Prezzo della benzina sotto osservazione: rafforzati i controlli della Guardia di finanza lungo tutta la filiera
La nuova crisi in Medio Oriente e l’escalation militare che sta coinvolgendo l’area cominciano a produrre effetti immediati anche sui mercati energetici europei. In Italia il governo corre ai ripari: su indicazione del ministero dell’Economia e del ministero delle Imprese e del Made in Italy sono stati rafforzati i controlli della Guardia di finanza sull’intera filiera distributiva dei carburanti, dalla produzione fino ai distributori. L’obiettivo è duplice: verificare la trasparenza dei prezzi alla pompa e monitorare l’andamento dei valori di mercato dei prodotti energetici per individuare eventuali fenomeni speculativi o accordi anticoncorrenziali.
L’intensificazione dei controlli arriva dopo i rialzi ingiustificati registrati negli ultimi giorni, in parallelo con l’aumento delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, che hanno reagito alle tensioni geopolitiche e al timore di possibili ripercussioni sulle rotte energetiche globali e con la chiusura dello Stretto di Hormuz dove il traffico delle petroliere è crollato del 90%.
A rafforzare l’allarme è arrivato anche l’annuncio del ministro dell’Energia del Qatar, Saad al-Kaabi, secondo cui l’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran potrebbe avere conseguenze pesanti sull’equilibrio energetico mondiale. Doha ha avvertito che, se la guerra dovesse proseguire, i Paesi del Golfo potrebbero essere costretti a interrompere le esportazioni energetiche nel giro di poche settimane, con un possibile shock globale dei prezzi e conseguenze particolarmente rilevanti per Europa e Italia.
In questo contesto di forte volatilità internazionale, secondo i dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nelle ultime quattro giornate – rispetto alla chiusura di venerdì 27 febbraio – le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati sono salite di circa 10 centesimi al litro per la benzina e di 26 centesimi per il gasolio. Alla pompa gli aumenti si sono riflessi quasi immediatamente: al 6 marzo 2026 il prezzo medio nazionale in modalità self si attesta a 1,76 euro al litro per la benzina e 1,91 euro per il gasolio, con un incremento rispettivamente di 9,2 centesimi e 18,9 centesimi rispetto a una settimana prima.
Un adeguamento rapido che ha spinto il governo a rafforzare il monitoraggio. Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che, al momento, non risultano fenomeni speculativi diffusi sulla rete dei distributori, sebbene una ventina di casi segnalati dal Garante per la sorveglianza dei prezzi siano ora al vaglio della Guardia di finanza. L’attenzione degli investigatori economico-finanziari, ha spiegato il ministro, si sta concentrando soprattutto sui passaggi a monte della filiera, dove si formano i prezzi all’ingrosso.
Secondo il Mimit, gli aumenti dei listini consigliati dalle principali compagnie petrolifere sono stati immediati e sensibili, pur in assenza – almeno per ora – di una reale carenza di prodotto raffinato sul mercato. Parallelamente, le autorità temono che le forti oscillazioni dei prezzi possano alimentare anche circuiti illegali di approvvigionamento. Per questo la Guardia di finanza intensificherà il controllo economico del territorio, con verifiche mirate a individuare eventuali fenomeni di evasione fiscale, frodi o traffici irregolari di carburante. L’attenzione resta alta anche sul fronte del carrello della spesa. Le commissioni di allerta rapida sui prezzi convocate dal ministero stanno monitorando l’impatto del conflitto in Iran e nel Medio Oriente sui costi energetici e, a cascata, sui beni di consumo.
Finora le segnalazioni di possibili anomalie sono state alcune decine, relative a distributori che applicavano prezzi self significativamente superiori alle medie regionali o ai valori della rete autostradale. Il timore del governo è che l’instabilità geopolitica possa innescare un effetto domino: prima sui mercati energetici, poi sui prezzi dei carburanti e infine sull’inflazione. Da qui la decisione di rafforzare la vigilanza su tutta la filiera, nel tentativo di evitare che le tensioni internazionali si trasformino in un nuovo shock per famiglie e imprese.