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Vado volentieri nelle scuole e la Settimana dell’Otium a Carmagnola ha avuto un programma di tutto rispetto

L’invito alla cinque giorni di “libertà culturale”, organizzata tutti gli anni dall’IISS Baldessano-Roccati in provincia di Torino, mi ha incuriosito e intrigato in modo particolare
Vado volentieri nelle scuole e la Settimana dell’Otium a Carmagnola ha avuto un programma di tutto rispetto
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Da più di cinquant’anni a questa parte nelle scuole superiori a marzo si conclude la stagione delle “autogestioni studentesche”. Una tradizione ereditata dalla stagione post ’68 –l’autogestione come modo per testimoniare la volontà/possibilità di costruire saperi e apprendimenti con contenuti e didattiche alternative; insomma “la scuola che vorremmo” – e poi trasformatasi in un rito dalle declinazioni più svariate. La carica di contestazione si è persa nel tempo, l’autogestione è diventata una tradizione che ogni istituto organizza in base alle sue disponibilità, cambia nel tempo non fosse altro che perché una parte degli autogestori di un tempo sono diventati i docenti e i dirigenti scolastici di oggi.

Forse anche per questo l’autogestione studentesca – quella contestativa – ha finito per saldarsi con l’intervallo fra i due periodi in cui è diviso l’anno scolastico (quadrimestre o trimestri/semestri): prima di cominciare il secondo blocco di lezioni – quello che porterà alla pagella di fine anno – numerosi istituti dedicano una settimana al recupero delle materie insufficienti con interventi individualizzati o di piccolo gruppo. Così l’ ex-autogestione acquista un significato nuovo perché complementare alla fase di “fermo didattico per manutenzione studenti in difficoltà”, saldando apprendimenti ed esperienze diverse dal normale tran tran scolastico.

Mi capita spesso di essere invitato nelle scuole a seminari e presentazioni organizzati da studenti e docenti. Ci vado volentieri per portare quello che so e so fare perché mi permette di imparare a mia volta da menti fresche oltre che conoscere situazioni diverse da quelle che frequento di solito. Normalmente basta un colpo d’occhio al programma delle iniziative organizzate per le giornate autogestite per capire il livello di serietà, di attenzione e di partecipazione. Tutti aspetti che denotano il carattere dell’istituto, a volte anche la considerazione dei protagonisti per ciò che si sta facendo: l’anno scorso in un liceo ho fatto fatica a non trasformare in fatto personale la concorrenza del corso di uncinetto con il contemporaneo seminario sull’immigrazione che ero stato chiamato a gestire. Anche l’uncinetto serve, mettiamola così.

Per questo l’invito alla “Settimana dell’Otium” – cinque giorni di “libertà culturale”, organizzata tutti gli anni dall’IISS Baldessano-Roccati di Carmagnola, provincia torinese – mi ha incuriosito e intrigato in modo particolare. Due docenti a capo dell’organizzazione (i professori Gallina e Finazzi), colleghi partecipi e collaborativi anche nella preparazione della settimana con le loro classi, tecnici coinvolti nell’allestimento e nella gestione delle iniziative, dirigente scolastica “agevolante”. Un programma di tutto rispetto, con ospiti illustri che, contattati per tempo, hanno offerto la loro disponibilità a incontrare gli studenti e a lavorare con loro: dall’ex-ministro dell’Economia Domenico Siniscalco a Beatrice Salvioni con il suo “La Malacarne” , dalla pièce teatrale “Grand Hotel Auschwitz”, alle conferenze sulla Fisica moderna e sulle nuove terapie per la cura della SLA e ancora alle migrazioni raccontate dal sottoscritto a commento di un romanzo che le classi hanno letto durante la prima parte dell’anno scolastico.

Molte delle iniziative sono state trasmesse in streaming e la loro registrazione resta a disposizione sul canale della scuola. Lo stesso per le interviste agli ospiti che un gruppo di ragazzi ha predisposto e registrato (parte del materiale dell’ultima edizione è ancora in fase di post produzione, ma i contributi delle stagioni precedenti rendono bene l’idea e l’impegno). Un programma coi fiocchi, iniziative seguite con partecipazione, passione e tanto rispetto hanno permesso a tutti noi, ospiti, di sentirci a nostro agio e contenti di come la scuola riesce a intercettare saperi e interessi per trasformarli in progetti scolastici ad alto valore educativo, soprattutto perché vi si percepisce il lavoro di tutto un anno scolastico. Se ne sono accorti perfino i giornali locali.

Il ministro Valditara tratta di regole divieti punizioni ispezioni, sembrano questi gli interessi, suoi e quelli della sua parte politica, hanno un’altra idea di scuola. Toccare con mano il tanto e il bello che – nonostante loro – si riesce a fare per e con le giovani generazioni solletica la speranza e la gratitudine per chi ci prova tutti i giorni a insegnare ai ragazzi che l’educazione e la competenza sono davvero gli ingredienti di un futuro migliore. Per me soddisfazione doppia: il prof. Finazzi è stato un mio allievo alle superiori. Lui e i suoi colleghi sanno che spendersi con generosità nella costruzione delle giovani generazioni non è mai a perdere, riusciremo a farlo capire a quelli che comandano?

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