Caso Epstein, Bill Clinton testimonia al Congresso: “Non ho visto nulla e non so nulla. Le vittime? Meritano di guarire”
Il giorno di Bill Clinton è arrivato. L’ex presidente americano testimonia davanti alla Commissione di sorveglianza della Camera Usa sullo scandalo Epstein. È la prima volta nella storia americana che un ex presidente viene obbligato a fornire la sua versione di fronte al Congresso, un primato che Clinton, così come sua moglie Hillary, ha cercato in ogni modo di evitare. E le prime parole che ha pronunciato sono quelle con le quali si è proclamato totalmente innocente rispetto agli abusi subiti dalle ragazze, anche minorenni, finite nella rete criminale del finanziare pedofilo: “Non ho visto nulla e non ho commesso nulla di male – ha detto – Non avevo idea dei suoi crimini. So quello che ho fatto e, ancora più importante, quello che non ho fatto. So quello che ho visto e ancora più importante quello che non ho visto”.
L’ex presidente Dem si aggrappa al suo passato familiare caratterizzato, dice, da “abusi domestici. Non solo non sarei salito sul suo aereo se avessi avuto la minima idea di cosa stesse facendo, ma lo avrei denunciato io stesso e avrei guidato la richiesta di giustizia per i suoi crimini, non per accordi vantaggiosi”. E ha poi parlato delle vittime: “Non solo meritano giustizia, ma meritano di guarire“. Poi ha voluto fare un passaggio sulla testimonianza rilasciata dalla moglie, il giorno prima, sostenendo che “non c’entra nulla con Jeffrey Epstein. Chiamarla a testimoniare è stato semplicemente sbagliato”.
Mentre l’ex presidente parlava di fronte al Congresso, anche Donald Trump ha commentato la testimonianza dicendo di “non essere contento” che sia interrogato. “Non mi fa piacere“, ha detto ai giornalisti al seguito secondo quanto riportato da Bloomberg, anche se in questi mesi ha più volte esortato la commissione a interrogare Clinton. Dal canto suo l’ex presidente ha assicurato: Trump “non mi ha mai detto nulla che mi facesse pensare che sia coinvolto nel caso” Epstein. Quanto alla necessità di interrogare il tycoon: ‘Sta a voi decidere'”, ha risposto.
Il presidente ripete a ogni occasione di essere stato completamente “scagionato” dagli ultimi file pubblicati, senza però riuscire a placare le polemiche. “Stiamo sentendo il presidente sbagliato”, hanno tuonato i democratici poco prima della deposizione di Clinton, chiedendo a gran voce di poter sentire Trump. A loro avviso il presidente ha molte domande a cui rispondere, a partire dalle accuse di molestie mosse nei suoi confronti sparite dai documenti pubblicati a causa dell’”insabbiamento sistematico” che il Dipartimento di Giustizia sta portando avanti. Nel mirino dei liberal oltre al tycoon c’è anche la First Lady Melania: convocare lei prima del presidente – è la tesi dei liberal – è più facile in quanto non ha alcun incarico formale nel governo. A dover deporre è, secondo i democratici, anche Howard Lutnick: “Ha mentito agli americani e deve dare delle spiegazioni”, hanno detto riferendosi alla visita del segretario al Commercio sull’isola dell’ex finanziere e ai suoi ripetuti scambi di email con l’ex finanziare.
Nessuno di loro finora è stato chiamato formalmente a testimoniare. I repubblicani facendo muro stanno cercando di respingere il pressing dei liberal che, in nome della trasparenza e delle vittime del pedofilo ma anche delle elezioni di metà mandato, vogliono mettere l’amministrazione davanti alle sue responsabilità. La deposizione di un ex presidente e una ex first lady apre, secondo loro, la strada alle testimonianze di Trump e di sua moglie Melania. Tutti e due conoscevano Epstein e sono stati immortalati in più occasioni con il pedofilo, che per anni ha frequentato Mar-a-Lago prima di rompere con il presidente per una disputa su una proprietà immobiliare che tutti e due volevano acquistare. Sentire i Clinton e non i Trump sarebbe, per i democratici, usare un doppio standard ingiustificato su un tema bipartisan come quello di Epstein.
Trump cercherà con tutte le sue forze di evitare qualsiasi tipo di deposizione, pronto far valere tutto il suo politico contro quei repubblicani che dovessero schierarsi contro di lui in un anno elettorale. Il timore di un effetto boomerang però fa tremare: The Donald e i repubblicani per mesi hanno cercato di danneggiare i democratici con Epstein e ritenevano che inchiodare i Clinton sarebbe stata una vittoria. Lo scandalo però si sta ritorcendo contro l’amministrazione e il partito e il rischio è quello di una spirale fuori controllo che causi danni pesanti alle elezioni di metà mandato, dove i repubblicani appaiono già deboli.