“Molte delle sostanze consentite aggiunte ai cibi possono essere tossiche”. Franco Berrino spiega come difendersi e mangiare sano
Negli Stati Uniti oltre cento sostanze chimiche potenzialmente problematiche per la salute sarebbero state introdotte negli ultimi decenni in alimenti, bevande e integratori senza che l’agenzia federale competente – la Food and Drug Administration (FDA) – ne fosse preventivamente informata. È quanto emerge da un’indagine dell’organizzazione indipendente Environmental Working Group (EWG), secondo cui alcune aziende avrebbero aggiunto ingredienti chimici ai prodotti sfruttando una zona grigia del sistema normativo che regola la sicurezza alimentare. “Le aziende alimentari stanno decidendo di propria iniziativa di aggiungere segretamente ingredienti chimici non controllati ai prodotti, invece di seguire le linee guida federali esistenti, volte a garantire che il cibo sia ‘generalmente riconosciuto come sicuro’ (GRAS)”, ha affermato Melanie Benesh, vicepresidente per gli affari governativi dell’EWG.
L’indagine ha individuato 49 sostanze chimiche presenti in circa quattromila prodotti registrati nel database pubblico Food Data Central del Dipartimento dell’Agricoltura statunitense. In molti casi si tratta di estratti derivati da sostanze naturali – come tè verde, aloe vera, cannella, cacao o chicchi di caffè verde – che tuttavia, se concentrati o utilizzati in modo diverso dal consumo tradizionale, possono produrre effetti biologici non sempre prevedibili.
Il punto, sottolineano i ricercatori, non è soltanto la tossicità immediata di queste sostanze, ma l’assenza di una valutazione pubblica indipendente sulla loro sicurezza e sugli effetti di un’esposizione cronica. In un contesto alimentare sempre più dominato da prodotti industriali e ultraprocessati, il tema riapre il dibattito sulla trasparenza delle filiere alimentari e sui possibili rischi cumulativi legati agli additivi. Di questi aspetti parliamo con l’epidemiologo Franco Berrino, già direttore del Dipartimento di medicina preventiva dell’Istituto tumori di Milano, da anni impegnato nello studio delle relazioni tra alimentazione, ambiente e malattie croniche.
Migliaia di sostanze aggiunte nei cibi
Secondo Berrino, il problema degli additivi alimentari non riguarda solo gli Stati Uniti. “Ci sono migliaia di sostanze che vengono aggiunte ai cibi. In Europa ne sono state autorizzate circa 300 (negli Usa sono migliaia) e alcune di queste sono proibite in Europa, come diversi coloranti e alcuni agenti lievitanti utilizzati per pane e dolci”. Negli ultimi tempi, osserva l’epidemiologo, anche negli Usa si starebbe discutendo della possibilità di adottare criteri di valutazione più simili a quelli europei.
Ma il fatto che alcune sostanze siano autorizzate in Europa non significa automaticamente che siano prive di rischi. “Anche da noi il problema esiste – avverte -. Molte delle sostanze consentite possono essere tossiche. Pensiamo ai conservanti come nitriti e nitrati utilizzati nei salumi, oppure ai solfiti presenti in numerosi prodotti conservati, dal vino ad alcune conserve fino alla frutta secca”. L’associazione tra alcuni di questi composti e un aumento del rischio di tumori è documentata in diversi studi epidemiologici.
Emulsionanti sotto osservazione
Particolare attenzione, sottolinea Berrino, merita la categoria degli emulsionanti, additivi utilizzati per migliorare la consistenza e la stabilità dei prodotti industriali. “Gli emulsionanti possono sciogliere il muco che riveste l’intestino – spiega l’esperto -. Questo strato serve a tenere separati i batteri intestinali dalla mucosa. Quando si altera, i microbi possono entrare in contatto diretto con le cellule intestinali e provocare infiammazione”.
Secondo l’epidemiologo, alcune ricerche recenti indicano possibili associazioni tra consumo di determinati emulsionanti e aumento del rischio di alcune patologie oncologiche. “Uno studio molto ben condotto da ricercatori francesi ha osservato che chi consuma quantità elevate di emulsionanti come i mono e digliceridi degli acidi grassi – indicati nelle etichette come E471 e E472 – presenta un rischio maggiore di sviluppare tumori della mammella e della prostata”. Si tratta di risultati che richiedono ulteriori conferme, precisa Berrino, ma che suggeriscono comunque un approccio prudente.
La questione dei cibi “artificiali”
Non sono gli unici composti sotto osservazione. Anche altri emulsionanti, come i carragenani, sono stati associati in alcune ricerche a effetti biologici che meritano ulteriori approfondimenti. “Per ora abbiamo dati ancora limitati – aggiunge – ma quando un prodotto contiene additivi di questo tipo conviene porsi qualche domanda”. La questione si inserisce nel dibattito più ampio sugli alimenti ultraprocessati. Per Berrino, infatti, il problema non è solo il singolo additivo, ma l’intero modello alimentare che caratterizza molti prodotti industriali. “L’industria estrae proteine dalla soia, dal latte o dal grano, separa gli zuccheri semplici e ricostruisce alimenti artificiali che poi devono essere arricchiti con coloranti, conservanti, emulsionanti, addensanti ed esaltatori di sapidità”. Questo processo ha trasformato profondamente il modo in cui mangiamo. “Oggi una parte molto consistente dei prodotti sugli scaffali dei supermercati contiene additivi di questo tipo. E ciò riguarda anche alimenti destinati ai più piccoli: circa il 70% dei cibi per bambini contiene additivi”.
Come tutelare la propria salute
Come difendersi, allora? Per l’epidemiologo la strategia più semplice resta anche la più antica: “La soluzione è mangiare cibi veri, naturali, invece di prodotti trasformati dall’industria – afferma -. Lasciamoli sugli scaffali del supermercato e compriamo frutta, verdura, cereali, pasta e legumi, cucinandoli in casa”. Un’altra attenzione riguarda l’origine degli alimenti. “Se possibile, meglio scegliere prodotti che non siano contaminati dai veleni della chimica agricola, come pesticidi e diserbanti. Anche orientarsi verso prodotti biologici può aiutare a ridurre l’esposizione complessiva a sostanze indesiderate. Poi, visto che ci avviciniamo alla Pasqua – conclude Berrino – se vogliamo comprarci una colomba e nella lista degli ingredienti, come accennato prima, leggiamo ‘Mono e digliceridi degli acidi grassi’, oppure ‘E 471’, meglio non comprare quella porcheria!”.