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Dai video di bombardamenti con “Macarena” al “grande affare” della guerra: così Trump trasforma il cordoglio in propaganda

Mentre gli Stati Uniti piangono i riservisti caduti in Kuwait, riemerge il contrasto tra la retorica del 'Presidente pacificatore' e una lunga serie di gaffe, insulti ai veterani e sospetti di aver schivato la leva. Dalle frasi sui 'perdenti' di Aisne-Marne al paragone tra il business e il sacrificio supremo: ecco perché il rapporto tra il tycoon e le forze armate resta un fronte aperto
Dai video di bombardamenti con “Macarena” al “grande affare” della guerra: così Trump trasforma il cordoglio in propaganda
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Inizialmente non aveva escluso l’invio di truppe. Poi, la rettifica: mandarle boots on the ground non è necessario. Anzi: è una “perdita di tempo perché hanno perso tutto. Hanno perso la loro Marina. Hanno perso tutto quello che potevano perdere”. Chi parla dei soldati americani è Donald Trump, mentre gli Stati Uniti contano le prime sei vittime. Erano tutti riservisti assegnati al 103° Comando di Sostegno, specializzato nel rifornimento alle truppe di cibo ed equipaggiamenti: sono morti domenica quando un drone ha colpito un centro di comando a Port Shuaiba, in Kuwait, all’indomani dell’attacco al Paese islamico che ha risposto con missili e droni verso Israele e diversi Stati arabi del Golfo che ospitano le forze armate Usa. La retorica sui militari caduti resta per il capo della Casa Bianca un nervo scoperto: già nei primi giorni di conflitto con l’Iran la questione delle vittime connazionali ha messo in difficoltà lui e la sua amministrazione. Proprio lui, che si proponeva come il presidente pacificatore, contrario all’avvio di nuove guerre e pertanto, sempre a suo giudizio, legittimo candidato al Nobel per la pace. Oggi, invece, la Casa Bianca pubblica video dei bombardamenti con ‘Macarena’ in sottofondo, oltre a parlare dei suoi morti come fattore inevitabile di una guerra.

L’origine delle idee di Trump sulle forze armate si intercettano a partire dalla leva, la sua. Che non ha mai fatto. Per schivare quella obbligatoria per la guerra in Vietnam pare si fosse fatto certificare una diagnosi di “speroni ossei”. Un’informazione che la Casa Bianca non ha mai confermato. Era emersa nel 2018, dalle testimonianze rilasciate al New York Times dalle figlie del medico responsabile della diagnosi, Larry Braunstein, podologo scomparso nel 2007. Esercitava in un ufficio preso in affitto da Fred Trump, padre del presidente. E quel certificato, hanno raccontato nel 2016 le figlie del medico, era un modo per ingraziarsi Trump senior. La diagnosi era arrivata nel 1968, sette anni prima che finisse la guerra in Vietnam e quando Trump aveva 22 anni, dopo quattro rinvii alla leva per motivi di studio. Nel 2016 il capo della Casa Bianca aveva confermato l’esistenza di quella lettera che lo avrebbe esonerato, ma diceva di non ricordare il nome del medico. Ha poi spiegato di essere guarito, ma “i documenti del Selective Service conservati negli Archivi Nazionali (molti dei quali sono stati scartati) non specificano quali condizioni mediche abbiano esentato Trump dal servizio militare”.

A livello nazionale, il tema dei caduti e dei veterani rappresenta da sempre un pilastro culturale, politico e di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti, con quasi mille miliardi di dollari di spesa annua per la difesa. Le due categorie godono peraltro di altissima fiducia e stima da parte del popolo americano (oltre l’86% della popolazione secondo un sondaggio del Pew Research Center). Eppure Trump, all’indomani dell’attacco all’Iran, si è affrettato a contrapporre i benefici della guerra alla morte dei soldati. “Ci aspettiamo delle vittime in un’operazione del genere. Ne abbiamo avute tre, ma ci aspettiamo delle perdite; alla fine, però, sarà un grande affare per il mondo“, aveva dichiarato il 1° marzo a Nbc. Dichiarazioni fatte con leggerezza e scarso rispetto, che hanno suscitato critiche tra i dem e oltre. Non è andato meglio il ministro della guerra, ovvero il capo del Pentagono, Pete Hegseth, che ha criticato i media – che danno spesso spazio alle commemorazioni dei soldati morti in Iraq e Afghanistan – per dare troppo risalto ai caduti americani. Una scelta, ha detto, fatta per mettere “in cattiva luce” il presidente. Frasi che hanno messo ulteriormente in evidenza la propaganda pro-Trump alla luce delle dichiarazioni del capo di Stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, all’indomani delle frasi di Hegseth: “Innanzitutto – ha detto Caine – è con profonda tristezza e gratitudine che condivido i nomi di quattro dei nostri sei eroi caduti , tutti appartenenti al 103rd Sustainment Command, riserva dell’esercito americano di Des Moines, Iowa: il capitano Cody Khork, il sergente di prima classe Noah Tietjens, il sergente di prima classe Nicole Amor e il sergente Declan Coady”. Una postura di cordoglio e non di propaganda, a differenza di quanto fatto dal capo del Pentagono. Anche la portavoce di Trump Karoline Leavitt, a fronte delle domande dei giornalisti sul trattamento di Hegseth e Trump riservato ai militari caduti, ha puntato sullo stesso tasto: i media vogliono mettere in cattiva luce il presidente.

