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Mentre per l’Italia “nulla lasciava presagire” l’attacco in Iran, l’Austria allertava 2 giorni prima i suoi cittadini in Qatar: “Tenete scorte d’emergenza”

Il racconto di Ambra, italiana residente a Dubai. Lavora per un'azienda austriaca: i dipendenti in Qatar erano stati avvisati dall'ambasciata già due giorni prima dell'inizio dei raid in Medio Oriente
Mentre per l’Italia “nulla lasciava presagire” l’attacco in Iran, l’Austria allertava 2 giorni prima i suoi cittadini in Qatar: “Tenete scorte d’emergenza”
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Mentre molti cittadini italiani si sono ritrovati bloccati nei Paesi del Golfo, sorpresi dall’attacco congiunto di Usa e Israele contro l’Iran e con tante difficoltà per avere assistenza dalle sedi diplomatiche, l’Austria già due giorni prima scriveva ai suoi connazionali presenti in Qatar per informarli dei rischi e invitandoli anche a tenere in casa scorte di emergenza. Lo racconta a ilfattoquotidiano.it Ambra Buccarelli, una lavoratrice italiana residente a Dubai da più di un anno, che grazie a un passaparola tra colleghi sapeva già, giorni prima dell’inizio dell’escalation, che la situazione nella zona sarebbe potuta precipitare.

Ambra lavora per un’azienda austriaca, fornitrice di sistemi informatici e di comunicazione, la Frequentis, che opera anche nell’area mediorientale con due sedi in Qatar ed Emirati Arabi Uniti, rispettivamente a Doha e Dubai. Anche lei è rimasta bloccata nella città emiratina, come tanti altri connazionali nell’area, riuscendo a rientrare in Italia solamente giovedì 5 marzo. Ma sapeva giorni prima dell’attacco che la situazione era a rischio. A tutti i suoi colleghi della sede del Qatar, infatti, il 26 febbraio, cioè due giorni prima dell’inizio effettivo del conflitto, era arrivata una mail dall’ambasciata austriaca a Doha. “Un mio collega a Dubai, che aveva lavorato per un periodo nella sede qatariota della Frequentis, riceveva ancora le mail dell’ex sede e aveva inoltrato la comunicazione ricevuta sul gruppo WhatsApp dei colleghi”, racconta Ambra. Nella mail l’ambasciata consigliava di “avere scorte di emergenza come acqua, cibo, farmaci e carburante“, probabilmente prevedendo di lì a poco un rapido peggioramento degli eventi nell’area mediorientale.

Tutto questo avveniva proprio mentre negli Emirati Arabi arrivava il ministro della Difesa Guido Crosetto, rimasto bloccato anche lui dalla chiusura dello spazio aereo a seguito dei raid dell’Iran su Dubai e gli altri Paesi del Golfo Persico. “Le informazioni disponibili non lasciavano presagire una tale accelerazione” nell’area, dirà Crosetto poi rientrato in Italia con un volo di Stato il primo marzo, lasciando la famiglia a Dubai. Ma mentre il governo italiano non immaginava un attacco imminente (siamo stati informati dagli Usa “a operazione iniziata“, spiegherà il ministro degli Esteri, Antonio Tajani), altri Stati come l’Austria informavano i cittadini dell’area sui potenziali rischi.

Ambra Buccarelli racconta anche che il supporto delle autorità italiane dopo l’inizio dei raid è stato insufficiente, come già denunciato da diverse testimonianze raccolte in questi giorni. “Non avevamo ricevuto risposta da nessuno dei numeri che avevamo contattato, poi ho visto l’intervista del ministro Tajani”. Il suo riferimento è alle dichiarazioni postate sui profili ufficiali del ministro, in cui Tajani sottolineava che tutti i connazionali bloccati nell’area sarebbero stati subito contattati. Ambra aveva commentato il post, scrivendo: “Sono residente a Dubai e non solo nessuno dell’ambasciata si è messo in contatto con me, ma neppure io riesco a mettermi in contatto con loro”, aggiungendo di non avere “ricevuto notizie e nemmeno istruzioni”. Al commento della lavoratrice bloccata a Dubai, aveva risposto il profilo ufficiale della Farnesina, sottolineando di aver “rafforzato le linee disponibili” inoltrando alcuni numeri telefonici da contattare. “Ho provato a telefonare a tutti i numeri, ma solo uno ha risposto. Era il numero della Farnesina in Italia, che, in risposta alla mia richiesta di istruzioni per gestire la situazione nella città emiratina, mi ha risposto che io conoscevo Dubai meglio di loro“, spiega.

Alla fine Ambra è riuscita a tornare in Italia, seppur non grazie all’ambasciata italiana. La società austriaca è intervenuta in prima persona, con la collaborazione dell’ambasciata, per riportare a casa tutti i dipendenti che desideravano rientrare nei rispettivi paesi d’origine, con tutte le spese di trasporto a carico dell’azienda.

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