Indipendenza della Rai, molestie legali, concentrazione del sistema mediatico italiano e spyware. Su questi temi si è concentrata la terza missione in Italia del Media Freedom Rapid Response, consorzio di organizzazioni che monitora la tutela della libertà di informazione in Europa. “La prima volta siamo venuti nel 2022”, dice Sielke Kelkner dell’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, “poi nel 2024 e ora di nuovo”. Come già due anni fa però, i delegati non sono stati ricevuti da nessun membro dell’esecutivo: l’unico confronto è stato con la segreteria tecnica del sottosegretario Francesco Paolo Sisto (Fi). “Ci dispiace perché anche laddove le opinioni possano essere in contrasto, i confronti sono la linfa vitale degli assetti democratici”.
Uno dei temi su cui si sono concentrati è il recepimento della direttiva sulle querele temerarie che, al momento, è limitata alle cause trasnfrontaliere. “La legge delega purtroppo è ancora molto molto vaga”, osserva l’avvocato Marco Meo di Free Press United, “fare un copia in colla della direttiva del nostro ordinamento sarebbe sicuramente un’occasione persa. L’unico Stato che l’ha trasposta immediatamente è Malta, “ma purtroppo è un esempio negativo” perché lo ha fatto “senza allargarla ed è il timore che possa essere uno scenario replicabile anche in Italia”. Ma bastano le leggi attuali in Italia per tutelare contro le querele temerarie? “Non è sufficiente al momento la legislazione italiana”, chiude Meo. Per Kelner “sarebbe un’occasione sprecata perché i dati della coalizione europea contro le Slapp (Azione strategica contro la partecipazione pubblica ndr) ci dicono che più del 90% delle azioni temerarie monitorate, non solo in Italia, ma in Europa, hanno un carattere strettamente nazionale domestico”. In Italia “c’è un ricorso sistematico da parte delle figure pubbliche di alto livello alle azioni temerarie per mettere a tacere qualunque forma di critica, non solo dei giornalisti e delle inchieste, ma anche critiche che vengono appunto da parte di intellettuali”. Il riferimento è alle minacce di querela da parte del presidente del Senato Ignazio La Russa a Tomaso Montanari, ma anche il caso” che vede coinvolta la premier Meloni contro lo stand-up comedian romano Daniele Fabri“.
L’altro argomento centrale per la delegazione è quello della Rai perché l’Italia, da agosto scorso, ha superato i termini per recepire il Media Freedom Act e quindi adoperarsi per una governance trasparente. “Se l’Italia rischia una procedura di infrazione? Io mi auguro che non dobbiamo arrivare là, ma se mai ci arriviamo c’è anche un rischio di soldi”, commenta Renate Schroeder della Federazione europea dei giornalisti. Nei mesi scorsi l’Italia ha ricevuto una lettera di richiamo. “Non vedo molta possibilità, per questo onestamente sono anche un po’ frustrata. Il rischio è che i cittadini non abbiano l’informazione di cui hanno bisogno e questo è urgente se vogliamo chiamare Italia una democrazia”.
La missione quest’anno si è anche concentrata sulla sorveglianza dei giornalisti. Una scelta, spiega Dimitri Bettoni di Osservatorio Balcani Caucaso arrivata dopo l’emergere di casi di spionaggio a danni di cronisti: “Un fatto che riteniamo estremamente grave. Ci aspettiamo un impegno attivo da parte delle istituzioni. Il governo recepisca il caso come una questione di importanza fondamentale per la sicurezza della cittadinanza. E’ nell’interesse del Paese fare luce su quanto accaduto”.