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Lavoro, pago le tasse ma fuori sede non posso esercitare il mio diritto di voto. Non si capisce perché

Rappresentante di lista? Perché dovrei usare uno stratagemma? Una legge sul voto fuori sede ha priorità rispetto alla separazione delle carriere dei giudici
Lavoro, pago le tasse ma fuori sede non posso esercitare il mio diritto di voto. Non si capisce perché
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di Marco Lavenia

Si parla tanto della scarsa affluenza alle urne e della disaffezione al voto da parte degli italiani. Sono un lavoratore italiano fuori sede, pago regolarmente le tasse, non ho condanne penali, eppure mi viene negato il diritto a votare al prossimo referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo, nel Comune italiano in cui lavoro e nel quale ho il domicilio, che dista 1300 km da quello in cui risulto residente.

L’unica possibilità per accedere al voto, per me e per oltre 5 milioni di italiani (ossia circa il 10,5% del corpo elettorale) fuori sede per motivi di studio, di lavoro o di salute, rimane il viaggio verso il proprio comune di residenza. Nel mio caso un viaggio aereo, dal Veneto alla Sicilia, con costi che si aggirano intorno ai 300/400 euro (con un rimborso parziale di circa 40 euro per tratta) o di sostenere un viaggio massacrante in treno di circa 36 ore (tra andata e ritorno) durante un week end. Eppure il voto a distanza è già stato sperimentato in occasione delle ultime consultazioni elettorali: non si capisce perché (forse la presidente Meloni teme il voto dei fuori sede) non sia possibile utilizzare lo stesso sistema anche questa volta. Paradossalmente potranno votare gli italiani residenti all’estero che, a differenza di molti italiani fuori sede, non pagano le tasse in Italia e molti di loro, vivendo da decenni fuori dall’Italia, sono ben poco informati sull’argomento del voto.

Ancora oggi, nel 2026, l’Italia è tra gli unici tre Paesi dell’Unione Europea (insieme a Malta e Grecia) a non prevedere una forma di voto fuori sede. Prima la Camera e poi il Senato, infatti, hanno bocciato tutti gli emendamenti dell’opposizione parlamentare al decreto legge, che consentivano il voto a distanza. Ma nel frattempo molti politici della maggioranza manifestano la propria malsana ipocrisia, in TV o nei canali social, con proclami contro l’astensionismo alle urne.

Tuttavia, i fuori sede che fossero interessati a votare al prossimo referendum sulla giustizia possono ancora farlo, usando uno stratagemma: basta diventare rappresentante di lista. Mi sono affrettato a fare richiesta per ricevere tale nomina. Ma mi chiedo: perché in Italia dovrei usare uno stratagemma per poter esercitare il mio diritto di voto? Dovrei poter votare senza stratagemmi o tatticismi vari.

Mi rivolgo alla Presidente Meloni: quando il suo governo metterà mano ad una legge che possa rendere strutturale il diritto di votare nel comune di domicilio? Ritengo che tale legge, che garantirebbe l’esercizio di un diritto costituzionale a oltre 5 milioni di italiani, debba avere la priorità rispetto a questioni, come quello della separazione delle carriere dei giudici, che sembrano significare poco per gli italiani… ma molto solo per alcuni reconditi interessi del governo Meloni.

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A cura di Paolo Frosina
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