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Allarme bomba al tribunale di Milano, riaperto dopo sette dall’evacuazione: nessun ordigno trovato

Allarme bomba al tribunale di Milano, riaperto dopo sette dall’evacuazione: nessun ordigno trovato
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Il Tribunale di Milano è stato riaperto dopo quasi sette ore dall’evacuazione seguita all’allarme bomba scattato venerdìmattina intorno alle 9.15. Non è stato trovato alcun oggetto sospetto e le bonifiche eseguite dagli artificieri con i nuclei cinofili hanno dato esito negativo Polizia e vigili del fuoco sono intervenuti al palazzo di Giustizia di Milano dove sono giunte quattro telefonate, pare con voce straniera, in cui si parlava della presenza di una bomba. Subito si è proceduto con l’evacuazione del tribunale, secondo il piano di emergenza attivato dalle forze dell’ordine.

Quattro le telefonate arrivate in mattinata in Questura a Milano, a ripetizione, nell’arco temporale tra le 08.20 e le 09.00. Nelle chiamate, una voce ha segnalato con insistenza la presenza di una bomba al palazzo di Giustizia. Le chiamate sono arrivate tutte da utenze telefoniche non richiamabili, perché abilitate alla sola uscita. I numeri da cui sono arrivate le telefonate risultano essere piuttosto lunghi, forse appartenenti a cellulari usa e getta.

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Il procuratore Marcello Viola, la procuratrice generale Francesca Nanni, il presidente del Tribunale Fabio Roia e quello della Corte d’appello Giuseppe Ondei hanno disposto subito l’evacuazione dei sette piani del palazzo. Tutte le persone presenti all’interno, centinaia, sono uscite dal palazzo di giustizia e sono state interrotte tutte le attività, udienze comprese. Alcune vie limitrofe sono state chiuse con dei nastri e le persone sono state invitate ad allontanarsi in attesa di tutte le verifiche delle forze dell’ordine, portate avanti anche stanza per stanza con l’uso delle unità cinofile anti-esplosivo.

Si tratta dell’ennesimo allarme bomba che negli ultimi giorni è scattato tra Milano e Roma in sedi istituzionali. Nei giorni scorsi era successo per la sede nazionale della Lega in via Bellerio, a Milano, e poi nella stessa giornata a Roma a largo Chigi dove in un edificio in cui si trovano alcuni uffici della presidenza del Consiglio e all’Altare della Patria (in questo caso in verità per due trolley abbandonati) e ancora nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa e a Palazzo Grazioli, l’ex residenza romana di Silvio Berlusconi, dove ora si è stabilita l’associazione della Stampa estera.

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