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Human Technopole, per una disputa con la Statale di Milano persi 8,7 milioni di euro destinati alla ricerca

La cifra consistente era stata assegnata dalla John Templeton Foundation a un progetto guidato dal medico e biologo molecolare Giuseppe Testa, progetto che coinvolgeva nove tra università e istituti prestigiosi tra Usa, Europa e Giappone
Human Technopole, per una disputa con la Statale di Milano persi 8,7 milioni di euro destinati alla ricerca
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La ricerca italiana perde un finanziamento internazionale da 8,7 milioni di euro. Nel modo più beffardo possibile. Parliamo della cifra del grant assegnato dalla John Templeton Foundation a un progetto guidato dal medico e biologo molecolare Giuseppe Testa, professore ordinario all’Università Statale di Milano e Direttore del Centro di Neurogenomica di Human Technopole, il grande hub pubblico per le scienze della vita creato dal governo nell’area MIND di Milano. Il finanziamento, uno dei più consistenti mai concessi dalla fondazione nell’ambito delle scienze della vita, è decaduto dopo mesi di stallo amministrativo legato al contenzioso tra l’ateneo milanese e l’istituto di ricerca dell’area Expo, a sua volta finanziato e vigilato dal ministero dell’Università. Alla ministra erano state rivolte lo scorso dicembre interrogazioni parlamentari urgenti, sia alla Camera che al Senato, per promuovere un tempestivo confronto tra gli enti coinvolti al fine di evitare la perdita del finanziamento. Fin da luglio infatti la John Templeton Foundation aveva inviato all’Università di Milano il contratto per attivare il finanziamento e cominciare il progetto entro il 1 dicembre 2025. A quelle interrogazioni non è mai stata data risposta.

Il progetto internazionale, di cui Unimi era capofila, coinvolgeva, oltre a Human Technopole, nove tra le università e gli istituti di ricerca più prestigiosi tra USA, Europa e Giappone. Come tutti gli altri partner, anche Human Technopole, all’atto della presentazione del progetto, si era impegnato a garantirne l’esecuzione per la sua intera durata (5 anni) mettendo a disposizione i relativi laboratori e infrastrutture.

Dopo che da luglio ripetuti solleciti della John Templeton Foundation all’Università di Milano erano rimasti senza riscontro, solo lo scorso autunno l’Università palesa di non voler procedere alla firma perchè nel frattempo Human Technopole aveva effettuato il recesso dalla convenzione che legava i due enti dal 2019. La convenzione era stata stipulata a seguito della vincita, da parte del professor Testa, del concorso internazionale per Direttore del Centro di Ricerca sulla Neurogenomica. Aveva una durata di 10 anni e la possibilità di essere tacitamente rinnovata, come avviene routinariamente con le decine di convenzioni che legano all’Università di Milano gli ospedali e gli istituti di ricerca di Milano e della Lombardia. La stessa convenzione obbliga entrambe le parti, in caso di recesso, a negoziare in buona fede il suo prosieguo.

Grazie a queste convenzioni, è infatti la norma che professori universitari dirigano centri o istituti di ricerca mantenendo il loro ruolo accademico, il modello che regge gran parte del sistema scientifico internazionale e italiano.

Ciò nonostante, l’Università di Milano non solo ha continuato a negare la firma del contratto a causa del recesso di Human Technopole, ma non ha neanche ricercato soluzioni alternative. Addirittura, non ha neanche reso disponibili i propri laboratori al professor Testa, malgrado il questi sia un professore ordinario dell’Università, più volte vincitore di prestigiosi bandi dello European Research Council e annoverato tra gli scienziati italiani di maggiore successo, anche per la capacità di attrarre finanziamenti altamente competitivi a livello internazionale. Una condotta in palese contrasto con lo stesso statuto dell’Università, che impegna l’Ateneo a garantire ai propri docenti l’accesso agli spazi e alle infrastrutture necessari allo svolgimento delle attività di ricerca.

E così, dopo mesi di ulteriori dilazioni è arrivato il colpo più pesante: il grant da 8,7 milioni, ottenuto nel 2025 con il consenso formale sia di Human Technopole sia dell’Università Statale, non è mai stato attivato e senza la firma definitiva degli accordi amministrativi, il finanziamento è decaduto. L’Università perde così non solo la leadership di un progetto internazionale di assoluta avanguardia, incentrato sull’impatto dell’inquinamento chimico sulla salute delle generazioni future — un tema di primaria rilevanza, anche alla luce delle urgenti sfide ecologiche del nostro tempo. Ma anche i cospicui fondi (2,4 milioni di euro solo tra Università e Human Technopole, ossia la quota direttamente destinata ai due enti nell’ambito degli 8.7 Milioni di cui era comunque assegnataria in toto l’Università di Milano in quanto ente capofila del progetto).

Il risultato è un caso emblematico per il sistema della ricerca italiana: un grande progetto scientifico internazionale svanito per una disputa istituzionale. Al disastro reputazionale, che inevitabilmente si riflette sull’intero Paese, si aggiunge lo spreco degli anni di lavoro impiegati a concepire e sviluppare il progetto, con decine di ricercatori coinvolti nel mondo, inclusi giovani talenti, che vedono ora dissolversi le prospettive di occupazione e di carriera che questo progetto avrebbe garantito.

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