La Commissione Ue contro la presenza della Russia: minaccia di stop ai fondi. E i ministri di 22 Paesi scrivono a Buttafuoco
Il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia fa insorgere la Commissione Europea e i ministri della Cultura e degli Esteri di 22 Paesi dell’Unione. Da un lato l’esecutivo Ue minaccia il taglio dei fondi all’esposizione internazionale d’arte, dall’altra gli esponenti dei governi definiscono “inaccettabile” la presenza della Federazione in Laguna “nelle attuali circostanze”. Esplode, dunque, la polemica per la decisione del presidente della Fondazione Pietrangelo Buttafuoco.
La vicepresidente esecutiva della Commissione Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef hanno condannato “fermamente” la decisione di consentire a Mosca di riaprire il padiglione, nonostante continui la guerra in Ucraina: “La cultura promuove e tutela i valori democratici, incoraggia il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma per la propaganda”, scrivono in una nota i due. “Gli Stati membri, le istituzioni e le organizzazioni devono agire in linea con le sanzioni dell’Ue ed evitare di dare spazio a individui che hanno attivamente sostenuto o giustificato l’aggressione del Cremlino contro l’Ucraina”, continuano definendo la decisione della Fondazione Biennale “non compatibile con la risposta collettiva dell’Ue alla brutale aggressione russa”. Quindi la minaccia, esplicita: “Qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, prenderemo in considerazione ulteriori misure, tra cui la sospensione o la cessazione di un finanziamento Ue”.
La nota dei commissari Ue è arrivata in contemporanea a una lettera di 22 Paesi europei indirizzata a Buttafuoco e ai membri del Consiglio di amministrazione. Nel documento, sottoscritto da ministri della Cultura e degli Affari esteri, i firmatari affermano di voler ribadire il proprio impegno nei confronti dei “comuni valori europei – libertà artistica e libertà di espressione, e rispetto della dignità umana”, ricordando come la Biennale di Venezia rappresenti da oltre un secolo “una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo”. Tra i Paesi firmatari figurano Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia.
Nella missiva si sottolinea come – a parere dei Paesi che l’hanno sottoscritta – la cultura non sia separata dalle realtà sociali e politiche, ma contribuisca a ”plasmare il modo in cui le persone comprendono il mondo, ciò a cui attribuiscono valore e come scelgono di agire”. Per questo, si legge nel testo, le istituzioni culturali hanno “non solo un significato artistico, ma anche una responsabilità morale”. Nel documento viene citata anche la presa di posizione dell’artista di origine russa Kirill Savchenkov che nel 2022, insieme ad Alexandra Sukhareva e al curatore lituano Raimundas Malaauskas, si ritirò dal Padiglione russo della Biennale: “Non c’è posto per l’arte quando i civili muoiono sotto il fuoco dei missili, quando i cittadini ucraini si nascondono nei rifugi e quando i manifestanti russi vengono messi a tacere”.
I ministri firmatari ricordano che la Russia “continua a condurre la sua brutale guerra di aggressione contro l’Ucraina”, sottolineando che il conflitto ha causato gravi perdite anche nel settore culturale. Secondo le autorità ucraine, si legge nella lettera, almeno 342 artisti sono stati uccisi mentre 1.685 siti del patrimonio culturale e 2.483 infrastrutture culturali sono stati distrutti o danneggiati. ”Queste cifre rappresentano non solo la perdita di strutture fisiche, ma anche il silenzio delle voci e la cancellazione della memoria culturale”, affermano i firmatari. Nel contesto delle sanzioni europee e internazionali imposte a Mosca per la violazione del diritto internazionale e della sovranità ucraina, i ministri esprimono inoltre ”profonda preoccupazione per il rischio significativo di una strumentalizzazione” della partecipazione russa alla Biennale per ”proiettare un’immagine di legittimità e accettazione internazionale”.
Il documento evidenzia anche “la natura politica del progetto associato al padiglione russo e i suoi sospetti legami con individui strettamente legati all’élite politica russa”, che solleverebbero interrogativi sul rischio che “la diplomazia culturale statale venga presentata sotto le mentite spoglie di uno scambio artistico”. Per queste ragioni, i firmatari ritengono che “la partecipazione della Federazione Russa alla Biennale di Venezia sia inaccettabile nelle attuali circostanze” e invitano la dirigenza dell’istituzione veneziana a “riconsiderare” la presenza russa alla prossima edizione dell’Esposizione internazionale.