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Nella terza serata di Sanremo mi colpisce un terzetto di donne. Mentre mi chiedo se serva a qualcosa il messaggio planetario di Pausini

Mi immagino i potenti del mondo con i pop corn davanti al loro schermo megagalattico ascoltare questa canzone di Michael Jackson e risolversi così, finalmente, alla pace
Nella terza serata di Sanremo mi colpisce un terzetto di donne. Mentre mi chiedo se serva a qualcosa il messaggio planetario di Pausini
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Non si spegne ancora l’eco dell’esibizione di Achille Lauro, che vi piaccia o no. Nel frattempo, la conferenza stampa è infiammata da qualche polemica nei confronti di Carlo Conti, come quella riguardo la scarsa presenza di artiste donne tra i cantanti in gara o l’attacco per aver chiamato “mamma d’oro” una delle campionesse olimpiche. Una giornalista lo incalza chiedendogli se chiamerà Eros Ramazzotti “papà” o “nonno d’oro”. Carlo Conti rimane imperturbabile nelle risposte.

Comincia la terza serata e mi piazzo sul divano insieme a Renato, che tenta continuamente approcci comunicativi proprio durante le esibizioni, venendo prontamente stoppato da me che ho bisogno di ascoltare. Gli delego via via delle ricerche su Google per tenerlo buono: tipo, per dire, quanti anni ha Eros Ramazzotti, quanti ne ha Mogol e via dicendo. Sono sempre interessata a sapere l’età delle persone, salvo dimenticarmene un minuto dopo; non riesco mai ad attribuire l’età giusta a nessuno. Forza, ascoltiamo.

Mattone mi conquista definitivamente. Angelica Bove ha una bellissima voce che a tratti si rompe per poi librarsi in alto, pulitissima. Penso vincerà e lo sto scrivendo proprio quando comincia a esibirsi Filippucci. Anche lui offre un’interpretazione coinvolgente. Molto bravo, è una bella battaglia ad armi pari. Premio della Critica “Mia Martini” Nuove Proposte ad Angelica Bove. Premio Sala Stampa “Lucio Dalla” ad Angelica Bove. Nicolò Filippucci ha una faccina sconsolata, ma arriva l’annuncio: è lui a vincere Sanremo Nuove Proposte.

Maria Antonietta e Colombre, La felicità e basta: riconfermo le impressioni della prima sera. Sono affiatati e ben amalgamati, cantano bene, si presentano con un look indovinato e sono super sorridenti. Bravi, una delle mie canzoni preferite. Di Leo Gassmann mi conquista l’energia positiva che spende egualmente nel cantare come nel recitare.

Premio alla carriera a Mogol: 1776 canzoni depositate in Siae, 523 milioni di dischi venduti nel mondo. Eppure fa tenerezza come un nonno stasera. Vedo l’uomo e non il paroliere dei maggiori successi della storia della canzone italiana.

Malika Ayane, Animali notturni: già detto, pezzo forte dal ritornello trascinante. Non è un pezzo di quelli che vinceranno la gara, ma vivrà la sua vita in radio e nello streaming. E mi piace assai.
Momento messaggio planetario con Laura Pausini, finalmente molto bella in abito bianco lungo, promesso angelo della pace accompagnata dal Piccolo Coro dell’Antoniano e dal gemellato Coro di Caivano.

Mi chiedo se serva a qualcosa, nel lusso dell’immenso spettacolo offerto, in un tripudio di luci e di colori, nell’esecuzione senza una sbavatura, con i bambini dolcissimi mentre sul fondo campeggia gigante la frase: Make music not war. Mi immagino i potenti del mondo con i pop corn davanti al loro schermo megagalattico, nei loro salotti buoni o nelle sale comandi da dove manovrano tutti noi, ascoltare questa canzone di Michael Jackson e risolversi così, finalmente, alla pace. Ma non c’è molto tempo per riflettere, si torna alla gara.

Sta cantando Sal Da Vinci: Per sempre sì sarà un successo, ma non eguaglierà Rossetto e caffè. Standing ovation del pubblico, massimo gradimento, lui commosso esce di scena.

Intanto un altro pugno nello stomaco, stasera va così. Il collegamento con Paolo Sarullo mi annienta di tristezza. Un ragazzo rimasto tetraplegico per colpa dell’attacco di una gang che voleva rubargli il monopattino e che sta compiendo un percorso di rinascita, affiancato da specialisti e da una mamma — altro che d’oro, di platino! — che ha rinunciato al suo lavoro per seguire il figlio.

Renato mi porge il telefono e mi mostra com’era Paolo prima di quel giorno, prima dei suoi immensi progressi attuali, prima di vederlo in collegamento pronunciare alcune parole e intonare il verso di una canzone. Difficile pensare di voltare pagina nell’arco di pochi minuti e tornare a pensare a una gara di canto. Rimango sgomenta. E impotente.

Nel frattempo sta cantando il figlio di Gianni Morandi, Tredici Pietro, e non riesco a comprendere se Uomo che cade mi piaccia o no. Mi pare più interessante rispetto al primo ascolto. Raf, grande professionista ed eterno giovanotto: un’indovinata canzone sanremese, tutto quello che volete, però vorrei potergli per sempre sentire cantare Self Control.

Ed ecco Alicia Keys, che regala una versione unplugged al piano della celeberrima Empire State of Mind, conosciuta semplicemente come New York o meglio, Sanremo, come canta stasera, omaggiando l’Italia. Stupenda, strepitosa, grandiosa.

Potrei fermarmi qui e chiudere per oggi, ma vorrei giocarmi una tripletta di super donne. Confermo la sensazione della prima sera riguardo a Mara Sattei, che ha portato uno dei brani più interessanti di questo Festival. Serena Brancale è tanta, tanta roba. Meriterebbe il podio e le auguro di arrivarci: voce virtuosa e calda.

Infine torno sulla favola di Arisa che in questo periodo è anche al massimo della sua bellezza fisica, sbocciata negli anni. Adesso è una donna, diversa da quella ragazza impacciata di quel primo Sanremo sul palco con il Maestro Lelio Luttazzi. La voce, incantevole già da allora, adesso è superba, perfetta, e forse questo è il pezzo che preferisco. Comincio a delineare anche io una mia scaletta, insomma. Ah, queste ultime esibizioni sono state indisturbate perché Renato, finalmente, dorme.

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