Guerra all’Iran, il progetto di Zelensky: vendere a Usa e paesi del Golfo droni per bloccare gli Shahed in cambio di missili Patriot
Il pacchetto comprende droni in grado di neutralizzare gli Shahed, oltre a tecnici e istruttori per utilizzarli. Volodymyr Zelensky tenta di entrare nella partita iraniana offrendo ai paesi del Golfo finiti sotto il fuoco di Teheran quanto di meglio l’Ucraina può offrire sul piano bellico. La partenza di un gruppo di addestratori è prevista per oggi, ha detto ieri il presidente ucraino ieri durante un incontro con il primo ministro olandese Rob Jetten, mettendo sul piatto il surplus produttivo ucraino di velivoli senza pilota: “Siamo pronti a vendere il volume che il nostro esercito non sta utilizzando. In linea di principio, è abbastanza grande. Tre paesi sono sicuramente pronti ad acquistare”. Con gli Stati Uniti, invece, la collaborazione sarebbe già avviata. Giovedì, ha spiegato il leader ucraino al New York Times, Washington ha presentato una richiesta di aiuto a Kiev e venerdì una squadra di addestratori è decollata alla volta della Giordania con il compito di studiare il modo di proteggere le basi militari Usa.
La proposta di Kiev parte da lontano. Subito dopo l’invasione russa, l’Ucraina ha utilizzato costosi missili o ancora più dispendiosi intercettori Patriot per abbattere i droni iraniani utilizzati dall’esercito russo. Una strategia che ben presto si è rivelata insostenibile economicamente: se uno Shahed costa tra i 50.000 e i 100.000 dollari, per un Patriot made in Usa ne servono tra i 3 e i 4 milioni. Così nel corso degli anni Kiev ha sviluppato intercettori a basso costo il cui prezzo si aggira tra i 1.000 e i 2.000 dollari – anche se per chi acquista dall’estero si sale considerando il costo degli istruttori e dei programmi di addestramento -, portando i sistemi dal prototipo alla produzione di massa. E ora si dice convinta di riuscire a mettere a disposizione degli Stati Uniti e dei loro alleati in Medio Oriente l’esperienza appresa negli ultimi 4 anni di guerra.
I missili intercettori infatti sono merce non solo costosa, ma anche abbastanza rara. A inizio gennaio Lockheed Martin, tra i principali fornitori delle Forze armate statunitensi, ha dichiarato di aver toccato il record di 600 intercettori PAC-3 MSE per le batterie Patriot assemblati in tutto il 2025. Il progetto è di arrivare a 2.000 entro il 2032, ma la prima settimana di guerra contro l’Iran è bastata a sollevare forti dubbi sulla durata delle scorte Usa. In questo contesto un contributo ucraino fatto di droni a basso costo facili e veloci da produrre sarebbe determinante. Ma se Kiev ha messo in piedi negli anni un buon apparato di produzione di droni, non ha mai costruito in house sistemi di difesa contro i missili balistici e ottenere i missili Patriot in grado di contrastare questi ultimi rimane la vera sfida. Così Zelensky propone uno “scambio” ai partner: “Vorremmo ricevere in modo discreto i missili Patriot di cui siamo carenti e fornire loro in cambio un numero corrispondente di droni intercettori”.
Il sistema produttivo, affermano le aziende, sarebbe in grado di affrontare le richieste. SkyFall, nota per il suo drone bombardiere Vampire e per l’intercettore P1-SUN specializzato nell’abbattimento di droni kamikaze come gli Shahed, ha stimato di riuscire a produrre fino a 50.000 velivoli intercettori al mese ed esportarne da 5.000 a 10.000 senza interferire con le esigenze dell’esercito ucraino. Oleksandr Yakovenko, fondatore di TAF Industries, ha dichiarato al Financial Times che gli Emirati Arabi Uniti hanno richiesto 5.000 droni, il Qatar 2.000, e anche il Kuwait si è detto interessato: “Vogliono capire come integrare i nostri velivoli nei loro sistemi di difesa, perché non basta affidarsi solo ai Patriot”. Lo Ukrainian Council of Defence Industry, che riunisce le principali aziende del settore, ha stimato che oggi i produttori di droni intercettori ne costruiscono circa il doppio di quelli necessari all’esercito ucraino nella guerra con la Russia.
Per vendere all’estero, tuttavia, serviranno alcuni provvedimenti legislativi. Dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022, Kiev ha imposto un embargo sulle esportazioni di armi allo scopo di destinare tutte le forniture alle proprie forze armate. Il 28 ottobre Zelensky ha incaricato il ministero della Difesa di avviare “l’esportazione controllata” di armi all’estero e il 9 febbraio ha annunciato la volontà di aprire 10 centri di esportazione di armi in tutta Europa, dalla Germania – dove è stato avviato un progetto da 100 milioni di euro in joint venture con l’azienda tedesca Quantum Systems – al Regno Unito, con il quale Kiev ha firmato un accordo di licenza per la produzione in serie del drone intercettore Octopus. “Abbiamo bisogno di qualcosa di più di semplici dichiarazioni- ha detto all’Associated Press Yevhen Mahda, direttore esecutivo dell’Institute of World Policy, think tank di Kiev specializzato nell’analisi della politica estera e della sicurezza nazionale -, Come possiamo parlare di esportazioni se ufficialmente non vendiamo ancora nulla?”.