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“Trump parlava di riciclaggio coi casinò e di ricatti con Epstein”: pubblicati documenti con le accuse di abusi sessuali su una minorenne

Online sul sito del Dipartimento di Giustizia i tre promemoria dell'Fbi sulla testimonianza non verificata di una donna che era minorenne all'epoca dei fatti
“Trump parlava di riciclaggio coi casinò e di ricatti con Epstein”: pubblicati documenti con le accuse di abusi sessuali su una minorenne
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Di resoconti ce n’era soltanto uno. Mancavano gli altri tre. L’accusatrice era la stessa: una donna, minorenne all’epoca dei fatti – nel 1983 -, che dichiarava di essere stata abusata sessualmente da Donald Trump. Pagine che erano sparite dal sito del Dipartimento di Giustizia. Ora il ministero guidato da Pam Bondi – che peraltro dovrà comparire davanti alla commissione che indaga – le ha ripubblicate, spiegando che fossero state erroneamente omesse durante una precedente revisione. Riguardano altre tre interviste condotte con la donna nell’agosto e nell’ottobre 2019 e rientrano nella mole di files relativi al caso Epstein, il finanziere pedofilo trovato morto nella sua cella nel 2019. Le accuse non sono comprovate. Gli agenti dell’FBI l’hanno interrogata quattro volte, ma nel database del Dipartimento di Giustizia, reso pubblico all’inizio di quest’anno, era disponibile solo un promemoria che ricordava un’intervista del luglio 2019. In quell’intervista, la donna ha affermato di essere stata ripetutamente abusata da Epstein quando era minorenne e viveva nella Carolina del Sud. Nella stessa intervista, però non aveva mosso alcuna accusa contro Trump.

Nella seconda intervista, la donna ha descritto ulteriori abusi subiti da parte di Epstein e di diversi suoi collaboratori maschi. Ha raccontato agli investigatori che il pedofilo “l’ha accompagnata in auto e/o in aereo a New York o nel New Jersey” quando lei aveva soltanto tra i 13 e i 15 anni, e l’ha portata in un “edificio molto alto”. Ed è lì, secondo la sua versione, che Epstein l’ha presentata a Trump. Una volta arrivata davanti a lui, l’attuale presidente chiese a chi era nella stanza di uscire e “disse qualcosa del tipo: ‘Lasciate che vi insegni come dovrebbero essere le bambine'”. Poi, racconta la testimone, si sbottonò i pantaloni e le mise la testa “sul pene”. La donna racconta agli agenti di averlo morso e a quel punto il tycoon, dopo averle dato un pugno, ha detto “parole del tipo: ‘Portate questa piccola stronza fuori di qui'”.

Il documento prosegue: nel corso dell’interrogatorio, la donna ha dichiarato agli agenti “di aver sentito Trump ed Epstein parlare di come Epstein ricattasse le persone e di aver sentito anche Trump “parlare di riciclaggio di denaro attraverso i casinò“. Tre settimane dopo, arriva il terzo interrogatorio, sempre all’Fbi: la donna dichiara di avere ricevuto minacce al telefono che, a suo dire, avevano a che fare con Epstein o Trump, nonché diversi incidenti in cui era stata “quasi spinta fuori strada” da altre auto. Infine, l’ultimo incontro che avviene quasi due mesi dopo. Per la prima volta si presenta all’Fbi sola, senza avvocato. Diceva di sentirsi a disagio ad essere registrata e si domandava quale fosse il motivo per continuare a parlare perché forse era già tutto caduto in prescrizione. Nel promemoria si legge che gli agenti la incoraggiavano “ad andare a casa e a prendersi tutto il tempo necessario per pensare a parlare ulteriormente”.

Non si sa quale sia stato il seguito delle dichiarazioni della presunta vittima: secondo una mail tra gli agenti che risale all’estate 2025 “una vittima identificata ha affermato di aver subito abusi da parte di Trump, ma alla fine si è rifiutata di collaborare”. Tuttavia si sa se si tratti della stessa persona intervistata 4 volte. Così come non è chiaro se fosse la stessa vittima che ha intentato una causa agli eredi di Epstein: aveva dichiarato di essere stata abusata dal finanziere – senza mai citare Trumpin Carolina del Sud e portata a incontri a New York con “uomini ricchi e di spicco”. Informazioni che corrispondono con quelle della testimone interrogata dall’Fbi. Secondo un verbale del tribunale del maggio 2021, la vittima, identificata come “Jane Doe 4”, è stata “ritenuta non idonea a ricevere un risarcimento” dall’Epstein Victims’ Compensation Program, un sistema istituito per esaminare in modo indipendente le richieste delle vittime. Non si sa quali siano stati i motivi che non ne hanno riconosciuto l’idoneità. Ma il suo avvocato ha dichiarato che la donna ha ricevuto un risarcimento dopo avere ritirato la denuncia a dicembre 2021.

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