“L’Iran ha piazzato una dozzina di mine nello stretto di Hormuz”. Tre navi cargo colpite da “proiettili sconosciuti”
L’Iran avrebbe piazzato circa una dozzina di mine nello stretto di Hormuz, in una mossa che probabilmente complicherà la riapertura del tratto di Golfo Persico attraverso il quale passa buona parte del commercio mondiale di petrolio. Lo scrive l’agenzia Reuters sul proprio sito web citando due fonti a conoscenza della questione. Una delle due ha riferito che l’ubicazione della maggior parte delle mine è nota, ma si è rifiutata di spiegare come gli Stati Uniti intendano gestirle. L’attività di dispiegamento mine non è ancora estesa, riferiscono altre fonti alla Cnn, aggiungendo che Teheran detiene ancora oltre l’80-90% delle sue piccole imbarcazioni e dei suoi posamine, quindi le sue forze potrebbero facilmente piazzarne a centinaia.
Sul punto Donald Trump professa ottimismo. Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca il presidente americano ha detto che “non crede” che l’Iran abbia piazzato mine nello stretto. Il tycoon ha anche sottolineato che “ci sarà un’enorme sicurezza” nello specchio di mare. “Abbiamo distrutto quasi tutte le loro navi posamine in una notte”, ha aggiunto Trump. Non solo: “Abbiamo messo fuori uso la loro marina, la loro aeronautica e tutti i loro sistemi di difesa aerea”.
Lo stretto è diventato il principale punto strategico della guerra iniziata il 28 febbraio. Minarlo equivale bloccare pressoché totalmente uno dei più critici “choke points” energetici mondiali attraverso il quale passa circa il 20-21% del consumo globale di petrolio e il 25% del gas naturale liquefatto, con conseguenze immediate e pesanti per l’economia del pianeta. Dopo il 28 febbraio, giorno di inizio dei bombardamenti di Usa e Israele sull’Iran, il tratto di mare è già stato dichiarato zona di operazioni belliche, con circa mille navi bloccate per un valore stimato di 25 miliardi di dollari.
Le forze armate iraniane hanno avvertito Stati Uniti e Israele: “Preparatevi al raggiungimento dei 200 dollari al barile perché il prezzo del petrolio dipende dalla sicurezza regionale che avete destabilizzato”. “Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio raggiunga gli Stati Uniti, Israele e i loro partner. Qualsiasi nave o petroliera diretta a loro sarà un obiettivo legittimo”, ha ribadito Ebrahim Zolfaqari, portavoce del quartier generale del comando militare di Teheran, aggiungendo che Washington non sarà in grado di controllare i prezzi.
Washington e Teheran, intanto, continuano a scambiarsi minacce. Il Comando centrale americano ha avvertito del rischio possibili attacchi ai porti civili iraniani lungo lo stretto. “Il regime iraniano sta utilizzando i porti civili lungo lo stretto di Hormuz per condurre operazioni militari che minacciano il traffico marittimo internazionale”, si legge in una nota pubblicata sui social media. Questa “pericolosa azione”, sottolinea il Centcom, “mette a rischio la vita di persone innocenti. I porti civili utilizzati per scopi militari perdono lo status di protezione e diventano legittimi obiettivi militari ai sensi del diritto internazionale”.
Immediata la risposta di Teheran. Le forze armate iraniane hanno minacciato di colpire i porti del Medio Oriente se i loro porti venissero attaccati da Israele e Stati Uniti, ha riferito la televisione di stato. “Se i nostri porti e i nostri moli saranno minacciati, tutti i porti e i moli della regione diventeranno obiettivi legittimi”, ha dichiarato un portavoce delle forze armate, come riportato dai media.
“Se l’Iran ha messo mine nello stretto di Hormuz, e noi non abbiamo notizie che l’abbiano fatto, noi vogliamo che le rimuova immediatamente“, ha scritto ieri notte Donald Trump su Truth. “Se per qualche ragione le mine sono state piazzate e non verranno rimosse subito – aggiunge Trump – le conseguenze militari per l’Iran saranno a livelli mai visti prima. Se invece rimuovono quello che hanno piazzato, sarebbe un passo gigantesco nella giusta direzione”. Gli Stati Uniti “elimineranno ogni nave che cerca di mettere mine nello Stretto di Hormuz usando la stessa tecnologia utilizzata contro i trafficanti di droga”, ha aggiunto il capo della Casa Bianca facendo riferimento ai raid mirati che l’amministrazione sta eseguendo contro le navi sospettate di di trasportare stupefacenti nel Mar dei Caraibi e nell’oceano Pacifico. Poche ore dopo, Trump ha fatto un nuovo annuncio sul social di sua proprietà: “Sono felice di riportare che nelle ultime ore abbiamo colpito e completamente distrutto dieci barche e navi inattive per piazzare mine e molte altre saranno colpite”.
La situazione nello stretto è molto tesa. L’agenzia marittima britannica United Kingdom Maritime Trade Operations ha riferito che almeno tre navi sono state colpite oggi nelle sue acque. Una nave portacontainer, una nave cargo e una nave portarinfuse sono state colpite in successione da “proiettili sconosciuti”. La stessa agenzia ha dichiarato di aver registrato 14 incidenti che hanno preso di mira navi dall’inizio della guerra, il 28 febbraio.
Funzionari thailandesi affermano che è in corso una ricerca per tre membri dell’equipaggio dispersi dopo che una nave cargo thailandese è stata colpita e ha preso fuoco nello stretto. Il Dipartimento della Marina di Bangkok ha dichiarato che 20 membri dell’equipaggio della nave Mayuree Naree sono già stati soccorsi dalla marina dell’Oman e portati a terra a Khasab. I tre membri dell’equipaggio dispersi si trovavano presumibilmente nella sala macchine quando è avvenuta l’esplosione. Il centro United Kingdom Maritime Trade Operations, gestito dall’esercito britannico, ha dichiarato in precedenza che l’imbarcazione era stata colpita appena a nord dell’Oman nello stretto. Il Dipartimento della Marina ha aggiunto che sta coordinando con le agenzie nazionali e internazionali competenti per le operazioni di ricerca e soccorso e per fornire assistenza ai membri dell’equipaggio coinvolti.