Il mondo FQ

‘Il male è di famiglia’ di Walter Mosley e ‘La canzone di Saljapin’ di Ivy Low Litvinov: approcci diversi al crimine

Due recensioni letterarie: il noir metropolitano di Mosley e il romanzo di Litvinov sulla schizofrenia sovietica
‘Il male è di famiglia’ di Walter Mosley e ‘La canzone di Saljapin’ di Ivy Low Litvinov: approcci diversi al crimine
Icona dei commenti Commenti

Dopo aver celebrato, in passati articoli, il maestro Walter Mosley e il suo Easy Rawlins, è il momento di guardare all’altro suo alter ego, Leonid McGill. In Il male è di famiglia (traduzione di Stefano Ternavasio; 21lettere), Mosley sposta l’asse dal noir a sfondo razziale di L.A. a quello metropolitano e più classico, eppure non meno corrosivo, della criminalità newyorkese.

Leonid McGill è un investigatore privato che ha un piede nel mondo di qua e uno in quello di là (il crimine), un uomo che cammina sul filo di una moralità sempre in bilico. Quando viene ingaggiato dal boss Alphonse Rinaldo per sorvegliare una ragazza, sa già che sta entrando in un gioco dove le regole sono scritte col sangue e dove lui sarà, prima o poi, la pedina sacrificabile.

Il bello (o il brutto, dipende da che parte la si guarda) dei romanzi di Mosley è che il Male non è mai un evento isolato, una deviazione; è l’ossatura stessa della società, e in questo caso, come suggerisce il titolo, è un lascito genetico, una condanna che si tramanda. Quando McGill si ritrova incastrato in una scena del crimine, diventando il principale sospettato, il romanzo smette di essere una semplice indagine e diventa una lotta per la sopravvivenza dentro una fitta ragnatela di vecchi debiti e segreti mai sopiti.

Mosley usa McGill per raccontare la disintegrazione dei legami (familiari e criminali) di una certa America che vive nell’ombra del potere. La sua prosa è asciutta, essenziale, perfetta per descrivere la routine del marcio. Un noir che è un manuale su come il crimine, quando è organizzato, sia la vera, unica, “famiglia” a cui si appartiene.

La canzone di Saljapin di Ivy Low Litvinov (traduzione di Susanna Marrella; Ago Edizioni), è una riedizione necessaria che illumina un angolo buio e iper-intellettuale della letteratura novecentesca. Ivy Low, inglese per nascita e insider del regime per matrimonio (suo marito era il diplomatico Maksim Litvinov), aveva la posizione perfetta per essere testimone oculare della schizofrenia sovietica.

Il romanzo è una cronaca tesa e claustrofobica della vita a Mosca per un gruppo di espatriati e intellettuali. Il tono è, apparentemente, quello di un’eleganza quasi alla Agatha Christie, con descrizioni di pranzi, tête-à-tête diplomatici e piccole gelosie mondane. Ma sotto questa patina di normalità ribolle il terrore paralizzante. Ciò che la Litvinov cattura con chirurgica precisione è l’ansia sovietica: non quella nevrotica da borghesia occidentale che si preoccupa della propria salute, ma quella generata dalla sparizione improvvisa degli amici, dal sussurro che può trasformarsi in accusa, dal potere di uno Stato che entra in ogni stanza e ogni pensiero.

La protagonista naviga in un mondo dove ogni legame affettivo, ogni parola, ogni ambizione è filtrata dal sospetto. La canzone di Saljapin (riferimento al celebre basso-baritono russo) è una melodia che risuona in modo stridente e beffardo: la bellezza e l’arte in un Paese dove la vita umana vale meno di una nota sbagliata. Non è un libro di denuncia esplicita, ma una rappresentazione più sottile e forse più inquietante: il male del totalitarismo che diventa aria da respirare, fino a corrompere i sentimenti più intimi. Un capolavoro di sottile, angosciosa osservazione.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione