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Petrolio alle stelle e rotte a rischio. L’effetto Iran sull’automotive

La chiusura dello Stretto di Hormuz fa salire il petrolio e mette a rischio le catene di approvvigionamento globali dell’auto, con rincari per produttori e consumatori
Petrolio alle stelle e rotte a rischio. L’effetto Iran sull’automotive
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Gli attacchi all’Iran da parte di USA e Israele potrebbero ripercuotersi pure sull’automotive, mettendo sotto pressione catene di approvvigionamento già provate, col risultato di aumentare i costi per produttori e consumatori. La chiusura dello Stretto di Hormuz – che ha fatto impennare le quotazioni del greggio – colpisce una rotta marittima vitale su cui transitano grandi quantità di gas naturale liquefatto, alluminio, semilavorati in acciaio e materie plastiche.

Una chiusura prolungata paralizzerebbe le catene di fornitura automobilistiche, in particolare in Asia ed Europa. Senza contare che l’aumento dei costi del petrolio potrebbe minacciare le attività dei costruttori e dei fornitori (inclusi quelli americani), deprimendo le vendite. Infatti, case automobilistiche e fornitori dipendono fortemente dalle rotte Asia-Europa per semiconduttori, materiali per batterie, elettronica e altri componenti ad alto valore.

Si prevede che il conflitto in corso influirà sulle spedizioni di veicoli e sulle vendite in Medio Oriente: la casa automobilistica cinese Chery è quella con l’esposizione più alta, seguita da SAIC Motor e Great Wall. Secondo la società di consulenza, Chery conta sulla regione per il 12% delle sue vendite globali, SAIC per l’11% e Great Wall per il 6%.

Un quadro a cui vanno sommati i rialzi del greggio: nei giorni scorsi i prezzi del petrolio sono aumentati di quasi il 7%, superando gli 82 dollari al barile. Ma alcuni analisti hanno avvertito che i prezzi potrebbero sfondare i 100 dollari se il conflitto dovesse protrarsi per tutto marzo.

“Se le azioni militari continueranno in tutta la regione, la produzione di petrolio subirà interruzioni, ben oltre il semplice trasporto marittimo”, ha dichiarato alla testata specializzata Autonews Dan Hearsch, di AlixPartners: “C’è da aspettarsi che il prezzo del petrolio subisca un’impennata, e che continui a salire”. Eventuali attacchi da parte dell’Iran o un’espansione del conflitto nel Mar Rosso o nel Canale di Suez sarebbero “estremamente dirompenti” per il commercio.

David Whiston, analista azionario presso Morningstar Research Services, ha dichiarato sempre ad Autonews che la difficoltà di spedire petrolio e altri componenti automobilistici fuori dalla regione potrebbe aggravare la crescente crisi del settore automobilistico: “Ciò non fa che aggiungere ulteriore inflazione alla produzione di un veicolo, che sta già lottando contro i costi dei dazi”. A lungo termine, c’è il rischio di un impatto più ampio sull’economia e una potenziale recessione.

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