F1, una nuova Ferrari: basso profilo e mentalità aggressiva. Le nuove SF-26 osano nelle “zone grigie” del regolamento
Serviva un cambio di passo in tutto, dopo un stagione come quella passata, e sia i piloti sia gli uomini Ferrari hanno iniziato col piglio giusto: basso profilo, zero proclami. I test invernali hanno dato segnali positivi: le vetture di Maranello sembrano di un altro stampo rispetto alle fallimentari SF-25 dello scorso anno. Le novità tecniche sulle SF-26 appena nate hanno portato il Cavallino finalmente a rischiare, spingendosi fino alle aree più ‘grigie’ del regolamento. Una mentalità più aggressiva che per molti anni non si era vista, quando il team in rosso — fatta eccezione per il caso del ‘flussometro’ tra 2019 e 2020 — puntava a macchine per lo più in linea, senza osare.
Un cambio che si denota anche nelle prime parole in italiano pronunciate da Frédéric Vasseur, per entrare così maggiormente in sintonia con i tifosi. Charles Leclerc, che nonostante nei test di Barcellona e Bahrain sia andato forte in tutte le condizioni — chiudendo con il tempo più basso all’ultima giornata — ha sempre voluto mantenere un basso profilo. Concetti ribaditi nella conferenza stampa prima di Melbourne: “Dobbiamo stare calmi, è solo la prima gara della stagione e Mercedes sembra più avanti di noi. Sono abbastanza sicuro che anche gli altri team arriveranno con vetture completamente nuove rispetto ai test”.
Secondo Lewis Hamilton, che a Melbourne conta il maggior numero di pole (8), oltre alla Mercedes c’è anche la Red Bull “della quale non abbiamo visto il vero potenziale”. Insomma, le prime gare diranno gli equilibri di questa stagione, con la consapevolezza che quest’anno gli sviluppi faranno una grande differenza rispetto al passato. Le auto partono infatti da zero e arriveranno solo negli anni alla loro top performance, ma intanto si crescerà di molto: un po’ come capitò nel 2022, quando la Red Bull partì dietro alla Ferrari per poi superarla di netto da Spa in avanti, con l’arrivo degli aggiornamenti portati da Adrian Newey.
Per lo meno, però, i ferraristi possono essere contenti di questo pre-stagione. Non era scontato che il team di Maranello reagisse così dopo un 2025 distruttivo a livello mentale, come non era facile progettare un motore inedito per tutti — con un rapporto quasi alla pari tra parte termica ed elettrica — che non ha mostrato alcun problema nei test invernali, risultando quello che ha girato di più dopo Mercedes con ottimi risultati (vedasi la Haas). Merito del lavoro degli ingegneri emiliani, che scegliendo una turbina più compatta sono riusciti anche a trovare una maggiore potenza alla partenza in favore di un minore effetto ‘turbo-lag’, ovvero il tempo necessario affinché un turbocompressore raggiunga il regime di rotazione ottimale per fornire potenza dopo aver premuto l’acceleratore. Una norma che la Fia sta pensando di modificare, a svantaggio dell’irritato team italiano, con un’ulteriore fase di pre-partenza di cinque secondi prima che inizi la consueta sequenza di luci. In questo lasso di tempo, i pannelli della griglia lampeggeranno di blu, dando ai piloti l’opportunità di aumentare correttamente i giri.
Oltre a questo, però, sono due i sistemi inediti visti nel deserto di Sakhir, che hanno fatto discutere e potrebbero essere copiate nel tempo da altri team: il Flick Tail Mode e l’ala posteriore dotata di un flap completamente rotante (la famosa ala ‘macarena’, come l’ha definita Vasseur). La prima — che secondo gli esperti potrebbe portare a un guadagno di mezzo secondo — è una aletta piccola verticale montata davanti al terminale di scarico, che consente di energizzare il flusso d’aria, migliorando sia l’estrazione dell’aria dal diffusore, sia l’efficienza dell’ala posteriore. Il secondo garantirebbe una spinta extra in rettilineo pari a 4-5 kW, per almeno 8 km/h in più, ma non si vedrà a Melbourne, bensì entro il settimo GP in Canada.
Entrambe le novità, valide, sono state trovate dal direttore tecnico Loic Serra, che ha detto in passato di aver individuato un vuoto regolamentare che permetteva di massimizzare l’aerodinamica attiva e l’assetto assunto dall’ala in rettilineo e di aver dunque lavorato su questa soluzione innovativa. “Se son rose fioriranno”, insomma. E chissà che la Ferrari non possa cominciare con il piglio giusto già dal primo Gran premio in Australia. Su una pista, quella di Melbourne, che porta bene alla Rossa: due vittorie negli ultimi quattro anni (11 totali su 39 appuntamenti), Michael Schumacher come maggiore vincitore (4 volte), oltre a 7 pole e 28 podi.