Il rapporto con le forze armate, comunque, è comprovato sia un punto dolente per il presidente. Gli esempi di cronaca non mancano. Nel 2015 Trump dichiarò che il senatore McCain “non era un eroe di guerra”, aggiungendo con sarcasmo: “È un eroe di guerra perché è stato catturato. A me piace la gente che non è stata catturata”. Alla morte del senatore nel 2018, si oppose inizialmente all’abbassamento delle bandiere a mezz’asta. Passiamo al 2018: secondo un’inchiesta di The Atlantic (confermata successivamente dall’ex capo dello staff John Kelly), Trump avrebbe rifiutato di visitare il cimitero militare americano di Aisne-Marne in Francia definendo i soldati caduti nella Prima Guerra Mondiale “perdenti” (losers) e i 1.800 Marines morti a Belleau Wood “scemi” (suckers) per essersi fatti uccidere. Sei anni dopo, ad agosto, Trump ha affermato che la Medaglia presidenziale della libertà (civile) è “molto meglio” della Medaglia d’Onore (militare), perché chi riceve quest’ultima è spesso “in pessime condizioni” o morto. I Veterans of Foreign Wars reagirono infuriati. Kelly ha inoltre dichiarato che Trump non volesse soldati amputati o gravemente feriti nelle sfilate militari (come quella del 4 luglio), affermando che “non è un bel look” e che agli americani non piace vederli. Nel 2020 ha poi minimizzato le lesioni cerebrali subite da oltre cento soldati americani dopo un attacco missilistico iraniano in Iraq, definendole semplici “mal di testa”. A marzo 2025, il presidente è parso non essere a conoscenza del caso di quattro soldati Usa scomparsi (e poi trovati morti) durante un’esercitazione in Lituania, ammettendo di non essere stato informato nonostante la gravità dell’evento. Infine, poche settimane fa, a gennaio, ha criticato le truppe degli alleati Nato impegnate in Afghanistan, sostenendo che fossero rimaste “nelle retrovie” e non avessero dato un contributo adeguato, scatenando l’indignazione delle famiglie dei caduti stranieri e dei Paesi alleati.

Come se non bastasse, nel tempo ha spesso equiparato i suoi sacrifici a quelli dei militari caduti, anche se non c’entravano nulla. Alcuni esempi: durante la Convention Democratica nel 2016, Khizr Khan (padre di un capitano dell’esercito ucciso in Iraq nel 2004) accusò l’attuale presidente di non aver “sacrificato nulla e nessuno” per il Paese, ma lui rispose: “Penso di aver fatto molti sacrifici. Lavoro molto, molto duramente”. Per lui il sacrificio è stato il successo economico: quando gli fu chiesto esplicitamente se lavorare sodo fosse paragonabile al sacrificio di una famiglia che ha perso un figlio in guerra, Trump citò la creazione di “migliaia e migliaia di posti di lavoro”, la costruzione di grandi strutture e il sostegno finanziario per la costruzione del Vietnam Memorial a Manhattan. Di padre in figlio: Donald Trump Jr. suscitò polemiche nel 2019 scrivendo nel suo libro che, visitando il Cimitero di Arlington, aveva pensato ai “sacrifici aziendali” della sua famiglia – ovvero le perdite finanziarie dovute all’impegno politico del padre – paragonandoli implicitamente ai caduti lì sepolti. Risalendo negli archivi, si trova anche una vecchia intervista radiofonica con Howard Stern del 1998, in cui Trump paragonò il pericolo di contrarre malattie sessualmente trasmissibili durante la sua vita da scapolo al servizio militare in Vietnam, definendolo il suo “Vietnam personale”. “In precedenza nell’intervista – scrive CnnTrump aveva affermato di aver “ricevuto la Medaglia d’Onore del Congresso” per la sua capacità di sopravvivere “scopando un sacco di donne”.

