Terza serata a Sanremo: il duetto Keys-Ramazzotti incanta, peccato per i soprammobili
Terza serata del Festival di Sanremo all’insegna, finalmente, di qualche presenza internazionale che ci risolleva leggermente dal tedio al quale questa kermesse ci ha condannato. E infatti, per l’occasione, ecco Laura Pausini mascherata da Maria Callas, poi arriva Conti e per uno strano cortocircuito mentale ti sembra di assistere ad una puntata di Tale e Quale Show e ti aspetti che, da un momento all’altro, arrivi Malgioglio che esclama “Tesoro, io Maria Callas l’ho incondrada in Autogrill, al chilometro duecendoquindici…”.
E invece no, siamo a Sanremo e la serata prosegue con la premiazione del vincitore delle Nuove Proposte (ex concorrente di Amici, ma guarda un po’?!) e con la solita sfilza di cosiddetti big, in fila per sei col resto di due. Poi arriva il momento figaggine assoluta e, come nei migliori festival baudeschi, compare una statuaria Irina Shayk, che scende le scale lentamente, mentre Conti è già paonazzo nel pensare a come recuperare quei trenta secondi, sorridente, con quel diamantino sui denti che fa molto anni 90 e su chiunque altro farebbe ridere, ma su di lei è perfetto.
Irina è una super modella russa, ex compagna di Bradley Cooper, protagonista di sfilate e campagne pubblicitarie dei più grandi brand della moda mondiale. È lì, per una sera soltanto, la prima vera ospite internazionale di questo Sanremo e loro che fanno? La costringono a leggere due parole di un cartellino, tenendola lì come una statua greca, un prezioso soprammobile al quale ogni tanto si dà la carica per farlo parlare tre secondi per poi tornare ad essere inanimato.
Farle una breve intervista per far capire anche alla signora Maria in decima fila chi diamine è questa stangona pareva troppo! Non avrebbero nemmeno corso il rischio che Irina si esprimesse su questioni politico-sociali relative al suo Paese, visto che aveva già chiarito in conferenza stampa che avrebbe evitato commenti politici: perché lei è qui per celebrare l’amore, la musica, i fiori, il sole, il cuore e stica**i della politica. Sempre per rimanere in linea con l’assoluta indifferenza che pervade questo Festival.
Per non rischiare di sembrare troppo menefreghisti però, occorreva trovare qualcosa che mettesse a tacere le critiche, una roba generica, senza schierarsi troppo, senza metterci in mezzo la politica, qualcosa che sta bene su tutto, come il jeans. Ecco, trovato: la pace nel mondo. Non esiste concetto più perfetto, talmente ampio che non vuol dire un ca**o. Facciamo cantare la Pausini, così almeno diamo uno scopo alla sua partecipazione a questo Festival, mettiamoci dei bambini, che fanno sempre un certo effetto e usiamo Heal the World di Michel Jackson. Uno, due e tre, lo spettacolo è servito. Che non si dica che a Sanremo non si affronta il tema della guerra!
Meno male che poi arriva Eros Ramazzotti che, pensa un po’, fa solo il cantante e non legge (male!) nessun cartellino. Una cosa incredibile. Canta Adesso tu, il pezzo col quale vinse Sanremo esattamente quarant’anni fa, nel 1986. Il teatro canta con lui ed è forse questo uno dei momenti più belli di tutto il Festival, che raggiunge il suo apice con l’ingresso di Alicia Keys, che canta con lui al piano L’Aurora. Al termine dell’esibizione, Conti chiede alla cantante un accenno di Empire State of Mind ed io desidero soltanto che spariscano tutti e rimanga solo lei, con il suo piano, a cantare senza sosta per le prossime tre ore. E invece se ne va, si porta via pure Ramazzotti e tutta la bellezza di questi tre minuti.
La scaletta incombe e il tempo stringe, Conti ricomincia a fare il sergente, la Pausini si cambia d’abito per la terza o quarta volta e io comincio a rimpiangere il costume da Maria Callas. Peggio di così non credo possa andare.
Le canzoni, ah sì, le canzoni! In questa terza puntata trionfa, tra gli altri, Arisa la quale appare talmente smunta da far quasi impressione. Canta una canzone malinconica che ricorda la colonna sonora di un film Disney, ma la sua voce da usignolo non basta per darle forza. Nonostante quest’aura così intensa, non riesco ad emozionarmi. Ma a Sanremo, si sa – a parte qualche eccezione – non vincono davvero i migliori.
L’unica nota positiva è che lo sapremo solo tra due serate. Dai che ce la facciamo!