In Italia chi assiste un proprio familiare convivente con grave disabilità, praticamente quasi senza sosta, sette giorni su sette, 365 giorni l’anno, non è riconosciuto come un lavoratore né sostenuto al livello giuridico, previdenziale, sociale, economico e non beneficia di aiuti di tipo psicologico.
Per questo, come denunciano i caregiver che ogni giorno assistono i propri cari, serve il prima possibile una legge dello Stato per garantire adeguati supporti e sostegni economici idonei. La legge è attesa da 30 anni e da 15 ci lavorano in parlamento, eppure ancora non c’è.
Con questo spirito Alessandra Corradi, mamma di un figlio con gravi disabilità, tra le ideatrici e portavoce di Caregiver Familiari Uniti (CFU), coordinamento nazionale nato a ottobre che può contare su circa 20mila persone e che è seguito su Facebook da più di 13mila follower, ha lanciato sulla piattaforma online IoScelgo una petizione intitolata “Il caregiver familiare h24 va riconosciuto come lavoratore”. L’appello, oggi ha superato le 10mila firme, ma non basta.
“Ho lanciato la petizione perché è ora che il nostro Paese affronti questa questione, cioè riconoscere il caregiver come lavoratore. Noi siamo costretti ad assistere il nostro caro, ogni giorno, tutti i giorni, per sempre, fino alla morte o nostra o del nostro caro. E non abbiamo nessun tipo di aiuto perché lo Stato non lo prevede”, denuncia Corradi in un video in cui rilancia l’appello alle firme. Corradi specifica che assumere qualcuno per fare quello che i caregiver fanno ogni giorno, costerebbe miliardi. Invece, assumere loro, con un reddito anche minimo, “sarebbe molto più semplice”.
I destinatari della petizione sono il governo “e tutto il parlamento“. L’esecutivo il 12 gennaio in Consiglio dei Ministri ha approvato il ddl Caregiver, presentato dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, ma ha suscitato proteste da parte dei diretti interessati e organizzazioni che difendono i diritti delle persone con disabilità.
L’intento dei promotori dell’appello sulla piattaforma IoScelgo è quindi quello di “migliorare nella sostanza il disegno di legge ancora da approvare alla Camera e al Senato”, riconoscendo veramente tutele economiche, sostegni sociali e psicologici, oltre ai contributi pensionistici, in primis a tutti i caregiver familiari conviventi h24. “Molti ci dicono che non possiamo pretendere uno stipendio perché il nostro è un lavoro d’amore – continua Corradi – ma vorrei chiedere se loro lavorano a titolo gratuito. Perché noi dobbiamo farlo?”. “Questa petizione è una sfida culturale al nostro Paese che è l’unico in Europa a non avere una legge sul caregiver familiare”, ricorda, chiedendo di firmare e sottolineando che in Italia ci sono circa 1 milione di caregiver h24, di cui la maggior parte donne. “La petizione rimane aperta anche dopo l’ok del Cdm al ddl caregiver – specifica ancora la caregiver al Fattoquotidiano.it – perché uno dei principali aspetti, quello del riconoscimento come lavoratore, non è stato inserito”.