La leggerezza con cui il tema militare viene pubblicamente affrontato dal presidente, è stata tradotta anche con due video pubblicati negli ultimi giorni sui social dalla Casa Bianca. In uno si vedono alcuni momenti dell’operazione ‘Epic fury’ contro l’Iran con una musica in sottofondo che richiama le prime note della celebre hit del 1993 ‘Macarena‘. Nel reel di pochi secondi si vedono i caccia militari decollare e sganciare bombe su Teheran, al rallentatore. “Macarena” dei Los del Río (1993) è un celebre tormentone dance il cui testo, in realtà, racconta la storia esplicita e disinibita di una donna, Macarena, che tradisce il fidanzato Vitorino con due dei suoi amici mentre lui è arruolato nell’esercito. Una scelta che rende il video ulteriormente discutibile.

Un’ondata di proteste si è anche scatenata dopo un altro video sempre postato sull’account X della Casa Bianca con un montaggio di immagini dei raid in Iran alternate con quelle prese dal videogame “Call of Duty”, che ha ottenuto oltre 30 milioni di visualizzazioni. Scelta che ha provocato stupore e rabbia tra molti utenti. “Pensano che la guerra sia un videogioco“, è la critica postata da Paul Rieckhoff, fondatore di Independent Veterans of America, che ha bollato il video come “inappropriato, infantile e inaccettabile”. “Quello che manca nel video sono le scolare iraniane uccise nell’esplosione e i soldati americani uccisi”, è stato invece il commento di Cornell William Brooks, ex presidente della Naacp ora docente ad Harvard. Commenti che indicano l’umore di una parte degli Stati Uniti, dove solo il 27% degli americani è favorevole all’operazione bellica contro Teheran. E che parti del mondo Maga e dell’opinione pubblica ritengono sia solo un’arma di distrazione di massa per distogliere l’attenzione dagli Epstein files.

I caduti americani – Dalla sergente madre di due figli vicina al ritorno a casa, all’esperto di arti marziali fino allo studente ventenne, esperto di sicurezza informatica. Vite spezzate e famiglie distrutte, un imbarazzo per l’amministrazione di Donald Trump. C’è la sergente di prima classe Nicole M. Amor, 39 anni, del Minnesota. Arruolatasi nella Guardia Nazionale nel 2005, è stata trasferita nella Riserva l’anno seguente, vantando poi missioni in Kuwait e Iraq nel 2019. Madre di due figli, era a soli giorni dal ritorno negli Usa. “Era quasi a casa. Non si va in Kuwait pensando che succederà qualcosa”, ha raccontato il marito Joey Amor, lamentando che una settimana prima dell’attacco iraniano, la moglie era stata trasferita fuori dalla base in un edificio simile a un container, privo di difese.

Nell’elenco dei caduti figura il capitano Cody A. Khork, 35enne della Florida: ufficiale di polizia militare nella Riserva dell’Esercito dal 2014. E ancora il sergente di prima classe Noah L. Tietjens, 42 anni, del Nebraska: arruolatosi come meccanico di veicoli a ruote nel 2006, era cintura nera e grande esperto di arti marziali. Declan J. Coady, specialista di soli 20 anni dell’Iowa. Nella Riserva dal 2023 era uno studente della Drake University di Des Moines. “Molto amato e molto dedito alla Drake University, studiava sistemi informatici, sicurezza informatica e informatica”, ha scritto l’Università in un post commemorativo, ricordando la sua specializzazione che gli avrebbe assicurato “un futuro incredibilmente luminoso”. Coady è invece morto nel trasporto in ospedale dopo essere rimasto ferito nell’attacco, secondo una nota del Pentagono.

Il maggiore Jeffrey O’Brien, 45enne dell’Iowa, è stato promosso ad agosto del 2024, secondo un post di Facebook, che lo mostra insieme a due bambini piccoli. Un riservista per quasi 15 anni, un ufficiale addetto alle segnalazioni e ingegnere dei sistemi informatici. O’Brien lascia moglie e figli. Infine, il maggiore capo Robert Marzan, 54 anni, californiano. Il governatore dello Stato Gavin Newsom e la governatrice ad interim Eleni Kounalakis hanno espresso il loro cordoglio alla moglie e alla famiglia di Marzan, anticipando che le bandiere del Campidoglio dello Stato rimarranno a mezz’asta in suo onore. Lo hanno descritto come “un coraggioso californiano il cui servizio alla nostra nazione è stato caratterizzato da onore e distinzione”. Oltre alle sei vittime, altri 18 militari americani hanno riportato gravi ferite nelle ritorsioni iraniane. “Onoriamo i nostri eroi caduti, che hanno servito senza paura e altruismo in difesa della nostra nazione. Il loro sacrificio, e quello delle loro famiglie, non saranno mai dimenticati”, ha dichiarato in una nota il tenente generale Robert Harter, capo della Riserva dell’Esercito e comandante generale dello U.S. Army Reserve Command.

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