Turchia, maggioranza e opposizione contrari all’intervento Usa-Israele contro l’Iran. I curdi smentiscono operazioni di terra
Prima che venisse intercettato un missile diretto verso la Turchia, e ancor prima di quello finito nell’exclave azera di Nakhchivan, al confine con la Turchia, tutti i partiti turchi hanno manifestato attraverso dichiarazioni scritte la propria contrarietà all’attacco israelo-americano contro l’Iran. Non solo il partito della Giustizia e Sviluppo, AKP, del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il partito di estrema destra del Movimento Nazionalista MHP, partner di minoranza della coalizione di governo, ma anche tutti i partiti di opposizione hanno dichiarato di opporsi al conflitto israelo-americano contro il regime iraniano. Dopo che, peraltro, Erdogan aveva inviato a Teheran le condoglianze della Turchia per l’uccisione della Guida Suprema Alí Khamenei, anche i leader politici dell’opposizione hanno chiesto un ritorno alla diplomazia.
Il presidente Recep Tayyip Erdoğan, dopo i primi attacchi contro l’Iran del 28 febbraio, ha espresso rammarico per il fallimento degli sforzi diplomatici e ha accusato Israele di provocazione. Ha condannato gli attacchi come una violazione della sovranità iraniana e, allo stesso tempo, ha criticato l’Iran per aver preso di mira le basi militari statunitensi nei paesi del Golfo durante i suoi attacchi di rappresaglia. Ozgur Özel, segretario della maggiore forza di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), ha rilasciato una dichiarazione scritta, opponendosi agli attacchi di Stati Uniti e Israele e sollecitando la ripresa dei negoziati diplomatici. “Stiamo seguendo da vicino gli sviluppi innescati dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran”, si legge nella dichiarazione. “Ci opponiamo agli attacchi condotti contro il nostro vicino Iran in palese disprezzo del diritto internazionale.” Özel ha quindi esposto la posizione del suo partito in sette punti: Rifiuto della guerra e del conflitto nella regione. Opposizione agli interventi di Stati Uniti e Israele che ignorano il diritto internazionale e prendono di mira i civili. Ribadendo inoltre che, sebbene il CHP non approvi le politiche repressive dell’Iran, il futuro dell’Iran e della regione dovrebbe essere deciso solo dal suo popolo. Preoccupazione per qualsiasi azione che possa destabilizzare la regione, che è di vitale importanza per la Turchia. Appello a tutte le parti ad agire con moderazione e alla comunità internazionale a opporsi a tutti gli interventi illegali. Avvertimento che una guerra regionale più ampia porterebbe a una distruzione irreversibile.Critica al sistema internazionale emergente che consente a Stati Uniti e Israele di intervenire in qualsiasi paese a piacimento, come si è visto in Palestina, Venezuela e Groenlandia.
È importante sottolineare che anche il Partito filo curdo per l’Uguaglianza e la Democrazia Popolare, DEM, terzo partito per numero di seggi in Parlamento ha condannato “un intervento che non riguarda la democrazia”. Il DEM, in un documento intitolato “Libertà e pace” scrive: “È chiaro che le potenze globali e regionali non stanno perseguendo la democrazia o le libertà in Iran, ma stanno invece cercando di stabilire un nuovo ordine che non rappresenti più una minaccia per loro, proprio come si è visto in altri momenti della storia”.
La dichiarazione sostiene che i continui attacchi aerei non saranno d’aiuto alle aspirazioni a una vita più libera delle diverse comunità etniche iraniane, tra cui curdi, beluci, cristiani, azeri e persiani. “Crediamo che una terza via sia possibile e che sia anche la più etica per la popolazione dell’Iran. Le comunità in Iran, attingendo alle loro esperienze storiche e alla loro convivenza, possono costruire un modello di autogoverno”, ha affermato. Il partito ha comunque ribadito il proprio sostegno ai movimenti democratici in Iran e ha condannato la storia di repressione della Repubblica Islamica. “Non abbiamo dimenticato e non dimenticheremo le uccisioni di Jina Mahsa Amini, Mücahid Kurkur, Dr. Qasimlo, Ramin Hüseyin Penahi e decine di migliaia di altre persone da parte del regime clericale”, ha affermato. “Tuttavia, crediamo anche che il cambiamento in Iran debba venire dall’interno, attraverso la volontà collettiva del suo popolo, non attraverso imposizioni esterne”.
