Presunte mazzette sull’Alta Velocità, tutti assolti dopo 13 anni. Per una vicenda di Rolex Maurizio Lupi si dimise da ministro
Tutti assolti per i reati non ancora prescritti. Per gli altri, il ricorso della Procura generale va rigettato, perché non c’era corruzione, e dunque, va applicata la prescrizione. Finisce così dunque il processo presso la Corte d’appello di Genova, l’ultimo filone ancora aperto di Amalgama, maxi-inchiesta su presunte tangenti e turbative d’asta nella costruzione dell’Alta velocità italiana. Una delle più grandi inchieste anticorruzione e al tempo stesso uno dei più grandi fiaschi giudiziari degli ultimi anni. Una mega-indagine smembrata, sfibrata e disarticolata da processi lumaca, eccezioni di costituzionalità, trasferimenti per competenza territoriale; e infine archiviazioni, assoluzioni e prescrizioni.
A ormai tredici anni dai fatti, i pm genovesi avevano impugnato la sentenza di assoluzione, contestanto presunti regali di orologi di lusso che sarebbero stati fatti dall’imprenditore Stefano Perotti a Michele Longo, ex presidente di Cociv, general contractor partecipato da Impregilo che, facendo le veci dello Stato, aveva l’incarico di distribuire miliardi di fondi pubblici destinati ai cantieri ferroviari. A corroborare le accuse le fatture di acquisto trovate dai carabinieri del Ros e dalla Finanza. Parte dei regali sarebbero stati destinati a Longo e, in altri due casi, al figlio dell’ex ministro delle Infrastrutture del governo Renzi Maurizio Lupi e al suo ex capo di gabinetto. Lupi, pur non indagato, si dimise.
In questo filone di indagine i pm genovesi avevano provato a tenere in piedi l’accusa di corruzione, che però è stata definitivamente smontata dai giudici d’appello. Cadono dunque le contestazioni sugli orologi e anche l’assunzione di un amico di Longo in una delle aziende di Giandomenico Monorchio, figlio dell’ex Ragioniere dello Stato Andrea.
I fatti risalgono al periodo fra il 2012 e il 2014, ma impiegano 13 anni per arrivare a un processo d’appello. L’indagine avevano avuto origine da tre Procure: Firenze comincia a indagare sui presunti appalti truccati nell’Alta Velocità; Roma su presunte infiltrazioni di personaggi legati al crimine organizzata; Genova sul Terzo Valico, tratta che dovrebbe collegare la Liguria a Milano. La parte toscana e romana si perde in un flipper di trasferimenti: Roma, Terni, Alessandria, Bolzano, di nuovo Alessandria, di nuovo Bolzano, che assolve quasi tutto ciò che non è già prescritto. Quello genovese era l’unico filone rimasto ancora aperto. Tra gli indagati più illustri, anche loro assolti, il grand commis Ercole Incalza, e l’imprenditore Pietro Salini, oggi patron di WeBuild, a cui era contestata la turbativa d’asta.