Guerra in Iran, l’allarme terrorismo dell’Europa per le “cellule dormienti di Teheran”. I timori su Cipro e i flussi migratori
La parola d’ordine è allerta, durante la riunione del Consiglio Affari Interni a Bruxelles del 5 marzo: al centro la guerra in Iran e i rischi per la sicurezza in Europa e Medio Oriente. Oggi non si scorgono segnali di rischi di terrorismo, nel Vecchio continente, ma la preoccupazione riguarda le “cellule dormienti iraniane”, che ora potrebbero essere attivate. La Commissione ha dunque messo sul tavolo la sua proposta – presentata la scorsa settimana – per la lotta al terrorismo. Il rischio è anche legato all’aumento dei profughi in fuga da Iran e Medio Oriente: l’esecutivo Ue punta ad accelerare sul nuovo sistema d’ingresso elettronico alle frontiere. Ma al momento non si vede una crescita del flusso migratorio.
L’allerta maggiore in Europa riguarda Cipro, l’isola dell’estremità orientale del Mediterraneo, che detiene la presidenza di turno del Consiglio Ue. Dopo il lancio di alcuni droni iraniani verso una base britannica di Akrotiri, l’allerta è massima, tanto da indurre le autorità di Nicosia ad annullare tutti gli incontri informali – almeno in presenza – per tutto il mese di marzo. Gli alleati europei, invece, hanno attivato un vero e proprio scudo per l’isola che non è parte della Nato, per la divisione territoriale con Cipro Nord filo turca e il possibile veto di Ankara. A prendere l’iniziativa è stato il presidente francese, Emmanuel Macron, che ha sentito la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e il premier greco Kyriakos Mitsotakis per “coordinare lo spiegamento di risorse militari a Cipro”. “In uno spirito di solidarietà europea”, i tre leader “hanno concordato di coordinare l’impiego di risorse militari a Cipro e nel Mediterraneo orientale e di collaborare per garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso“. Anche il primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer, ha annunciato rinforzi (elicotteri e un cacciatorpediniere) per proteggere i cieli dell’isola contro i droni iraniani. Cipro ospita le basi britanniche, che saranno utilizzate dagli Stati Uniti “per condurre operazioni difensive”, ha chiarito Downing street.
Il 3 marzo si sono riuniti anche i 27 ministri degli esteri in videoconferenza, anche se la riunione è passata in sordina viste le divergenze sull’operazione scatenata da Donald Trump. Da un lato c’è la Spagna con Pedro Sanchez, che ha apertamente sfidato il presidente americano negandogli ogni collaborazione, e che ha ricevuto la solidarietà di Macro e di Starmer. Dall’altro ci sono i leader che, pur denunciando il mancato rispetto del diritto internazionale da parte degli Usa, preferiscono non alzare i toni contro l’alleato transatlantico, sperando che la crisi rientri in fretta. La sensazione è che certezze sul futuro non ce ne siano.
I 27 si sono riuniti anche con i sei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Oman, Kuwait e Bahrein). Dall’incontro si è levato un coro di condanna per gli attacchi di Teheran nella regione, l’impegno per l’evacuazione dei cittadini europei e per mantenere aperto il traffico dello Stretto di Hormuz e del mar Rosso. “L’Iran sta esportando la guerra, cercando di estenderla al maggior numero di Paesi possibile, per seminare il caos. Noi chiediamo stabilità”, afferma l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, che esorta: “Le guerre finiscono davvero con la diplomazia, e deve esserci spazio per la diplomazia qui per uscire davvero da questo ciclo di escalation”.