Iran, Trump parla un’ora al telefono con Putin. Poi: “Guerra quasi finita”. E il prezzo del petrolio torna a scendere
In Iran sarà una “escursione a breve termine“. Ma allo stesso tempo “non molleremo finché il nemico non sarà totalmente e decisamente sconfitto”. Perché l’Iran “in una settimana ci avrebbe attaccato al 100%. Era pronto”. Ma ora “siamo molto vicini alla fine” e la guerra “finirà presto“. Ma “no”, non questa settimana. Sono alcuni dei passaggi del discorso che Donald Trump nella notte italiana ha rivolto ai repubblicani del Congresso riuniti al Trump National Doral di Miami, rendendo omaggio ai militari americani che hanno perso la vita nell’operazione “Epic Fury“, nel giorno in cui il Pentagono ha identificato la settima vittima.
In giornata il capo della Casa Bianca aveva sentito al telefono Vladimir Putin. Una chiamata di oltre un’ora, incentrata sul conflitto in Medio Oriente e sull’Ucraina. Con Mosca che ha inviato un messaggio chiaro: “Il successo dell’avanzata delle truppe russe in Donbass dovrebbe incoraggiare Kiev a risolvere il conflitto attraverso i negoziati“. Con l’implicita richiesta al tycoon di intensificare la pressione su Volodymir Zelensky, preoccupato dal rinvio del nuovo round di colloqui proprio per la crisi iraniana. Un fronte, quest’ultimo, su cui Mosca finora non si è esposta se non con appelli alla de-escalation e gli auguri alla nuova Guida Suprema con la promessa di “una partnership affidabile”. Putin ha così ribadito a Trump la necessità di trovare una “rapida soluzione diplomatica”. Una partita che incrocia i due scacchieri con i due leader che si sono detti “pronti” a contatti “regolari” dopo questa telefonata “costruttiva e aperta”, la prima da due mesi. La telefonata è stata “buona”, “abbiamo parlato dell’Ucraina”, ha confermato Trump a Miami, sottolineando che il presidente russo vuole “essere d’aiuto in Medio Oriente”, “gli ho detto che dovrebbe essere utile a mettere fine alla guerra in Ucraina”.
Poi Trump ha lanciato un nuovo avvertimento a Teheran: “Colpiremo in maniera molto, molto più dura di fronte al blocco” delle forniture di greggio, ha detto il tycoon riferendosi alla chiusura del passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz e ribadendo che “se necessario” le navi saranno scortate. E a causa delle turbolenze causata sui mercati dalla guerra Trump ha aggiunto: “Stiamo anche rinunciando ad alcune sanzioni legate al petrolio per ridurre i prezzi”. Trump ha parlato di quotazioni del greggio “gonfiate artificialmente” in scia alla condotta dell’Iran. Mentre, citando il presidente cinese Xi Jinping, il tycoon ha aggiunto che “rimuoveremo le sanzioni finché la situazione non si risolverà”.
Parole che hanno riportato il prezzo del barile di petrolio sotto quota 90 dollari dai 120 ai quali era arrivato poco prima. La Casa Bianca teme ripercussioni su imprese e consumatori Usa in vista delle elezioni di Midterm, quando è a rischio il controllo repubblicano del Congresso. Allentare le sanzioni contro la Russia potrebbe potenzialmente aumentare le forniture mondiali di petrolio in un momento di massicce interruzioni delle spedizioni mediorientali dovute all’espansione del conflitto iraniano. Ma potrebbe anche complicare gli sforzi degli Usa per privare Mosca degli introiti necessari per sostenere la sua guerra all’Ucraina.
La scorsa settimana Washington ha concesso una deroga di 30 giorni alle sanzioni contro la Russia per consentire all’India di acquistare il greggio già stoccato sulle navi e limitare le perdite di approvvigionamenti dal Medio Oriente. Un’altra opzione potrebbe essere il rilascio congiunto di greggio dalle riserve strategiche delle economie avanzate del G7. I ministri delle Finanze dei Sette Grandi hanno discusso la misura, ma una decisione ancora non c’è. Il dossier passa oggi ai ministri dell’Energia per un nuovo confronto.