento pacato e collaborativo – oggi non è presente.
La preoccupazione per i bambini
La garante ha anche richiamato l’attenzione sulle difficoltà che possono emergere quando lo Stato interviene in contesti familiari complessi. “Non voglio assolutamente dare la croce agli assistenti sociali, ma sicuramente esiste un problema di formazione. Si ritrovano spesso a che fare con situazioni molto delicate senza avere gli strumenti adeguati. In questo caso c’era anche un gap linguistico e culturale che potrebbe aver complicato le cose”. Secondo Terragni, quando le istituzioni entrano in contatto con una famiglia fragile è fondamentale saper adattare l’intervento. “Quando lo Stato, rappresentato da un’assistente sociale, si avvicina a una famiglia deve adattarsi, deve esserci competenza per capire. Se si crea tra loro una difficoltà insuperabile, magari si prova a cambiare l’assistente sociale”.
La preoccupazione maggiore resta però l’impatto sui bambini. “Come usciranno i bimbi quando usciranno da qui? Traumatizzati. Non lo dico io, lo dicono i luminari della psichiatria di questo Paese”, ha osservato. Per la garante, il modello ideale di intervento dovrebbe puntare a sostenere l’intero nucleo familiare. “Nel mio mondo ideale lo Stato prende in carico l’intera famiglia, tutte le volte che è possibile. Non come un antagonista, ma come una sorta di familiare o di amico che accompagna il nucleo e lo aiuta a correggere la rotta dove necessario”.
Una nuova casa?
Intanto il papà dei bimbi ha visitato giovedì mattina una nuova casa dove potrebbe trasferirsi prossimamente insieme con la moglie Catherine. A rivelarlo è stato Armando Carusi, il ristoratore che ha offerto in comodato d’uso gratuito il proprio b&b alla famiglia nell’attesa di una decisione sul ritorno dei bimbi. Con lui “e il sindaco siamo andati a vedere la casa nuova che il Comune ha messo a disposizione già da un po’ – dice all’Ansa -. Devo dire che è rimasto molto contento. È una casa nuova, stupenda, isolata, vicina al bosco e a 10 minuti dal loro casolare. Il contratto stipulato con loro per il mio b&b, peraltro, scade a fine mese”.
Perché siamo a questo punto
Vale la pena ricorda che la coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli in un casolare isolato a Palmoli (Chieti), senza acqua corrente, elettricità, riscaldamento né servizi igienici. I bambini non frequentavano la scuola, non avevano assistenza pediatrica né vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità.
Carabinieri e servizi sociali hanno parlato di una situazione di forte trascuratezza e i servizi sociali hanno proposto diversi percorsi di supporto, tra cui ristrutturare la casa, garantire cure mediche e inserire i bambini in un percorso educativo. Nel tempo sono state offerte alla famiglia diverse soluzioni abitative gratuite e aiuti concreti per migliorare le condizioni di vita, ma le proposte sono state rifiutate. Tanto che il primo avvocato della coppia ha deciso di rimettere il mandato.
Nel 2025 il tribunale aveva sospeso la responsabilità genitoriale e collocato i bambini in una casa famiglia insieme alla madre. Successivamente, secondo quanto riportato dagli operatori della struttura, il comportamento della madre sarebbe stato conflittuale e avrebbe generato tensioni anche tra i bambini e il personale educativo. Per questo motivo il tribunale ha deciso di separare la madre dai figli e trasferire i minori in un’altra struttura. L’ipotesi più accredita è che i figli possano essere affidati al padre che ha dimostrato una minore rigidità e più collaborazione verso gli esperti che si occupano del benessere dei bambini. Uno dei quali aveva una bronchite non curata al momento dell’ingresso nella casa famiglia.
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