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La Fenice blinda la “direttrice della discordia”: via libera a Beatrice Venezi tra le dimissioni di Muti jr e le querele dell’orchestra

Il caso Venezia. La Biennale si scontra col Governo sui russi, la Fenice conferma Beatrice Venezi. Via libera ufficiale alla direttrice dopo lo scossone delle dimissioni di Domenico Muti. Ma tra scioperi, accuse agli abbonati e querele, l'orchestra resta sul piede di guerra
La Fenice blinda la “direttrice della discordia”: via libera a Beatrice Venezi tra le dimissioni di Muti jr e le querele dell’orchestra
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Mentre alla Biennale di Venezia il presidente Pietrangelo Buttafuoco difende l’autonomia dell’istituzione conferma il padiglione russo andando allo scontro diretto con il ministro della Cultura Alessandro Giuli, sull’altro fronte culturale lagunare la Fondazione Teatro La Fenice “blinda” Beatrice Venezi. Il Consiglio d’indirizzo, riunitosi oggi alla presenza del sindaco Luigi Brugnaro, ha infatti formalmente approvato la nomina della direttrice musicale. Una ratifica che arriva proprio nei giorni in cui le repentine dimissioni di Domenico Muti (figlio del celebre Riccardo) sembravano aver aperto una breccia favorevole a chi contesta la nomina da mesi.

Muti aveva ricevuto dal sovrintendente Nicola Colabianchi un incarico di consulenza per le tournée internazionali da 30mila euro annui più provvigioni, tre mesi dopo la nomina della Venezi. I sindacati avevano puntato il dito contro queste consulenze esterne, specialmente in un momento in cui la dirigenza aveva bloccato il welfare per i dipendenti. Finito nel “tritacarne mediatico-politico” dopo che il padre aveva speso parole distensive per la Venezi (“Lasciatela dirigere”), Domenico Muti ha rassegnato le dimissioni rinunciando ai compensi maturati, spiegando che il clima creatosi non gli permetteva di lavorare con “serenità”.

Nonostante questo scossone, il sovrintendente Colabianchi ha tirato dritto. Presentandosi in Consiglio con una lettera di cinque pagine, ha ribadito che la legge sancisce la sua “competenza esclusiva” per la nomina. Ha difeso la scelta della Venezi definendola “un investimento sul futuro, non ultimo in ragione della sua giovane età”. Il contratto, della durata di quattro anni, prenderà il via ufficialmente a ottobre 2026, anche se è già stato chiarito che non le sarà affidato il prestigioso e mediatico Concerto di Capodanno del 2027, per il quale è stato poi scelto Gianandrea Noseda.

Le carte bollate non sembrano però spegnere l’incendio scoppiato lo scorso settembre. Da mesi le maestranze e gli orchestrali portano avanti uno stato di agitazione con scioperi e la celebre protesta delle spillette (andate a ruba anche all’estero), ribadendo di non contestare la persona, ma di giudicare il suo curriculum “non all’altezza del prestigio del teatro”.

Ad alimentare ulteriormente la tensione è stata la stessa Venezi con una recente intervista rilasciata al quotidiano argentino Clarín. Da Buenos Aires, la direttrice ha liquidato le contestazioni come un attacco politico per colpire il Governo, lamentando inoltre il “molto machismo” presente in Italia. Ma soprattutto, ha attaccato frontalmente il pubblico veneziano: ha affermato che gli abbonati della Fenice “hanno più di 80 anni”, “hanno paura del nuovo” e che senza innovazione “i teatri diventano musei”.

Dichiarazioni che hanno provocato la dura replica del neo-comitato di abbonati “Fenice Viva”, che ha definito le parole della direttrice “profondamente lesive”, smentendo i dati anagrafici citati. In un clima sempre più teso in cui i vertici del teatro tacciono, la battaglia si sposta ora in tribunale: il sindacato Slc Cgil del Veneto ha annunciato l’intenzione di querelare per diffamazione l’editorialista Andrea Ruggieri. Durante un evento a Milano, Ruggieri aveva definito i professori d’orchestra della Fenice “quattro pippe” davanti alla stessa Venezi, la quale – denunciano i sindacati – non ha preso le distanze dall’offesa rivolta a quelli che saranno i suoi musicisti. Venezi a sua volta ha sporto querela contro musicisti e giornalisti che avevano osato dare spazio alle critiche, compresi il Fatto e Report.

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