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Carta del docente, riparte con 117 euro in meno e più beneficiari. I sindacati: “Nata male e prosegue peggio”

Dopo sei mesi di ritardo torna il bonus per la formazione degli insegnanti: platea allargata anche ai precari ma importo ridotto. Contestazioni dei sindacati su fondi, tempi e gestione delle risorse
Carta del docente, riparte con 117 euro in meno e più beneficiari. I sindacati: “Nata male e prosegue peggio”
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Con sei mesi di ritardo e 117 euro in meno ma una platea di 253mila docenti (i precari) in più rispetto a quelli previsti originariamente nel 2015, la Carta del docente sarà di nuovo attiva da lunedì prossimo. Ad annunciarlo è il ministero dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che sottolinea due novità: l’ampliamento “delle categorie di spesa ammissibili” (per la prima volta si possono acquistare anche servizi di trasporto di persone e l’acquisto di strumenti musicali) e i 281 milioni destinati alla formazione e all’aggiornamento dei docenti per l’acquisto, da parte delle istituzioni scolastiche, di tablet, personal computer, dispositivi digitali, libri e sussidi didattici da concedere in comodato d’uso agli insegnanti. Una somma di cui – ancora non si sa – come verrà ripartita: quanto andrà ad ogni scuola? Per numero di docenti o di alunni? Maestri e professori, quanto potranno usare?

Interrogativi che si pongono in tanti in queste ore a partire dal segretario nazionale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile: “Vanno fornite indicazioni operative chiare alle istituzioni scolastiche per la gestione delle risorse assegnate, al fine di non gravare ulteriormente sul lavoro delle segreterie scolastiche”. Di fatto il ritardo con cui arriva – sembra a causa del Mef, ministero dell’Economia e delle Ffnanze (a settembre era stata rinviata per poter far accedere anche i precari; a inizio febbraio Giuseppe Valditara aveva dichiarato al nostro giornale che sarebbe stata attiva da fine mese) – e i cambiamenti hanno scontentato tutti, soprattutto le organizzazioni sindacali.

Il primo a commentare la notizia è il coordinatore nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico che a Il Fatto Quotidiano.it dice: “Siamo d’accordo a trasformare la Carta docente in Carta servizi, ma va estesa anche al personale Ata. Riteniamo fondamentale, tuttavia, che il fondo venga aumentato per garantire l’ex ‘assegno’ da 500 euro previsto dal Governo Renzi. Servono almeno 200 milioni di euro che chiediamo al Governo”.

A essere insoddisfatto è anche il numero uno della Gilda Scuola, Carlo Vito Castellana che ci spiega: “Carta docente è nata male e prosegue peggio. Probabilmente sarebbe stato più utile, già nel 2015, che quelle risorse fossero finite direttamente sul contratto nazionale. Lo strumento si è impoverito in questi anni arricchendo e foraggiando spesso enti di formazione. Ora la cifra iniziale viene compensata solo parzialmente dai 281 milioni che vanno alle scuole”. Castellana avanza una proposta per cambiare la situazione: “Credo sarebbe meglio a questo punto rendere deducibili tutte le spese di formazione e di aggiornamento o per acquisto libri e altro andando al di là di inutili piattaforme”. Critico anche D’Aprile: “Abbiamo ribadito l’importanza di reperire ulteriori risorse evitando di ridurre l’importo della Carta docente”.

Bocciato su tutti i fronti Valditara dalla segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi: “Invece di adeguare il valore della Carta per contrastare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione dell’ultimo decennio il ministero sceglie di tagliare l’importo proprio nel momento in cui sarebbe stato necessario un investimento maggiore per garantire i diritti di tutti”. La numero uno del sindacato scuola di Landini se la prende anche con la tempistica: “Comunicare l’importo e attivare il bonus a marzo, ovvero ad anno scolastico ormai inoltrato, è inefficace e improduttivo” .

Dal 9 marzo i maestri e i professori (a parte i supplenti che sostituiscono per pochi giorni) potranno spendere 383 euro per cinema, teatro, musei, mostre, libri, hardware e software e ora anche trasporti e strumenti musicali attraverso la classica piattaforma. Ad ogni scuola, invece, andrà (non è stato precisato quando) un “tesoretto” che servirà per la formazione. Se il professore vorrà frequentare un corso di aggiornamento lo potrà fare richiedendolo alla dirigenza che sosterrà la spesa nell’ambito del piano di formazione della scuola. Così per libri, tablet e computer.

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