La posizione dei filo curdi e dei curdi di Turchia è in linea con i vicini del Kurdistan iracheno (dove rimangono alcune cellule del PKK, seppur auto- disarmatosi lo scorso anno) che hanno smentito di voler unirsi ai curdi iraniani che dovrebbero costituire la fanteria degli americani e israeliani, come accaduto nel 2014 nel nord-est della Siria quando i curdi del Rojava vennero usati sul terreno dalla coalizione a guida americana contro l’Isis. Neanche due mesi fa, le forze curde della regione de facto autonoma democratica e confederale del Nord Est Siria (Rojava) sono state tradite proprio dall’amministrazione americana che non ha voluto impedire all’esercito dell’ex jihadista, nonchè presidente ad interim della Siria, Ahmet al Shaara, di attaccare i curdi prima nei loro quartieri di Aleppo per indurli ad andarsene dalla città e, in seguito, nel Rojava stesso che ha dovuto cedere parte della conquistata autonomia a prezzo di annosi sacrifici.
Ieri il presidente della Regione semi autonoma del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani, ha ribadito che la Regione “non si impegnerà in alcun conflitto o escalation militare” che metta a rischio la sicurezza e la vita della sua popolazione. Pur avendo già sperimentato questa settimana attacchi con missili e droni su Erbil (capitale del Kurdistan iracheno) e dintorni dal confinante Iran, Barzani ha confermato: “Riaffermiamo che la Regione del Kurdistan fungerà costantemente da pilastro della pace e non si impegnerà in alcun conflitto o escalation militare che metta a repentaglio la vita e la sicurezza del nostro popolo”.
Hemn Hawrami, membro del Politburo del Partito Democratico del Kurdistan (KDP), fondato dal clan Barzani, al potere nella regione, ha respinto le notizie in un post su X secondo cui la regione del Kurdistan o i curdi in Iraq ” farebbero parte di un piano per armare e sostenere l’opposizione curda iraniana che avrebbe voluto attraversare i confini con l’Iran”. Nell’est del Kurdistan iracheno ci sono infatti alcune cellule dei guerriglieri separatisti curdi-iraniani che usano questo confine poroso per entrare e uscire facilmente dall’Iran. “Non facciamo parte di questa guerra e il nostro obiettivo è preservare, mantenere la pace e la sicurezza nella nostra regione e oltre”, ha detto ancora Barzani.
I rapporti circolati mercoledì e giovedì mattina suggerivano che le forze curde avessero lanciato un’operazione di terra in Iran dal confine occidentale del Paese. “La salvaguardia dello status della regione del Kurdistan e dei nostri successi costituzionali può essere realizzata solo attraverso l’unità, la solidarietà e una responsabilità nazionale collettiva tra tutti i partiti politici e le comunità del Kurdistan”, ha affermato Barzani. La scorsa settimana, i partiti di opposizione curdi iraniani hanno annunciato una nuova coalizione politica – la Coalizione delle Forze Politiche del Kurdistan Iraniano – volta a unificare i loro sforzi contro la repubblica islamica e a promuovere l’autodeterminazione curda. In seguito all’annuncio dell’alleanza, il Ministero degli Interni della Regione del Kurdistan iracheno ha rilasciato una dichiarazione in cui ha preso le distanze da questi gruppi armati curdi iraniani e ha ribadito che il proprio territorio non sarebbe stato utilizzato contro l’Iran.
I pasdaran iraniani però non sembrano credere alla messa al bando da parte di Erbil delle cellule curde-iraniane posizionate lungo il confine tra Kurdistan iracheno e lo stesso Iran. L’agenzia di stampa Reuters questa mattina ha riferito che l’Iran ha effettuato attacchi con droni contro le organizzazioni di opposizione al regime iraniano situate nel Kurdistan iracheno. È utile ricordare che il clan Barzani, alla testa del Kurdistan iracheno da quando è diventato semi-autonomo nel 1991, è alleato della Turchia, a cui vende fas e petrolio. Gli attacchi da parte dell’Iran hanno già indotto Erbil a diminuire le estrazioni per questioni di sicurezza. Una notizia che preoccupa ulteriormente Ankara priva di idrocarburi fossili.