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Annegò la fidanzata 16enne nel lago di Bracciano, esce dal carcere dopo 14 anni l’assassino di Federica Mangiapelo

L'omicidio si consumò prima dell'introduzione del reato di femminicidio e prima dell'introduzione del divieto di accesso al giudizio abbreviato per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo entrato in vigore solo nel 2019
Annegò la fidanzata 16enne nel lago di Bracciano, esce dal carcere dopo 14 anni l’assassino di Federica Mangiapelo
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Esce dal carcere dopo 14 anni l’assassino di Federica Mangiapelo, una ragazzina di soli 16 anni, uccisa il 31 ottobre del 2012 ad Anguillara. Marco Di Muro, che all’epoca aveva 23 anni, aveva stordito la vittima e le aveva spinto la testa sott’acqua sulle sponde del lago di Bracciano. Le indagini accertarono che Federica era uscita dall’abitazione del padre intorno alle 22.30 del 31 ottobre, per raggiungere il fidanzato Marco e iniziare i festeggiamenti per la notte di Halloween. L’uomo ha scontato la pena che gli era stata inflitta.

Verso le 3 di notte scoppiò un litigio tra i due giovani e la 16enne chiese al fidanzato di riaccompagnarla a casa. Il mattino seguente un passante ritrovò a Vigna di Valle, poco fuori il paese di Anguillara, il corpo seminudo della ragazza steso sul bagnasciuga del lago di Bracciano: la testa era immersa in venti centimetri di acqua. Nella prima perizia si confermò la pista della morte per cause naturali e il caso fu archiviato. A seguito di pressioni da parte della famiglia, il caso fu riaperto e la successiva perizia collegiale parlò di morte per annegamento. Di Muro, unico imputato, raccontò sempre di aver lasciato Federica da sola sulle rive del lago alle 3 di notte, ma la svolta arrivò il 12 dicembre del 2014: Di Muro fu arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato.

Il depistaggio

Le indagini e il processo hanno accertato che tra i due era scattato un litigio per motivi di gelosia. Il giovane avrebbe poi cercato di depistare le indagini: alle 4 del mattino, circa un’ora dopo l’omicidio, Di Muro inviò dal suo pc uno strano messaggio: “Abbiamo litigato, ma ti voglio sempre bene”. Poi si impegnò fin dall’alba nelle ricerche della fidanzata 16enne che aveva ucciso poche ore prima. L’avvocato Andrea Rossi, legale della famiglia Mangiapelo, dopo la sentenza definitiva aveva dichiarato: “Non ha mai collaborato, ha anzi ostacolato il processo. Ha insultato i genitori di Federica su Facebook, ha fatto sparire borsa e cellulare della vittima, ha occultato il proprio cellulare e tanto altro”. A confermare ciò il biglietto scritto alla madre la mattina seguente l’omicidio: “A mano o in lavatrice, anche se piove. Basta che li lavi”. Il riferimento di Di Muro era ai pantaloni, usati quella notte, su cui gli inquirenti trovarono le stesse alghe presenti sulla scena del crimine.

La condanna

Era stato condannato, in via definitiva per omicidio volontario, a 14 anni. L’omicidio si consumò prima dell’introduzione del reato di femminicidio, contestato per la prima volta in Italia a Claudio Carlomagno, che l’8 gennaio scorso ha ucciso la moglie Federica Torzullo nella loro villetta, sempre ad Anguillara Sabazia. A favorire Di Muro era stata anche l’assenza del divieto di accesso al giudizio abbreviato per i delitti puniti con la pena dell’ergastolo, entrato in vigore solo nel 12 aprile 2019 con la legge n.33. Di Muro aveva infatti scelto il rito abbreviato durante il processo di primo grado e il 17 luglio 2015 era stato condannato dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Civitavecchia a 18 anni, avvalendosi dello sconto di un terzo della pena. A nulla erano valse le aggravanti della “minorata difesa”, cioè dal fatto che il delitto fosse avvenuto di notte, che Federica fosse una minorenne e che si trovassero in un posto isolato. La sentenza, ridotta a 14 anni, fu poi confermata in toto dalla Cassazione l’11 dicembre 2017, che rigettò i ricorsi della difesa.

Marco Di Muro ha oggi 36 anni e, dopo essere uscito dal carcere di Rebibbia, è tornato a casa. Al momento è ancora in affidamento in prova ai servizi sociali, ma a giugno sarà un uomo libero dopo aver scontato la sua pena. Il suo difensore, l’avvocato Cesare Gai, ha dichiarato che sta cercando lavoro, “riscontrando non poche difficoltà”.

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