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Contratto del comparto sicurezza e difesa, il sindacato della Guardia di Finanza contro il governo: “I soldi non bastano, non firmiamo”

I nodi sono rappresentati dalla previdenza dedicata e dal riconoscimento della specificità del lavoro svolto dal personale in divisa. Lo stanziamento ammonta a circa 1,5 miliardi di euro, per il Silf le risorse previste per il triennio 2025-2027 non sarebbero sufficienti
Contratto del comparto sicurezza e difesa, il sindacato della Guardia di Finanza contro il governo: “I soldi non bastano, non firmiamo”
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Il rinnovo del contratto del comparto sicurezza e difesa si apre con un avvertimento al governo. Il Silf, Sindacato italiano lavoratori finanza, annuncia che non firmerà l’accordo senza interventi concreti su previdenza dedicata e riconoscimento della specificità del lavoro svolto dal personale in divisa. A dirlo è il segretario generale Francesco Zavattolo al termine del primo incontro con l’esecutivo. “Non firmeremo il rinnovo del contratto del comparto sicurezza e difesa se non verranno finanziate la specificità e la previdenza dedicata”, afferma il sindacalista.

Secondo il Silf, le risorse previste per il triennio 2025-2027 non sarebbero sufficienti a garantire un reale recupero del potere d’acquisto. Lo stanziamento complessivo per il comparto sicurezza e difesa ammonta a circa 1,5 miliardi di euro e, stando alle stime del sindacato, produrrebbe un incremento medio degli stipendi pari all’1,8% annuo. Un dato vicino all’indice Ipca previsto per il 2025, ma giudicato insufficiente per compensare la perdita accumulata negli anni precedenti. Ancora più critica, per il Silf, la situazione sul fronte previdenziale. Durante un incontro con il governo lo scorso dicembre era stata annunciata l’intenzione di finanziare una “previdenza dedicata” per il personale del comparto, ma al momento – sostiene il sindacato – mancherebbero circa 400 milioni di euro necessari a rendere operativo l’intervento.

Nel comunicato il Silf solleva anche il tema delle relazioni sindacali, chiedendo una piena equiparazione con i lavoratori delle funzioni centrali della pubblica amministrazione. “No a un sindacato militare di serie C”, sottolinea Zavattolo, chiedendo una normalizzazione dei diritti di rappresentanza. Tra le criticità segnalate anche quella degli organici. Il ripristino del turn over al 100% viene considerato un passo positivo ma non sufficiente a colmare le carenze accumulate negli ultimi anni.

Per questo il sindacato chiede piani straordinari di assunzione e guarda con preoccupazione all’ipotesi di ricorrere a forme di precariato, come il ritorno ai poliziotti ausiliari. La trattativa con il governo è dunque appena iniziata ma si annuncia complessa, con i sindacati pronti a chiedere risorse aggiuntive e maggiori garanzie per il personale del comparto sicurezza.

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